Bob Dylan torna in Italia e sforna un deluxe da 39 Cd della Rolling Thunder Revue
Il 2 novembre ci vediamo a Milano (senza cellulari) anche per un bilancio esistenziale. E il 6 ci prepariamo all’ascolto

Eleonora Bagarotti
|2 ore fa

Bob Dylan durante un concerto © ANSA
Ci siamo, quasi. Lunedì 2 novembre Bob Dylan è in concerto a Milano (poi a Roma e a Bologna). E prima che mi diciate “Ancora? Quello è vecchio!” oppure “Mi sta antipatico” o anche “Non si meritava il Nobel!”, vi invito a saltare queste righe e a non leggermi.
Perché ho poche certezze nella mia vita, ma una di queste è certamente Bob Dylan. Con tutti gli “annessi e connessi” del caso. Ad esempio, quello di non poter utilizzare il cellulare durante la sua esibizione - cosa, a dire il vero, che trovo molto condivisibile, in un’epoca in cui i selfie ci distolgono da quella che è la “sacralità” della musica (non solo di Dylan, anche Van Morrison condivide la proibizione).
Perché ho poche certezze nella mia vita, ma una di queste è certamente Bob Dylan. Con tutti gli “annessi e connessi” del caso. Ad esempio, quello di non poter utilizzare il cellulare durante la sua esibizione - cosa, a dire il vero, che trovo molto condivisibile, in un’epoca in cui i selfie ci distolgono da quella che è la “sacralità” della musica (non solo di Dylan, anche Van Morrison condivide la proibizione).
ME AND BOBBY MCGEE
Certo, fa un certo effetto ricevere messaggi in cui ti avvertono, come persona che ha acquistato il biglietto, che «all’arrivo il tuo cellulare verrà inserito in un’apposita custodia Yondr, che sarà sbloccata al termine dell’evento». E tu immagini la fila, che un tempo era già lentissima, per quanto riguarda la ripresa dell’auto nel parcheggio, per non parlare di quella sino all’imbocco della tangenziale. Inoltre ripensi a a quando, in gioventù, non c’erano i cellulari e, probabilmente, alcuni riuscivano a infilarsi nelle felpe persino un Grandangolo (oggi è roba vintage) per fotografare Bob. Mancava tutto ciò che riguarda la sicurezza, e questo è sicuramente un punto a favore degli ultimi anni.
Ciò che non è mai mancato, ai concerti di Bob Dylan, è la scomodità. O, almeno, parlo per me. Ad eccezione di certe location particolarmente comode - ricordo, in Italia, Ravenna e gli Arcimboldi, ma magari ne tralascio qualcuna - io Dylan l’ho visto sempre con difficoltà. Alcuni esempi: sotto la grandine all’Arena di Verona, il 28 maggio 1984, con tanto di appoggio di cassa toracica schiacciata tra la transenna e la folla; sotto un sole cocente, neanche un mese dopo allo Stadio di San Siro, in mezzo al prato (il giorno dopo mi venne la febbre a 40 e non ho mai capito se il motivo era l’insolazione o il fatto di averlo, in quell’unica benedetta occasione, incontrato - grazie all’amica tedesca Karola, che non ho più ritrovato, neppure sui social, ma che fece la differenza nella mia vita).
Ci aggiungo, in anni più recenti, il Desert Trip a Indio nel 2016, insieme a mio figlio Pietro che aveva 10 anni e sembrava all’epoca più interessato al luna park che affiancava il nostro camper, ma forse no, dato che, senza esitazioni, saputo che Dylan tornava a Milano mi ha detto subito «Mamma, vengo anch’io» (si semina controvento, ma poi a distanza di anni arrivano i frutti).
E non è per parlarvi di me, e di tutte le altre volte che ho visto Bob in concerto. La suddetta sintesi è per farvi capire che, quando ho saputo che a Dylan davano il Nobel, ho veramente pianto di gioia. E non me ne vergogno. Perché se esistono eroi, nella vita di ciascuno, nel mio caso lui è uno di quelli.
Certo, fa un certo effetto ricevere messaggi in cui ti avvertono, come persona che ha acquistato il biglietto, che «all’arrivo il tuo cellulare verrà inserito in un’apposita custodia Yondr, che sarà sbloccata al termine dell’evento». E tu immagini la fila, che un tempo era già lentissima, per quanto riguarda la ripresa dell’auto nel parcheggio, per non parlare di quella sino all’imbocco della tangenziale. Inoltre ripensi a a quando, in gioventù, non c’erano i cellulari e, probabilmente, alcuni riuscivano a infilarsi nelle felpe persino un Grandangolo (oggi è roba vintage) per fotografare Bob. Mancava tutto ciò che riguarda la sicurezza, e questo è sicuramente un punto a favore degli ultimi anni.
Ciò che non è mai mancato, ai concerti di Bob Dylan, è la scomodità. O, almeno, parlo per me. Ad eccezione di certe location particolarmente comode - ricordo, in Italia, Ravenna e gli Arcimboldi, ma magari ne tralascio qualcuna - io Dylan l’ho visto sempre con difficoltà. Alcuni esempi: sotto la grandine all’Arena di Verona, il 28 maggio 1984, con tanto di appoggio di cassa toracica schiacciata tra la transenna e la folla; sotto un sole cocente, neanche un mese dopo allo Stadio di San Siro, in mezzo al prato (il giorno dopo mi venne la febbre a 40 e non ho mai capito se il motivo era l’insolazione o il fatto di averlo, in quell’unica benedetta occasione, incontrato - grazie all’amica tedesca Karola, che non ho più ritrovato, neppure sui social, ma che fece la differenza nella mia vita).
Ci aggiungo, in anni più recenti, il Desert Trip a Indio nel 2016, insieme a mio figlio Pietro che aveva 10 anni e sembrava all’epoca più interessato al luna park che affiancava il nostro camper, ma forse no, dato che, senza esitazioni, saputo che Dylan tornava a Milano mi ha detto subito «Mamma, vengo anch’io» (si semina controvento, ma poi a distanza di anni arrivano i frutti).
E non è per parlarvi di me, e di tutte le altre volte che ho visto Bob in concerto. La suddetta sintesi è per farvi capire che, quando ho saputo che a Dylan davano il Nobel, ho veramente pianto di gioia. E non me ne vergogno. Perché se esistono eroi, nella vita di ciascuno, nel mio caso lui è uno di quelli.

NOVITA' DISCOGRAFICHE
In attesa di assaporare e di scrivere, seriamente, di quella che sarà l’esperienza del rivedere Dylan in palco, a 85 anni (età sua, non mia, sia chiaro...), in quello che, dal 1988, è il suo “neverending tour”, segnatevi la data del 6 novembre perché è davvero speciale. La Columbia Records con Legacy e Sony pubblicheranno quel giorno “The Rolling Thunder Revue: The 1976 Live Recordings”: un box set di Dylan di ben 39 Cd (sì, avete capito bene!) che documenta integralmente il tour del 1976 di Bob insieme a uno straordinario gruppo di musicisti e artisti ospiti, che ha segnato un’ulteriore svolta nella carriera live del cantautore. E se, qualche mese fa, eravate al President alla “Bob Dylan Night - Desire 50 Years” che ha inaugurato la XXII edizione del festival Dal Mississippi al Po di Fedro, tra i musicisti in palcoscenico ne avete applauditi due dell’originale “Rolling Thunder”: Scarlet Rivera, la celebre violinista che fece perdere la testa a Dylan, e Rob Stoner, bassista e direttore d’orchestra della Revue del 1976.
Sempre il 6 novembre uscirà anche un set da 3 Lp contenente il concerto completo del 16 maggio 1976 a Fort Worth, remixato a partire dai nastri multitraccia originali.
Partito il 18 aprile 1976 da Lakeland, in Florida, e conclusosi a Salt Lake City il 25 maggio 1976, il tour si articolò in ventisette date, quasi tutte rappresentate nelle 371 tracce mai pubblicate prima. Un’epoca leggendaria e brillante della carriera di Dylan: le registrazioni del tour rivelano come le sue esibizioni, progressivamente sempre più furiose, siano culminate nel concerto completo di Fort Collins del 23 maggio 1976, remixato a partire dai nastri multitraccia originali, dal quale nacque lo speciale “Hard Rain”, trasmesso in diretta una sola volta.
«“Idiot Wind” nell’Hard Rain della NBC è una delle esecuzioni più furiose e brillanti che Dylan abbia mai realizzato davanti a una telecamera», scrive lo scrittore e giornalista musicale Mikal Gilmore nel suo saggio esclusivo incluso nelle note di copertina. «Ancora una volta, fu tutto estemporaneo (…) Una sola sera, una sola ora. Non fu mai proiettato in un cinema. Non fu mai ritrasmesso, né pubblicato in videocassetta o Dvd. È scomparso. Tutto ciò che resta del film The Rolling Thunder che non fu mai realizzato, ma che invece si svolse sui palchi per quattro settimane e mezzo nella primavera del 1976, è ciò che ora tenete tra le mani. Fate partire la musica, chiudete gli occhi e assaporate la storia».
In attesa di assaporare e di scrivere, seriamente, di quella che sarà l’esperienza del rivedere Dylan in palco, a 85 anni (età sua, non mia, sia chiaro...), in quello che, dal 1988, è il suo “neverending tour”, segnatevi la data del 6 novembre perché è davvero speciale. La Columbia Records con Legacy e Sony pubblicheranno quel giorno “The Rolling Thunder Revue: The 1976 Live Recordings”: un box set di Dylan di ben 39 Cd (sì, avete capito bene!) che documenta integralmente il tour del 1976 di Bob insieme a uno straordinario gruppo di musicisti e artisti ospiti, che ha segnato un’ulteriore svolta nella carriera live del cantautore. E se, qualche mese fa, eravate al President alla “Bob Dylan Night - Desire 50 Years” che ha inaugurato la XXII edizione del festival Dal Mississippi al Po di Fedro, tra i musicisti in palcoscenico ne avete applauditi due dell’originale “Rolling Thunder”: Scarlet Rivera, la celebre violinista che fece perdere la testa a Dylan, e Rob Stoner, bassista e direttore d’orchestra della Revue del 1976.
Sempre il 6 novembre uscirà anche un set da 3 Lp contenente il concerto completo del 16 maggio 1976 a Fort Worth, remixato a partire dai nastri multitraccia originali.
Partito il 18 aprile 1976 da Lakeland, in Florida, e conclusosi a Salt Lake City il 25 maggio 1976, il tour si articolò in ventisette date, quasi tutte rappresentate nelle 371 tracce mai pubblicate prima. Un’epoca leggendaria e brillante della carriera di Dylan: le registrazioni del tour rivelano come le sue esibizioni, progressivamente sempre più furiose, siano culminate nel concerto completo di Fort Collins del 23 maggio 1976, remixato a partire dai nastri multitraccia originali, dal quale nacque lo speciale “Hard Rain”, trasmesso in diretta una sola volta.
«“Idiot Wind” nell’Hard Rain della NBC è una delle esecuzioni più furiose e brillanti che Dylan abbia mai realizzato davanti a una telecamera», scrive lo scrittore e giornalista musicale Mikal Gilmore nel suo saggio esclusivo incluso nelle note di copertina. «Ancora una volta, fu tutto estemporaneo (…) Una sola sera, una sola ora. Non fu mai proiettato in un cinema. Non fu mai ritrasmesso, né pubblicato in videocassetta o Dvd. È scomparso. Tutto ciò che resta del film The Rolling Thunder che non fu mai realizzato, ma che invece si svolse sui palchi per quattro settimane e mezzo nella primavera del 1976, è ciò che ora tenete tra le mani. Fate partire la musica, chiudete gli occhi e assaporate la storia».

THE ROLLING THUNDER REVUE
La seconda parte del leggendario tour di The Rolling Thunder Revue vide Dylan accogliere nella sua compagnia vecchi amici e collaboratori. Joan Baez propose una serie di emozionanti duetti in numerose date, tra cui le esecuzioni di “Blowin’ in the Wind” e “Railroad Boy”. La band di Dylan, come già detto, comprendeva il bassista Stoner, la violinista Rivera e il batterista Howie Wyeth - che avevano partecipato all’album “Desire”- e i chitarristi Mick Ronson (degli Spiders from Mars di David Bowie), Steven Soles, David Mansfield e T Bone Burnett. Quest’ultimo, ricorda: «The Rolling Thunder Revue fu il primo tour nazionale di punk rock. Aprì una porta che portò a un’esplosione furiosa di nuova musica - The Clash, Elvis Costello, The Ramones, The Sex Pistols e tanti altri. Dylan l’aveva fatto di nuovo. È bravo ad attraversare porte che nessun altro riesce nemmeno a vedere, porte che gli altri credono siano muri».
La seconda parte del leggendario tour di The Rolling Thunder Revue vide Dylan accogliere nella sua compagnia vecchi amici e collaboratori. Joan Baez propose una serie di emozionanti duetti in numerose date, tra cui le esecuzioni di “Blowin’ in the Wind” e “Railroad Boy”. La band di Dylan, come già detto, comprendeva il bassista Stoner, la violinista Rivera e il batterista Howie Wyeth - che avevano partecipato all’album “Desire”- e i chitarristi Mick Ronson (degli Spiders from Mars di David Bowie), Steven Soles, David Mansfield e T Bone Burnett. Quest’ultimo, ricorda: «The Rolling Thunder Revue fu il primo tour nazionale di punk rock. Aprì una porta che portò a un’esplosione furiosa di nuova musica - The Clash, Elvis Costello, The Ramones, The Sex Pistols e tanti altri. Dylan l’aveva fatto di nuovo. È bravo ad attraversare porte che nessun altro riesce nemmeno a vedere, porte che gli altri credono siano muri».

IN FUTURO ALTRE PERLE
Il Deluxe set da 39 Cd contiene 381 tracce, 371 delle quali mai pubblicate prima, oltre a un booklet con le note di copertina di Mikal Gilmore e fotografie rare.
Il set da 3 Lp con il concerto completo di Fort Worth comprende 22 tracce.
Sony Music si prepara inoltre a far felici tutti i fan anche con una nuova serie di ristampe dedicate al catalogo di Bob Dylan. Tra le uscite “Self Portrait” (1970), “Empire Burlesque” (1985) e “Knocked Out Loaded” (1986). Per chi ama l’energia dal vivo, torna in formato Lp “Bob Dylan At Budokan”, lo storico live registrato a Tokyo nel 1978. La selezione include anche “Dylan” (1973), la raccolta di cover e outtake, e “Greatest Hits Vol. 3”.
Insomma, buon concerto e buon ascolto! A tutti, tranne a chi ha già voltato pagina parecchi minuti fa - ma fa sempre in tempo a ravvedersi...
Il Deluxe set da 39 Cd contiene 381 tracce, 371 delle quali mai pubblicate prima, oltre a un booklet con le note di copertina di Mikal Gilmore e fotografie rare.
Il set da 3 Lp con il concerto completo di Fort Worth comprende 22 tracce.
Sony Music si prepara inoltre a far felici tutti i fan anche con una nuova serie di ristampe dedicate al catalogo di Bob Dylan. Tra le uscite “Self Portrait” (1970), “Empire Burlesque” (1985) e “Knocked Out Loaded” (1986). Per chi ama l’energia dal vivo, torna in formato Lp “Bob Dylan At Budokan”, lo storico live registrato a Tokyo nel 1978. La selezione include anche “Dylan” (1973), la raccolta di cover e outtake, e “Greatest Hits Vol. 3”.
Insomma, buon concerto e buon ascolto! A tutti, tranne a chi ha già voltato pagina parecchi minuti fa - ma fa sempre in tempo a ravvedersi...
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