Storie di voi, Sebastiano Gremi: «La mia musica che nasce nella piccola soffitta di casa»
Il giovane artista piacentino racconta su Telelibertà le sue passioni, tra università, lavoro in pizzeria e calcio
Alice Morelli
|2 ore fa

Sebastiano Gremi
La sua musica nasce in una piccola soffitta di casa, dove il piacentino Sebastiano Gremi ha allestito un intimo studio di registrazione. Proprio da questo ambiente tanto casalingo quanto ovattato, si sviluppa un progetto diverso. Intimo, per l’appunto. Lo ha spiegato l’artista stesso davanti alle telecamere di "Storie di voi", il format di Telelibertà, che ogni sabato racconta nel Tgl una pagina di vita locale.
«I miei brani strizzano l’occhio al pop, riuscendo a mantenere contemporaneamente un sound urban - racconta Gremi -. Questo perché ho cercato di unire quello che è stato il mio background: con mio fratello Marcello ascoltavamo Noyz Narcos e Marracash, mentre con mia sorella Agata il pop più smielato del mondo». Da queste due influenze è nato un progetto che ha tutte le intenzioni di differenziarsi dagli altri artisti che compongono l’attuale scena musicale: «Per me è importante che nei brani che scrivo ci sia la mia persona: un ragazzo sensibile e molto empatico - prosegue -. Parlo della mia quotidianità, delle cose reali che capitano in una vita che è semplicemente normale».
Un messaggio semplice e altrettanto potente. In una società dove tutto è costruito e dove gli artisti spesso si concentrano sul come vendersi e su quale personaggio incarnare, Gremi sceglie di essere se stesso. «Voglio essere vero, senza costruzione né ruoli - evidenzia l’artista -. Nei miei brani ci sono io, con tutti i miei difetti e le sensazioni che provo. C'è una barra nel mio ultimo singolo, Lies, dove canto: "Lo sento nell’anima come fossi un sensitivo. Sesto senso ogni volta quando ti ho davanti". Questa parte mi piace particolarmente perché cerco di far emergere quel lato del mio carattere che mi porta ad assorbire il contesto, le persone e gli eventi che mi circondano».
Una musica vera, che tenta dunque di scardinare la costruzione del panorama musicale attuale; nata in quello studio perso in una soffitta in centro città, dove l’artista trascorre ore inquantificabili, dividendosi poi tra gli esami di Ingegneria gestionale all’Università di Parma, il lavoro in pizzeria e gli allenamenti nella Sarmatese. E come se non bastasse, i demo registrati in mansarda vengono poi spediti a Milano, dove il produttore (anche lui piacentino) Edoardo Medici, ne rifinisce i dettagli, mantenendo i graffi interiori del suo autore.

