Se dietro alla vacca allevata “in società” si nasconde un usuraio

Di Giacomo Nicelli 18 Marzo 2022 05:53

Nei secoli XIII e XIV vacche, scrofe, asini e qualsiasi altro animale da allevamento (persino le api) potevano divenire oggetto di un contratto di soccida. Il nome deriva dal latino “societas”. Si tratta, infatti, di una società temporanea tra due persone, una delle quali, solitamente un benestante di città, fornisce il denaro necessario all’acquisto, mentre l’altra, un contadino che vive nelle campagne, s’impegna ad allevarlo. Trascorso un lasso di tempo concordato, che a seconda dei casi oscilla da uno a cinque anni, lo venderanno e divideranno tra loro gli utili. Si tratta di un contratto ancora oggi esistente e contemplato dal codice civile, ma alcune sue forme in uso nel tardo medioevo, e in particolare la soccida detta “ad caput salvum”, particolarmente penalizzante per chi allevava l’animale, divennero oggetto di attività speculative e su di esse si appunterà il sospetto dell’usura. Al punto che si leveranno sempre più forti gli strali del mondo ecclesiastico, finché un papa arriverà a formulare una aperta condanna. – Podcast di Giacomo Nicelli – Editing e sound design Matteo Capra. 

BIBLIOGRAFIA

Lo studio condotto sui contratti di soccida piacentini del XIII secolo si trova in: Corrado Pecorella, Contratti di allevamento del bestiame nella regione piacentina, in «Studi Parmensi», 16 (1975), pp. 93-266.

Il divieto di stipulare contratti di soccida “ad caput salvum” imposto nel 1298 dal vescovo di Piacenza Alberto agli ecclesiastici è in: Statuta varia civitatis Placentiae, ed. Giuseppe Bonora, in Monumenta historica ad provincias parmensem et placentinam pertinentia, Parmae 1860, pp. 529-534, a p. 530.

Sul ricorso ai contratti di soccida in età medievale: Alfio Cortonesi, Soccide e altri affidamenti di bestiame nell’Italia medievale, in Contratti agrari e rapporti di lavoro nell’Europa medievale, Atti del Convegno internazionale di studi Montalcino, 20-22 settembre 2001, a cura di Alfio Cortonesi – Massimo Montanari, Antonella Nelli, Bologna 2006, pp. 203-223; Paolo Grillo, Alcune note sull’allevamento del bestiame a Milano nella seconda metà del Duecento, in Milano medioevale. Studi per Elisa Occhipinti, Torino 2018, pp. 161-169.

Sul divieto dell’usura in età medievale: Jacques Le Goff, La borsa e la vita. Dall’usuraio al banchiere, Bari 1987.

Per il contratto di soccida stipulato nel 1335 che vede coinvolto un ecclesiastico: Archivio di Stato di Piacenza, Archivio Notarile di Piacenza, busta 64, Atti del notaio Giovanni Guslini, protocollo 4, f. 17r-v, 29 ottobre 1335.

FOTO: Animali da allevamento raffigurati sull’architrave del portale sinistro della Cattedrale di Piacenza: si tratta, in particolare, del bue e delle pecore dei pastori che fanno parte di una scena della Natività (sec. XII)

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