La rivoluzione ludica di Uwe Rosenberg da Marlowe a Patchwork
Il geniale designer tedesco, classe 1970, è una delle figure più influenti nell’evoluzione del board game moderno e innovativo
Classe 1970, questo geniale designer tedesco è una delle figure più influenti nell’evoluzione del board game moderno capace di lasciare il segno con meccaniche innovative e tematiche particolari.
È l’immagine di un bimbo di 5 anni di nome Uwe impegnato a imparare dal nonno come si gioca a scacchi, la scena che dà il via a questa storia; il momento esatto in cui nasce quella grande passione che guiderà la vita del nostro protagonista. Il tempo passa, Rosenberg cresce, ma i giochi rimangono una costante. Si diverte a partecipare a tornei, tra cui il Campionato Tedesco di giochi da tavolo a squadre, e passa anche del tempo a sperimentare regole e meccaniche all’interno di progetti che rimangono però all’interno della sua cerchia di amici.
Quella passione si trasforma in un lavoro quando a soli 22 anni pubblica il suo primo progetto intitolato Marlowe a cui seguiranno altri esperimenti come Times (1992) e Lifetime (1996), nessuno dei quali impressiona particolarmente il pubblico. La svolta c’è nel 1997 quando l’editore AMIGO lancia sul mercato Bohnanza (conosciuto in Italia come Semenza). Dotato di regole semplici e illustrazioni divertenti, si tratta di piantare e barattare le proprie carte rappresentanti diversi tipi di fagioli con gli altri giocatori, magari convincendoli a prendere semi indesiderati in cambio di futuri favori o di carte cruciali alle loro strategie. I continui scambi trasformano ogni partita in un vivace mercato, dove l’abilità di negoziare e di leggere le intenzioni altrui supera di gran lunga la fortuna.
Il successo di questa sua creazione è notevole al punto che nel 2000, insieme ad altri autori, decide di fondare la piccola casa editrice Lookout Games, attraverso la quale vengono pubblicate anche diverse espansioni di Semenza.
La successiva pietra miliare della sua carriera arriva dieci anni dopo con Agricola. Qui il giocatore si immerge nella gestione di una fattoria, sfruttando il meccanismo del piazzamento lavoratori per allevare animali, coltivare campi, espandere l’abitazione e generare risorse. Il titolo, acclamato a livello internazionale, diventa uno dei pilastri della produzione futura dell’autore.
Negli anni successivi, Rosenberg continua infatti a stupire con numerosi titoli gestionali dalle tematiche variegate: in Le Havre, ad esempio, il compito consiste nel gestire e sviluppare un porto; in Ora et Labora si deve organizzare l’attività intorno a un monastero medievale; mentre in A Feast for Odin l’ambientazione di un villaggio vichingo si sposa con quello che viene riconosciuto come il progetto più complesso e variegato dell’autore.
Pur introducendo costantemente nuove idee nei suoi lavori, molte delle sue opere presentano alcuni elementi ricorrenti, come il meccanismo del piazzamento lavoratori, la presenza di risorse che si autogenerano e l’esigenza di incastrare tessere polimino in stile Tetris. Anche sotto il profilo delle tematiche c’è un filo rosso che unisce molta della sua produzione, soprattutto di giochi gestionali, ovvero la rappresentazione del duro lavoro manuale come strumento per sopravvivere in un contesto di vita umile.
Rosenberg non è però un autore solo di giochi complessi, perché nella sua produzione spiccano anche titoli destinati a un pubblico meno esperto, caratterizzati da un’impostazione più orientata al puzzle. Un esempio è Patchwork, in cui due concorrenti si sfidano per creare una coperta utilizzando tessere polimino, gestendo attentamente il tempo e i bottoni, che fungono da valuta per gli acquisti. Un filone che include anche altri successi come Cottage Garden, Indian Summer e Spring Meadow.
Considerando che Rosenberg ha creato oltre 270 giochi, c’è davvero l’imbarazzo della scelta per chi desidera avvicinarsi al lavoro di questo poliedrico designer. Molti dei titoli citati in questo articolo sono perfetti a questo scopo, prediligendo quelli gestionali per chi ha una certa dimestichezza con i board game e quelli più puzzle per partite spensierate. A questi vogliamo però aggiungere anche titolo un po’ meno conosciuto come New York Zoo, che si rivela perfetto per le serate gioco in famiglia e che presenta molti elementi tipici della produzione di questo autore in un regolamento semplice, ma non banale e un’ambientazione divertente per grandi e piccini.
di Carlo Chericoni
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