Pontenure e la Via Emilia chiusa «In via Garibaldi non si respira più»
Il tratto è ora un'alternativa per i Tir, residenti esasperati: «Difficile anche uscire di casa»
Cristina Maserati
|1 giorno fa

Via Garibaldi a Pontenure, diventata percorso alternativo per i Tir dopo la chiusura della Via Emilia - © Libertà/Cristina Maserati
Conto alla rovescia per la riapertura del ponte sul Nure, prevista per metà marzo a sei mesi dall’inizio dei lavori. C’è aria di attesa per chi in questi mesi ha dovuto cambiare le proprie abitudini quotidiane, dall’utilizzo dell’auto alla riscoperta del treno, dalla percorrenza sulla Via Emilia alla sperimentazione della viabilità alternativa, con allungamento delle percorrenze, dalla frequentazione dei negozi di fiducia incontrati sulla Statale alla ricerca di quelli più facilmente raggiungibili.
A Pontenure il ritorno alla normalità, inutile dirlo, è desiderio comune, ma lo è soprattutto per i residenti di via Garibaldi che fin dall’inizio dei lavori hanno avvertito il pesante impatto dell’aumento del traffico veicolare nella loro zona. Via Garibaldi, tratto urbano della provinciale 42 per San Giorgio, è stata infatti in questi mesi l’arteria principale di collegamento con il capoluogo per chi veniva deviato dalla Via Emilia.
«La chiusura - sottolineano Nadia Giorgi e Monica Foesera - ha dirottato il traffico da e per Piacenza su via Garibaldi, amplificando in maniera esponenziale i disagi che noi da anni stiamo vivendo. Tir, autobus, mezzi agricoli, oltre che automobili transitano ogni giorno a pochi metri dalle nostre case rendendo difficile persino l’uscita dai cancelli» . Soprattutto nelle ore di punta, denunciano i residenti, si formano colonne di mezzi, con tutto ciò che ne consegue: difficoltà ad entrare nel flusso del traffico, rumore assordante e smog fuori controllo. Sul tema dell’inquinamento tante le preoccupazioni. «Ci sono orari particolarmente critici, in cui proprio non si respira. Se entri nella via da altre zone del paese, l’odore acre è avvertibile e impressionante» dicono Giancarlo Lomi e Roberto Giorgi. E c’è chi, come Maurizio Volpicelli punta il dito sul tema della sicurezza: «Ci vorrebbero più controlli e il mantenimento del limite di velocità a 30 chilometri orari».
Da subito il comitato di via Garibaldi si è interfacciato con gli amministratori per chiedere di contenere, nei limiti del possibile, i disagi. E ora, nell’imminenza della riapertura del ponte, chiede che, usciti dall’emergenza, si riconsiderino le problematiche della via per arrivare a una soluzione definitiva. «È dal 2000 che raccogliamo firme e scriviamo, ma, al di là delle promesse, nessuno ha mai fatto niente. Chissà se la nuova amministrazione, che uscirà dall’imminente tornata elettorale, metterà mano all’auspicato progetto di un percorso alternativo che tolga i mezzi pesanti da via Garibaldi».

