Per capire come se la passano i comics c'è da dare i numeri. Eccoli
Le classifiche di vendita, i titoli di successo e dove acquistarli stanno cambiando il mestiere del fumettista
Alessandro Sisti
|22 ore fa

"One Piece" di Oda, sempre sulla breccia, dal celeberrimo anime
Quando mi occorre una citazione, spesso la trovo fra gli aforismi di Oscar Wilde, che ne sfornava per tutti gli usi. Uno fra i più noti ammonisce “Attento a ciò che desideri, perché potresti ottenerlo” e mi pare su misura per la situazione del fumetto nel nostro Paese, riguardo alla quale si sentono e si leggono notizie contrastanti. Se l’argomento v’interessa vi sarete accorti che secondo qualcuno non c’è mai stato momento migliore, la letteratura grafica ha finalmente raggiunto la sua pienezza espressiva e ci attendono fulgide e progressive sorti, ma per qualcun altro siamo alla frutta, oggi si pubblica e domani chissà. Chi la racconta giusta? Avendo le mani in pasta nonché bollette da pagare sono il primo a domandarmelo e a cercare risposte sostenute da dati concreti (perché in borsa le quotazioni delle opinioni personali sono ai minimi e comunque ho già le mie, grazie), che per buon peso fruttano qualche consiglio di lettura. Così, siccome a buttarsi giù si fa sempre in tempo, partiamo muniti d’una sana scorta d’ottimismo. Non gratuito: a giustificarlo abbiamo le statistiche dell’AIE, l’Associazione Italiana Editori, stando alla quale negli ultimi dodici mesi un nostro connazionale su quattro nella fascia compresa fra i 15 e i 74 anni ha letto almeno un fumetto. Una percentuale che aumenta fin quasi a un terzo del totale se ci aggiungiamo i bambini e i ragazzi fino ai 14 anni e se poi ci concentriamo sui giovani adulti fra i 15 e i 24, scopriamo che più o meno la metà legge comics. Niente male, tenendo conto che più di quattro italiani su dieci (il 42,9% della popolazione a partire dalla prima elementare) non aprono neppure un libro all’anno, che ci siano le vignette oppure no. Questo parlando di libri in generale, dai saggi ai romanzi, a quelli di cucina e ai manuali per coltivare i peperoni sulla terrazza condominiale, dopodiché c’è da capire come si posizionano i fumetti in un tale mare di carta stampata.
Direi con onore, poiché sul complesso dei titoli venduti uno su dieci è a fumetti e oltretutto l’osservatorio AIE ne desume il numero soltanto dai canali tradizionali, cioè principalmente le librerie e la grande distribuzione, senza mettere in conto le fumetterie, né le molte manifestazioni in tutta la penisola. Le prime però sono all’incirca 450, non poche rispetto alle 3.700 librerie classiche, tanto più che è in fumetteria che gli appassionati cercano novità e uscite da aggiungere alle proprie collezioni. Quanto alle fiere di Comics (and Games, perché ormai la parte ludica è integrante di ogni appuntamento), qualunque editore del settore ci dirà che è lì, fra stand e bancarelle, che i fumetti vanno via come il pane. Perciò, seppure nessuno si preoccupi di quantificarla con precisione, la fetta di torta che la narrativa disegnata ha diritto di tagliarsi è probabilmente perfino più consistente. Evviva, non dovrò cercarmi un altro lavoro, il fumetto ha ancora un pubblico e tuttavia, al di là di quanto si legge, a me interessa cosa. Qui la nota si fa dolente per gli autori che non abbiano gli occhi a mandorla, perché tre quarti dei bestseller (il 74%) sono manga, manhwa e manhua. Fra i titoli nelle prime posizioni c’è “One-punch Man”, dei giapponesi One e Yusuke Murata, dall’approccio sportivo al supereroismo poiché il protagonista Saitama, capace di stendere qualsiasi mostro con un solo pugno, mira ad arrivare in cima al ranking dell’Associazione Eroi. Grande successo anche per “DanDaDan” di Yukinobu Tatsu, che mescola teenager, spiriti e alieni, o per “Kagurabachi” di Takeru Hokazono, epopea molto nipponica di Chihiro Rokuhira, figlio di un fabbro che (in epoca moderna) forgia spade magiche. Per l’eco-sociale c’è “Gachiakuta” di Kei Urana, ambientato in un mondo distopico dove le classi superiori eliminano i rifiuti – compresi quelli umani – gettandoli nel Baratro, l’immensa discarica dove ingiustamente finisce il giovane Rudo (coincidenza linguistica?), deciso a vendicarsi di chi ce l’ha relegato. Saldamente ai primi posti i manga tratti dalle serie animate come “One Piece” di Eiichiro Oda o “Dragonball” di Akira Toriyama, mentre fra i manhua non si può dimenticare “Yan” del taiwanese Chang Sheng, che racconta di Yan Tieh-hua, quindicenne artista dell’opera di Pechino morta in carcere con la falsa accusa d’aver sterminato la famiglia, che misteriosamente riappare trent’anni dopo. Per fare vendetta, serve dirlo?

I volumi a fumetti di creazione occidentale destinati ai giovanissimi, prodotti appositamente o raccogliendo storie già pubblicate a puntate su mensili e settimanali, si accontentano del 14,3% del mercato e alle graphic novel, delle quali anch’io scrivo qui di frequente, va appena il 10,1%. Quota comunque onorevole per opere di qualità letteraria come “Gli agitati” di Luca Comincioli e Alessandro Primerano, storia vera dello psichiatra Guglielmo Lippi Francesconi, ucciso per aver difeso dal regime fascista i diritti dei suoi pazienti internati. Di taglio storico è anche “Due ragazze nude” del francese Luz, che intorno al quadro così intitolato, dipinto nel 1919 da Otto Muller, rievoca la tragica ascesa del nazismo e di nuovo attorno all’arte Assia Petricelli e Sergio Riccardi tessono il racconto di “Troppo libera”, biografia della scultrice Camille Claudel, allieva e amante di Rodin, morta in manicomio. D’attualità è altresì il contesto del thriller “Cinghiali” di Lisa Blumen, la cui eroina è Nina, make-up influencer del web minacciata da uno stalker. Tuttavia, fra tanti romanzi grafici sovente improntati a un drammatico realismo, dominatrici assolute delle classifiche sono le raccolte di gag di Alessandro Perugini, meglio noto come Pera Toons, che forse sarebbe corretto inserire fra le edizioni per ragazzi ma in realtà trasversali a tutte le età, con tre milioni di copie vendute e che con le 300.000 di “Ridi che è meglio” hanno conquistato il record nazionale per i libri a fumetti.
Cattive notizie invece per le strisce, nonostante pure quelle abbiano sempre fatto ridere e un tempo fossero il simbolo del fumetto intellettuale, oggi ridotte ai margini dello scenario con un esiguo 1,2%. Che dire, i gusti cambiano. Il fumetto in libreria e in fumetteria sembra insomma in discreta salute; non così quello popolare a grande diffusione. Pur con numeri ancora alti, i periodici attraversano una fase di grave flessione, dovuta al mutamento delle abitudini di lettura e alla concorrenza degli altri media, nonché alla crisi delle edicole. Che è un serpente che si morde la coda, poiché il calo degli acquisti porta alla loro chiusura e la riduzione dei punti vendita disabitua e scoraggia i lettori di comics, con severe conseguenze per la professione. Se le centinaia di migliaia di copie una tantum segnano un primato per i fumetti in libreria, in passato per quelli da edicola erano ogni mese e persino ogni settimana uno standard e solo i periodici garantiscono – seppure relativamente – stabilità e continuità lavorative, mentre la condizione dell’autore di graphic novel è più simile a quella dello scrittore di romanzi, con un libro pubblicato all’anno…se si ha la fortuna d’incontrare il favore dei lettori. Pochi riescono a mantenercisi, meno ancora a guadagnare bene e qui sta il senso dell’aforisma di Wilde citato all’inizio, perché per decenni, quando i fumetti erano considerati una narrazione di serie B adatta al massimo ai bambini o agli incolti, noi autori ci siamo industriati per far riconoscere al nostro medium uno status più elevato. L’abbiamo ottenuto.
Cattive notizie invece per le strisce, nonostante pure quelle abbiano sempre fatto ridere e un tempo fossero il simbolo del fumetto intellettuale, oggi ridotte ai margini dello scenario con un esiguo 1,2%. Che dire, i gusti cambiano. Il fumetto in libreria e in fumetteria sembra insomma in discreta salute; non così quello popolare a grande diffusione. Pur con numeri ancora alti, i periodici attraversano una fase di grave flessione, dovuta al mutamento delle abitudini di lettura e alla concorrenza degli altri media, nonché alla crisi delle edicole. Che è un serpente che si morde la coda, poiché il calo degli acquisti porta alla loro chiusura e la riduzione dei punti vendita disabitua e scoraggia i lettori di comics, con severe conseguenze per la professione. Se le centinaia di migliaia di copie una tantum segnano un primato per i fumetti in libreria, in passato per quelli da edicola erano ogni mese e persino ogni settimana uno standard e solo i periodici garantiscono – seppure relativamente – stabilità e continuità lavorative, mentre la condizione dell’autore di graphic novel è più simile a quella dello scrittore di romanzi, con un libro pubblicato all’anno…se si ha la fortuna d’incontrare il favore dei lettori. Pochi riescono a mantenercisi, meno ancora a guadagnare bene e qui sta il senso dell’aforisma di Wilde citato all’inizio, perché per decenni, quando i fumetti erano considerati una narrazione di serie B adatta al massimo ai bambini o agli incolti, noi autori ci siamo industriati per far riconoscere al nostro medium uno status più elevato. L’abbiamo ottenuto.
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