Libertà di stampa e 60 Minutes nel mirino di Trump
QUI NUOVA YORK - La rubrica di Francesca Forcella
Redazione
|2 ore fa

«Non farà mica bucare il pezzo a una ragazza italiana? » gli dissi, mentre lo inseguivo per un’intervista. Mike Wallace mi guardò, sorrise e mi aprì le porte della redazione. Ero al Broadcast Center della CBS, sulla 57ª Strada di Manhattan, dove per più di vent’anni ho inviato le mie corrispondenze per Mediaset. È un indirizzo iconico per chi ama il giornalismo: da quegli studi Walter Cronkite annunciò lo sbarco sulla Luna, e lì, quasi sessant’anni fa, nacque 60 Minutes, il newsmagazine più autorevole e longevo della storia della televisione americana. Ricordo ancora quando era facile incontrare Ed Bradley dal barbiere e lustrascarpe della CBS — ultimo vessillo di un’epoca ormai tramontata. Le sue inchieste, per profondità, rigore e autorevolezza, non hanno eguali. Il pubblico lo sa bene, ed è per questo che Donald Trump da tempo ha messo 60 Minutes nel mirino, accusandolo ripetutamente di essere ostile alla sua amministrazione e cercando di indebolirne la credibilità.

