Dieci anni senza Prince
Ed è uscita una compilation postuma imperdibile: "Timeless"
Eleonora Bagarotti
|2 ore fa

Prince in concerto © ANSA
Tra gli anniversari più dolorosi di questo 2026 c’è sicuramente il decennale della morte di Prince. La notizia della sua improvvisa scomparsa, a 57 anni per una overdose di farmaci (come chiarì successivamente l’autopsia), arrivò in uno di quei momenti che ti ricordi per sempre. In Italia, verso l’ora di cena, quando il giornale dovrebbe già essere, più o meno, strutturato. E invece, in redazione calò il silenzio e anche un’intera pagina sembrò troppo povera rispetto al genio che il mondo aveva appena perduto. Stupore, tristezza. Ci sono saluti che non vorremmo fare mai.
La grandezza del Principe di Minneapolis risiedeva nella sua misteriosa complessità, impossibile da incasellare: è stato un inarrestabile autore (la prima canzone la scrisse a 7 anni, al pianoforte del padre jazzista), un virtuoso della chitarra (uno degli assoli più belli di sempre lo ha fatto nel concerto in memoria di George Harrison in “While my guitar...”), un ballerino acrobatico (in costante competizione con Michael Jackson), un baritono capace di eccellere nel falsetto, un tastierista, un batterista, un arrangiatore e produttore che contribuì a lanciare altri artisti (“Manic Monday” per le Bangles, “Nothing Compares 2 U” per Sinéad O’Connor...). Prince Rogers Nelson è stato l’ultimo gigante della Generazione black, quella di James Brown («mio padre mi portò a vederlo, da bambino, e la vita non fu più la stessa», disse) e Stevie Wonder, con cui collaborò. Fondeva jazz, hip hop (gettò le basi per gli altri) e ogni altro genere musicale, riuscendo a distinguersi anche come regista e attore cinematografico con quel record assoluto che fu Purple Rain.
La grandezza del Principe di Minneapolis risiedeva nella sua misteriosa complessità, impossibile da incasellare: è stato un inarrestabile autore (la prima canzone la scrisse a 7 anni, al pianoforte del padre jazzista), un virtuoso della chitarra (uno degli assoli più belli di sempre lo ha fatto nel concerto in memoria di George Harrison in “While my guitar...”), un ballerino acrobatico (in costante competizione con Michael Jackson), un baritono capace di eccellere nel falsetto, un tastierista, un batterista, un arrangiatore e produttore che contribuì a lanciare altri artisti (“Manic Monday” per le Bangles, “Nothing Compares 2 U” per Sinéad O’Connor...). Prince Rogers Nelson è stato l’ultimo gigante della Generazione black, quella di James Brown («mio padre mi portò a vederlo, da bambino, e la vita non fu più la stessa», disse) e Stevie Wonder, con cui collaborò. Fondeva jazz, hip hop (gettò le basi per gli altri) e ogni altro genere musicale, riuscendo a distinguersi anche come regista e attore cinematografico con quel record assoluto che fu Purple Rain.

Due matrimoni finiti alle spalle, il grande dolore per la perdita di un figlio nato malato, una valanga di flirt e relazioni con donne celebri - da Kim Basinger a Sheila E., da Carmen Electra a Stevie Nicks (che corse da lui mollando il marito durante la luna di miele per registrare “Stand Back”) - e la nota generosità nei confronti dei più deboli. La storia ci dice che, dopo ogni concerto, Prince chiedeva al suo staff di comprare cibo e vestiti e andare a distribuirli agli homeless che dormono di notte per le strade. Prince è stato anche un testimone di Geova e nei testi di diverse sue canzoni sono contenute preghiere.
La sua carriera è stata contraddistinta anche da polemiche con le major e lotte contro internet, pur essendo stato un pioniere delle vendite online. Ma la fine di questo ritratto è, in realtà, il cuore pulsante di ciò che Prince è stato: autore indefinibile e performer eccezionale e averlo visto più volte in concerto vale da solo l’intera esistenza di un appassionato di musica.
Di lui, Miles Davis disse: «È il nuovo Duke Ellington».
La sua carriera è stata contraddistinta anche da polemiche con le major e lotte contro internet, pur essendo stato un pioniere delle vendite online. Ma la fine di questo ritratto è, in realtà, il cuore pulsante di ciò che Prince è stato: autore indefinibile e performer eccezionale e averlo visto più volte in concerto vale da solo l’intera esistenza di un appassionato di musica.
Di lui, Miles Davis disse: «È il nuovo Duke Ellington».

Il primo album, For You, esce nel 1978, il successo mondiale arriva nel 1984 con Purple Rain. Negli anni ‘80 altre hit: Raspberry Beret, Sign o’ the Times (in cui affronta il tabù dell’Aids), U Got The Look e Kiss, brano sensuale e funk come era lui. Controcorrente: soltanto nel 2014 era uscito - in contemporanea - con due album: Art Official Age e Plectrumelectrum, in collaborazione con la sua girls-band, le 3rdeyegirl. Poi, in tempi di crisi discografica, un’altra doppietta: HITnRUN Phase One e Phase Two.
Salì in palco ai Grammy Awards 2015 vestito di latex arancione e fece un discorso sintetico, molto pregnante: «Albums still matter. Like books and black lives, albums still matter».
Dietro la sguardo da sfinge, c’era un uomo capace di critica e autocritica. «Certe parole non mi descrivono», disse in un’intervista. I critici bianchi (e un altro aspetto che il giovane Prince affrontò fu, inevitabilmente, il razzismo) usavano a sproposito termini che rivelavano una scarsa comprensione di chi fosse lui. «Alchimia» era uno di questi. Prince nutriva un particolare disprezzo per la parola «magico». «Il funk è l’opposto della magia», sosteneva. «Il funk è questione di regole. La musica è una cosa seria».
Salì in palco ai Grammy Awards 2015 vestito di latex arancione e fece un discorso sintetico, molto pregnante: «Albums still matter. Like books and black lives, albums still matter».
Dietro la sguardo da sfinge, c’era un uomo capace di critica e autocritica. «Certe parole non mi descrivono», disse in un’intervista. I critici bianchi (e un altro aspetto che il giovane Prince affrontò fu, inevitabilmente, il razzismo) usavano a sproposito termini che rivelavano una scarsa comprensione di chi fosse lui. «Alchimia» era uno di questi. Prince nutriva un particolare disprezzo per la parola «magico». «Il funk è l’opposto della magia», sosteneva. «Il funk è questione di regole. La musica è una cosa seria».

ESCONO ALTRI INEDITI
Prince è stato un autore talmente prolifico da aver lasciato centinaia, forse migliaia, di inediti nel suo studio a Paisley Park, accanto alla sua dimora, dove oggi riposano le sue ceneri.
E in piena estate, in occasione del decimo anniversario della sua morte, è uscito “Timeless”, una compilation postuma composta da nove registrazioni in studio e una registrazione dal vivo, che attraversa tutti i decenni della carriera di Prince, dagli anni ’70 al 2010. Le canzoni sono ordinate in senso cronologico in base alle date di registrazione note o attribuite. Dopo “Originals”, questa è la seconda compilation di materiale inedito d’archivio a raccogliere registrazioni realizzate in anni diversi.
Prince è stato un autore talmente prolifico da aver lasciato centinaia, forse migliaia, di inediti nel suo studio a Paisley Park, accanto alla sua dimora, dove oggi riposano le sue ceneri.
E in piena estate, in occasione del decimo anniversario della sua morte, è uscito “Timeless”, una compilation postuma composta da nove registrazioni in studio e una registrazione dal vivo, che attraversa tutti i decenni della carriera di Prince, dagli anni ’70 al 2010. Le canzoni sono ordinate in senso cronologico in base alle date di registrazione note o attribuite. Dopo “Originals”, questa è la seconda compilation di materiale inedito d’archivio a raccogliere registrazioni realizzate in anni diversi.

L’album è stato masterizzato da Chris James, ex ingegnere di Prince i cui crediti includono “Plectrumelectrum”, “Art Official Age” e “Hitnrun Phase Two”. Anche “With This Tear”, che ha anticipato l’album, è stata da lui remixata e rimasterizzata. “Timeless” è il primo progetto postumo composto da materiale inedito avviato dall’Estate of Prince dopo i cambi di gestione del 2022, con L. Londell McMillan e Charles Spicer, Jr. alla guida. Il precedente album con brani inediti, la “Diamonds And Pearls Super Deluxe Edition”, era stato sviluppato sotto la precedente amministrazione, dopo che i beni di Prince erano stati inizialmente supervisionati dal Bremer Trust nominato dal tribunale e poi gestiti da Comerica.

I cambiamenti sono stati un leitmotiv nella carriera di Prince, che a un certo punto sostituì il suo nome con un simbolo risultato dalla fusione dei simboli che identificano il sesso maschile e femminile. E, per questo, fu chiamato love symbol. Del resto, Prince era Prince anche senza nome. Il prestigioso New Yorker lo salutò disegnando semplicemente gocce di pioggia viola sulla sua copertina.

Gli articoli più letti della settimana
1.
Allarme disordini a Piacenza il 24 ottobre: messaggi in chat al vaglio delle forze dell'ordine
2.
Allarme chat e minacce di disordini: scattano le restrizioni negli istituti superiori
3.
Donna di 69 anni trovata morta nel cortile interno di una clinica
4.
Inciampò e si ruppe la caviglia: Comune condannato a risarcirla con 47mila euro

