Impara l’arte e mettila da parte, ma sullo scaffale dei fumetti
Preziose tavole d’autore, copertine da collezione e fascicoli introvabili tra musei, aste e gallerie specializzate
Alessandro Sisti
|14 ore fa

Alcune tavole di "Blueberry" di Charlier e Giraud sono esposte al PAFF di Pordenone
Ricordate qualche anno fa la moda del “parlare in corsivo”? Ovviamente era solo uno scherzo, che attraverso la pronuncia leziosa e caricaturale fingeva di rendere l’inclinazione dei caratteri per dare ai suoni l’enfasi di un testo stampato. Un gioco linguistico, tuttavia è innegabile che in certe parole sia possibile sentire non il corsivo, ma l’iniziale maiuscola. Per esempio in “Arte”, quando s’intende quella dei massimi capolavori, che incutono rispetto e soggezione. Raramente riferendosi ai comics, seppure ormai siano stati bollinati come espressione culturale sia popolare sia alta, nondimeno un fumetto può essere d’arte, per la precisione la Nona Arte. La definizione risale al 1964, quando il critico cinematografico e fumettistico francese Claude Beylie la coniò per un articolo sulla rivista “Lettres et Médecins”, aggiungendo l’arte delle bandes dessinées – come si chiamano oltralpe – alle precedenti otto, ovvero architettura, pittura, scultura, musica, poesia, danza, cinema e televisione. Basta a sancire la natura artistica di tavole e vignette? Dipende, per cominciare è indispensabile che siano belle, dato che Giulio Carlo Argan, autorevole storico dell’arte del secolo scorso (per cui sapeva cosa diceva), descrisse l’arte come “la misura superiore del lavoro”. Quindi un po’ tutto può essere arte, fumetti compresi a patto che ti lascino a bocca aperta, ma per non sbagliare cerchiamo qualche altra prova.

La vera arte è di casa nei musei e quelli dedicati alla letteratura disegnata non mancano. Se l’argomento v’intriga e state già pianificando le prossime vacanze, chiedete al navigatore la strada per il PAFF, il Palazzo del Fumetto di Pordenone. Il PAFF allestisce eventi, mostre temporanee e ospita l’International Museum of Comic Art curato da Luca Raffaelli, fra i più importanti esperti del settore. La collezione spazia dalla fine dell’Ottocento al presente in più di duecento tavole, da “Diabolik” a “Tex”, “Topolino”, “Blueberry” di Jean-Michel Charlier e Jean Giraud e manga come “One Piece” o “Naruto”. Fra gli originali di maggior pregio, una tavola di Geo McManus (quello di “Arcibaldo e Petronilla”), due di Will Eisner e una striscia dei “Peanuts” di Charles Shulz. Da nord a sud, tra le mura del cinquecentesco monastero di Santa Chiara si trova il Museo del Fumetto di Cosenza, che organizza incontri e workshop con gli autori ed espone in permanenza opere di Ivo Milazzo, del bonelliano Angelo Stano, di Milo Manara, Tanino Liberatore, dell’argentino Enrique Breccia e di Andrea Pazienza, del quale conserva anche la moto. Bisogna invece aspettare per visitare quelle che sono probabilmente le due raccolte più cospicue d’Italia. La prima appartiene al MUF, Museo del Fumetto e dell’Immagine di Lucca, città fumettistica per eccellenza grazie al suo festival internazionale, forte di 30.000 tavole originali e disegni, dal “Signor Bonaventura” di Sergio Tofano a “Lupo Alberto” di Silver, nonché di 500.000 pubblicazioni d’epoca. Nato da un progetto di Gianni Bono, storico del fumetto di primo piano, e inaugurato nel 2002, il MUF ha però chiuso i battenti nel 2014 e solo la settimana scorsa è stato presentato il progetto della sua riapertura al pubblico, che dovrebbe vederlo traslocare dall’ex caserma che lo accoglieva all’ex manifattura tabacchi lucchese. Il milanese WOW Spazio Fumetto vanta a sua volta un archivio di circa mezzo milione di pezzi fra tavole, manifesti e quant’altro, che data la vastità veniva esposto a rotazione in rassegne monografiche. Veniva, poiché essendo scaduta la concessione dello spazio di proprietà comunale dov’era collocato e in seguito a controversie con l’amministrazione locale, il WOW ha lasciato Milano alla volta di Monza, dove s’insedierà in un’ex biblioteca civica. Comunque, casomai foste di quelli che le ferie o all’estero o niente, potete fare rotta per Bruxelles per una capatina al Centre Belge de la Bande Dessinée, oppure in Francia con il Musée de la Bande Dessinée di Angouléme, o concedervi un salto a Londra al The Cartoon Museum.
In fatto di musei, insomma, la nona arte è messa benino e lo stesso quanto a gallerie specializzate, dove gli originali si possono acquistare. Per citarne alcune fra le più note sul territorio nazionale, a Milano si contano lo Spazio Papel, la Krazy Art Gallery e la Galleria Nuages, attiva dal 1981. Da trent’anni è aperta a Torino la galleria e casa d’aste Little Nemo, mentre a Roma ha sede la Cart Gallery, la prima dedicata ai comics nella capitale. Fra le case d’asta, anche la prestigiosa Finarte opera sul mercato in espansione delle tavole d’autore, che si rivolge agli appassionati, però può avere finalità d’investimento. Sì, perché se musei e gallerie dimostrano il valore intellettuale del fumetto, caratteristica distintiva dell’Arte con la “A” maiuscola e il suo valore venale. Consistente e perfino inestimabile quando si parli di Cellini, Picasso o Man Ray, dunque è naturale chiedersi quali siano le quotazioni dei fumettisti celebri. Non saranno quelle astronomiche che leggereste sul cartellino del prezzo di un Van Gogh, ma se credete che dei disegni fatti per i giornaletti non valgano più di tanto, vi attende una sorpresa. Al presente il record appartiene alla copertina realizzata nel 1936 da Hergé per l’avventura “Il Loto Blu” del suo eroe Tintin, relativamente poco conosciuto da noi ma per il quale stravede il pubblico franco-belga, battuta all’asta per 3.200.000 euro. Le doppie pagine di Tintin sono invece valutate da 1,5 a 2,6 milioni. Se non vi va di spendere così tanto, puntate sui supereroi. La copertina di “Batman” n. 423 del 1988, disegnata da Todd McFarlane, è stata venduta per 781.250 dollari e quella di “Spider-Man” n. 328 dello stesso artista a 657.250. La tavola finale de “L’Incredibile Hulk” n. 180, dove appare per la prima volta Wolverine, è passata di mano a 657.000 dollari, mentre per le pagine interne de “Il Ritorno del Cavaliere Oscuro” di Frank Miller ne bastano 500.000.

Dall’universo supereroistico di Marvel e DC Comics a quello Disney, un caso particolare riguarda Carl Barks, inventore di Zio Paperone, Archimede Pitagorico e di svariati altri personaggi, i cui dipinti a olio raffiguranti Paperon de’ Paperoni costano mezzo milione di dollari. Li batte tutti non un pezzo unico bensì un albo stampato, ancorché raro: una copia del primo numero di “Superman” del 1939, ceduta nel 2025 a 9.120.000 dollari. Concentrandosi (con un certo provincialismo) sui disegnatori americani, il collezionismo statunitense ne fa lievitare le valutazioni lasciando più accessibili gli europei: una tavola di Hugo Pratt, al momento il più richiesto, vale dai 20.000 ai 50.000 euro. Se però aveste in mente d’iniziare una raccolta, sta prendendo piede l’uso di richiedere agli autori lavori su commissione. Secondo la complessità, i costi vanno da qualche decina di euro per un disegno in bianco e nero (o per gli esordienti, sperando che diventino famosi) fino a poche centinaia per opere più elaborate, toccando cifre a tre zeri solo per gli artisti più affermati. Tirando le somme, i fumetti hanno conquistato la gloria museale, il pubblico raffinato delle gallerie e a certi livelli valgono vagonate di soldi, pertanto li possiamo dichiarare ufficialmente Arte. Anche se magari non proprio tutti e quando a chiedermelo sono gli aspiranti fumettisti dei corsi, a mia volta domando quali fumetti, perché tanti non li vorrei neppure per incartare la verdura. Dopodiché concludo «Quindi datevi da fare, perditempo»!






