Se anche per aggiustare una sedia serve un appalto. "Assurdo, siamo nel caos"
Redazione Online
|2 anni fa

L’ultimo caso che le è arrivato alle orecchie e l’ha fatta infuriare è quello di un sindaco che non sa come garantire il funerale in povertà a un suo cittadino indigente perché anche l’acquisto di una bara – in quanto inferiore ai cinquemila euro – è finito nel tritacarne della nuova burocrazia del nuovo Codice appalti. Così la salma è ancora in obitorio.
“Assurdo”, sbotta la vicepresidente della Provincia Patrizia Calza, anche sindaco di Gragnano. “Prima per cifre ridotte potevamo rivolgerci pur con le dovute procedure direttamente agli artigiani, agli elettricisti, ai falegnami. Ora? Siamo veramente stanchi”.
Prosegue: “Se si rompe una sedia a scuola cosa facciamo, attiviamo tutto l’iter per una specie di appalto? Poi tra l’altro le piattaforme telematiche cui dovremmo attenerci vanno a singhiozzi. In Italia del resto funziona così. Il vecchio sistema non funziona più e quello nuovo, più lungo e complicato, non funziona ancora. È giusto avere un sistema di controllo, ma bisogna anche non bloccare le pubblica amministrazione”.
Alla sua voce si sono unite Anci e Uncem.
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