Enrico Marcotti: «A 201 anni la Filo è in corsa verso il futuro»
Il giornalista e critico teatrale, presidente della Società Filodrammatica Piacentina, ieri sera ospite di Nicoletta Bracchi a Lo Specchio
Matteo Prati
|3 ore fa

Enrico Marcotti e Nicoletta Bracchi
Duecento anni più un anno di storia, spettacoli, attori e passione per il palcoscenico. La Società Filodrammatica Piacentina ha attraversato epoche e generazioni, conservando un legame profondo con la città. A ripercorrerne le origini e raccontarne le attività è stato Enrico Marcotti, presidente da sei anni, ospite della trasmissione Lo specchio di Piacenza, condotta dalla giornalista Nicoletta Bracchi. Nel corso della puntata Marcotti, giornalista e critico, ha portato in studio un prezioso album di fotografie, documenti e locandine, testimonianze di oltre due secoli di attività.
La data ufficiale di nascita è il 30 agosto 1825, quando Maria Luigia d'Austria fondò la Società e le donò il teatrino di Palazzo Mercanti, all'epoca sede del Consiglio comunale. Ma le radici sono ancora più lontane: già nel 1810 alcuni appassionati si riunivano a Piacenza per fare teatro e nel 1823 un gruppo di circa duecento persone si ritrovava nel solaio del notaio Colla. Da qui il primo nome dell'associazione: Società del Solaio. «La Filodrammatica nasce soprattutto con rappresentazioni in lingua italiana. Il dialetto si è aggiunto successivamente, ma non bisogna dimenticare che la nostra storia comincia con la drammaturgia italiana», ricorda Marcotti.
Nel 1908 la Società lasciò il teatrino di Palazzo Mercanti e si trasferì nell'ex chiesa di Santa Franca, trasformata nel Teatro dei Filodrammatici. La sala rimase alla Filo fino al 1980, quando chiuse per restauri, riaprendo negli anni Duemila. Tra i cimeli più preziosi i costumi donati da Maria Luigia, oggi conservati al Municipale, insieme a locandine ottocentesche, fotografie delle tournée e documenti legati a grandi autori. «Particolarmente significativo è l'autografo lasciato da Luigi Pirandello- sottolinea Marcotti - durante una visita a Piacenza nel novembre 1925. Il Premio Nobel dedicò alla Società parole di apprezzamento, definendola “valorosissima”. L’autore più frequentato dalla Filo? Goldoni». La Filo è anche uno spazio di formazione, come spiega Marcotti: «Proponiamo corsi per adolescenti e adulti, dai percorsi di avviamento a quelli avanzati, e laboratori con professionisti del teatro italiano. Non vogliamo cantarcela e suonarcela da soli, ma offrire a tutti strumenti di lavoro e occasioni di crescita». Tra gli ospiti già coinvolti c'è Giovanni Ortoleva, mentre sono in programma gli incontri con Veronica Cruciani, Lodo Guenzi e Danio Manfredini, uno dei grandi maestri del teatro italiano.
La rete di conoscenze costruita dal presidente in carica attraverso il lavoro di critico e la partecipazione a giurie teatrali permette di mantenere un dialogo costante con il panorama nazionale. Un’attività che si affianca a quella della compagnia, portata avanti interamente su base volontaria. La formazione ha già dato risultati importanti. «Tra gli artisti che hanno mosso i primi passi alla Filo ci sono Letizia Bravi e Valentina Ghelfi, oggi impegnate in percorsi professionali. Negli ultimi anni la presenza degli adolescenti è un po' diminuita, anche perché sono aumentati i laboratori nelle scuole. Ma il teatro resta un'esperienza molto utile, capace di sviluppare ascolto, consapevolezza e capacità espressive».
La Filo tra sperimentazione e tradizione: il teatro continua a rinnovarsi
In oltre due secoli di attività, la Società Filodrammatica Piacentina ha rinnovato linguaggi e modalità di rappresentazione, portando il teatro anche fuori dagli spazi consueti e collaborando con registi di rilievo nazionale. Nel 2002, ad esempio, con la regia di Stefano Tomassini, Il ventaglio di Goldoni fu allestito nell'ex centrale Enel all'Adamello. Tra le collaborazioni successive quelle con Lorenzo Loris, Carmelo Rifici, Leo Muscato e Leonardo Lidi. Accanto alla sperimentazione, resta viva la tradizione locale: per il bicentenario è tornata in scena Oh, che ratassäda! di Egidio Carella, riproposta in forma di musical e apprezzata anche dai giovani. Oggi la compagnia conta circa trenta attori. Tra le prossime produzioni: Quei vecchi merletti, a febbraio, La donna volubile, in scena a Milano, e La stanza di Veronica di Ira Levin. Il presidente Enrico Marcotti guarda al futuro e invita i giovani a frequentare le sale: «Tornate a vedere teatro, guardate molti spettacoli. È un modo per affinare il gusto e imparare a riconoscere la qualità, in un momento in cui la televisione tende spesso a banalizzarli». Le puntate di Specchio sono disponibili on demand sul sito di Libertà.

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