Il delitto mantiene in forma: chi fa il cattivo campa cent’anni

Fra due anni l’eternamente giovane Topolino di Walt Disney festeggerà un secolo, ma Gambadilegno l’ha già compiuto

Alessandro Sisti
|13 ore fa
Topolino e il boscaiolo @Disney
Topolino e il boscaiolo @Disney
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Se sia nato prima l’uovo oppure la gallina resterà in eterno un quesito senza risposta. Scoprire se nasca prima l’eroe o il suo avversario si direbbe più facile, anche perché nella nostra fumettistica immaginazione è naturale dare la precedenza al protagonista. Tuttavia non è necessariamente così. Nel 2028 Mickey Mouse compirà infatti cent’anni, comunque li si calcoli poiché “Plane Crazy”, primo cortometraggio di Topolino realizzato da Walt Disney e Ub Iwerks, venne presentato a Hollywood il 15 maggio del 1928, senza però riscuotere troppo successo e perciò non fu subito distribuito nei circuiti cinematografici. A novembre dello stesso anno lo seguì “Steamboat Willie”, che invece funzionò alla grande – tanto più essendo il primo cartone animato sonoro della storia del cinema – e arrivò nelle sale, per cui viene considerato il debutto ufficiale del Topo più famoso del mondo. Maggio o novembre, il secolo d’esistenza e popolarità c’è lo stesso e fin d’ora ha senso prevedere fra un paio d’anni celebrazioni e pubblicazioni speciali, dotte opere di saggistica e servizi giornalistici cartacei, televisivi e online. Ma chissà se fra tanti auguri mediatici qualcuno ricorderà che in “Steamboat Willie” insieme a Mickey c’era il suo nemico Pietro Gambadilegno? Che fra l’altro calcava già le scene da un po’, seppure con un aspetto diverso.
Sui grandi schermi degli anni Venti si usava proiettare brevi film umoristici come antipasto della pellicola principale, vere e proprie serie e una fra le più apprezzate era “Alice’s Comedies”, prodotta da quello che allora era il Disney Bros. Studio. Fra i tanti cartoon, le “Commedie di Alice” avevano qualcosa di speciale: erano girate in tecnica mista, che fa interagire gli attori in carne e ossa con i personaggi disegnati, successivamente sfruttata in classici disneyani come “Mary Poppins” o “Chi ha incastrato Roger Rabbit?”. Grazie alla tecnica mista la piccola Alice non visitava il Paese delle Meraviglie, bensì quello dei cartoni animati e un episodio del 1925, intitolato “Alice Solves the Puzzle”, la vedeva alle prese con un cattivone deciso a rubarle un giornaletto di cruciverba. Era un orso e rispondeva al nome di Bootleg Pete, dove “bootleg” (il termine gergale americano per i contrabbandieri d’alcolici in quei tempi di proibizionismo) lo designava come un losco figuro, ma anche per il significato di “leg”, ossia “gamba” in inglese, per alludere alla piratesca gamba di legno del manigoldo.
Nel 1927 Disney lancia la serie di “Oswald the Lucky Rabbit”, un coniglio in calzoncini con una legione di figli precursore di Mickey Mouse, conservando però l’antagonista di Alice che era piaciuto agli spettatori. Bootleg cambia fattezze e in parte il nome, da orso diventa una specie di volpone, nemico naturale più adatto a un coniglio, e viene ribattezzato Putrid Pete. Nondimeno gli resta la gamba di legno ed è ancora Pete, ovvero Pietro, per cui gli storici della letteratura disegnata identificano nei due Pete le prime versioni di quel Pietro Gambadilegno che sarà l’affezionato nemico di Topolino. Oswald era fra i beniamini del pubblico, aveva un valore e Charles Mintz, proprietario dell’agenzia che lo distribuiva nei cinema, se ne impossessò sfruttando i cavilli del contratto e ingaggiando in segreto tutti i collaboratori di Disney. Perso il coniglio occorrevano un altro personaggio vincente e un tipaccio da fargli affrontare, dunque nel 1927 Ub Iwerks, unico animatore rimasto nello studio, mentre lavorava con Walt alla creazione di Mickey Mouse mise mano a una nuova caratterizzazione di Pete. Stavolta, essendo Mickey un topo, era un gatto prepotente e grossolano, il capitano ideale per rendere la vita difficile al mozzo Topolino sul battello a vapore del corto d’esordio. Per il momento era senza nome e aveva entrambe le gambe, qualora Mintz vantasse diritti anche sui personaggi secondari di Oswald, per cui, alla prima comparsa sulle strisce dei giornali, fu presentato come il Terribile Tom. Risolte le controversie legali tornò a chiamarsi Pete, con variazioni come Big Bad Pete o Black Pete, fino a Pegleg Pete, alla lettera Pietro Gambadilegno. Topolino aveva trovato la sua definitiva controparte e nel 1930, in “Topolino nella Valle Infernale” – la seconda storia a fumetti di Mickey mai pubblicata, realizzata da Walt Disney e Floyd Gottfredson – l’avvocato truffaldino Sylvester Shyster ingaggia Pietro come proprio sgherro. È l’inizio della carriera criminale di Gambadilegno, che quanto a delitti e nefandezze non si fa mancare niente. Capo d’una gang che riscuote il pizzo dalle attività commerciali della città di Topolinia in “Topolino giornalista” del 1935, ladro di segreti da rivendere alle potenze straniere in “Topolino e il mistero dell’Uomo-Nuvola” l’anno seguente e perfino spia nazista in “Topolino nella Seconda Guerra Mondiale” del 1943, all’occasione ne approfitta anche per insidiare Minni. Quando c’è un misfatto indagare è quasi inutile, il colpevole è senz’altro lui. Se nella Valle Infernale lo si vede nerboruto e con le spalle larghe, presto si appesantisce e nel 1941, in “Topolino e il boscaiolo” di Gottfredson, la gamba a forma di piolo sparisce, sostituita – lo dice lui stesso – da una moderna protesi anatomica. Più pratica per le fughe e per i disegnatori, che non sempre rammentavano se la gamba di legno fosse la destra o la sinistra, e il cambiamento prosegue, tanto che dagli anni Settanta, quando capita che Gambadilegno appaia a piedi nudi o in pantaloni corti, ci s’accorge che l’arto gli è ricresciuto.
"Topolino e il boscaiolo" del 1941 dive Gambadilegno mostra la sua nuova protesi
"Topolino e il boscaiolo" del 1941 dive Gambadilegno mostra la sua nuova protesi
Ancor più marcata è la sua trasformazione come personaggio, poiché nei decenni Gambadilegno – ormai familiarmente detto solo “Gamba” se non “il vecchio Pietro” – subisce gli effetti di due fenomeni tipici degli antagonisti narrativi più graditi. Uno è il “villain decay”, per cui un malvagio, per quanto feroce e pericoloso, a forza di rivederlo – e di vederlo regolarmente sconfitto – si riduce a poco più d’una seccatura. L’altro è il processo di assimilazione, inteso nel senso di “rendere simile a sé”. Succede quando il pubblico del pessimo soggetto e gli autori che ne scrivono le delittuose imprese in fondo lo trovano simpatico, interessante o addirittura affascinante, anche se non è il caso di Gambadilegno. Tutto sommato non dev’essere poi così cattivo e di conseguenza ne vedono e ne raccontano sempre più i lati migliori, mettendo da parte quelli negativi. Avete presente Darth Vader di “Star Wars”, da incarnazione del male a quasi santo? Allo stesso modo Pietro Gambadilegno, dall’implacabile avversario che era, s’è ridimensionato a bandito di seconda categoria, che non mette mai a segno un colpo e per questo è poco stimato dai colleghi. Con Topolino ha un rapporto di cordiale inimicizia che per ladresco orgoglio professionale pare un’amicizia camuffata e non si permette più d’importunare Minni, anche perché la sua fidanzata Trudy, creata da Romano Scarpa nel 1960, non gliela farebbe passare liscia. Né lui rimpiange quei tempi, con Trudy forma la perfetta coppia a delinquere, più affiatata di quella di Eva Kant e Diabolik, e in un puritano universo di perenni fidanzate e fidanzati che abitano ciascuno a casa propria, loro convivono senza essere sposati. Solo occasionalmente qualche sceneggiatore (pure io), memore di quando Gambadilegno faceva del suo peggio per dimostrare d’essere un genio del male, gli affida diabolici piani di rapina e magari di dominio globale. Tanto i lettori lo perdoneranno, è solo il buon vecchio Pietro.