Case di Rocco, dal ministero ok alla demolizione, ma Italia Nostra chiede lo stop: «Prima nuove verifiche»
La Commissione regionale esclude l'interesse culturale dell'edificio seicentesco di via Emilia Pavese. Il Comune annuncia l'abbattimento nei prossimi giorni. Ma Italia Nostra scrive alla Soprintendenza e sollecita un riesame della documentazione storica. Chiesto anche l'accesso agli atti del Comune. La Guardia archeologica nazionale si unisce alla protesta contro l'abbattimento dell'edificio seicentesco.
Redazione Online
|1 settimana fa

Case di Rocco - Lezoli
Via libera alla demolizione della Casa del guardiano del ponte, in località Case di Rocco a Piacenza. La Commissione regionale per il Patrimonio culturale dell'Emilia-Romagna, organismo del Ministero della Cultura, ha stabilito che l'edificio seicentesco di via Emilia Pavese 270 non presenta i requisiti di interesse culturale necessari a imporne la conservazione. Il Comune ha quindi annunciato che l'abbattimento, disposto per ragioni di sicurezza, avverrà nei prossimi giorni. Ma la decisione continua a suscitare proteste: l'associazione "Guardia archeologica nazionale" a chiedere di fermare le ruspe e di approfondire ulteriormente il valore storico del fabbricato. Intanto Italia Nostra, sezione di Piacenza, ha scritto alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Parma e Piacenza, chiedendo con urgenza di valutare un riesame della documentazione storica e architettonica prima che entrino in azione le ruspe. La comunicazione è stata inviata per conoscenza anche alla Commissione regionale per il Patrimonio culturale dell'Emilia-Romagna.
Il Ministero: «Edificio privo di pregio»
La Commissione regionale ha definito l'immobile «un'ordinaria architettura rurale di servizio», priva di elementi di particolare pregio artistico o architettonico. Secondo la valutazione ministeriale, il fabbricato, prevalentemente risalente al XVII secolo, ha perso nel tempo le proprie pertinenze e gran parte dell'identità originaria, risultando oggi isolato e fortemente degradato.
A pesare è anche il grave stato di fatiscenza, con il crollo della copertura e il progressivo cedimento dei solai interni. Condizioni che avevano spinto il Comune a emanare il 28 settembre un'ordinanza di demolizione, sulla base degli accertamenti dei Vigili del Fuoco e dei rischi per gli abitanti delle palazzine vicine.
L'abbattimento era stato successivamente sospeso in attesa delle verifiche sul possibile interesse culturale dell'edificio, oggi di proprietà dell'Erario dello Stato. La Commissione ha però escluso la necessità di sottoporlo a tutela, dando così il via libera all'intervento.
Italia Nostra: «Documenti storici da esaminare integralmente»
L'associazione esprime «forte preoccupazione per l'imminenza di un intervento irreversibile» su un edificio del quale, sottolinea, esiste una significativa documentazione storica e architettonica.
Italia Nostra ricorda di avere già trasmesso alla Soprintendenza, attraverso due comunicazioni Pec del 5 e del 9 ottobre, diversi documenti che ritiene meritevoli di un approfondimento. Tra questi una perizia del Tribunale di Piacenza del 23 maggio 2025, che descrive le caratteristiche costruttive ancora presenti nel fabbricato, e un articolo del 30 novembre 2002 contenente i pareri degli architetti Ugo Galluppi e Marcello Spigaroli e di Carlo Emanuele Manfredi.
Secondo l'associazione, questa documentazione dovrebbe essere portata integralmente all'attenzione degli organi competenti, anche alla luce dell'imminente demolizione.
Il precedente del Comune e la richiesta di accesso agli atti
Un altro elemento sul quale insiste Italia Nostra riguarda un precedente procedimento amministrativo richiamato nella perizia giudiziaria del 2025. Secondo quanto riportato nel documento, in passato il Comune avrebbe respinto una proposta di demolizione e ricostruzione proprio in considerazione della natura storica del fabbricato.
Per fare chiarezza su questa circostanza, Italia Nostra ha presentato un'istanza di accesso agli atti, con l'obiettivo di acquisire il relativo provvedimento comunale e il parere espresso dalla Commissione per la Qualità Architettonica e il Paesaggio.
L'associazione chiede quindi di verificare se la documentazione già trasmessa e gli atti amministrativi ancora da acquisire possano giustificare un riesame o ulteriori accertamenti prima dell'abbattimento.
«Mettere in sicurezza senza abbattere»
Italia Nostra precisa di non voler sottovalutare le esigenze di sicurezza pubblica, che hanno portato all'ordinanza di demolizione del 28 settembre.
Chiede tuttavia che vengano prese in considerazione, qualora tecnicamente praticabili, «misure provvisorie di protezione dell'area e di contenimento del rischio» capaci di evitare, almeno temporaneamente, la perdita dell'edificio senza compromettere l'incolumità delle persone.
La richiesta, formulata nello spirito di collaborazione istituzionale e nell'interesse della conservazione del patrimonio storico locale, si conclude con la sollecitazione di un riscontro immediato da parte della Soprintendenza.
"Guardia archeologica": «Quattro secoli di storia non si cancellano»
Sulla stessa linea anche la posizione di "Guardia archeologica nazionale", una organizzazione attiva soprattutto in area Veneta che interviene sulla vicenda con un comunicato firmato dal fondatore Paolo Caratossidis.
«Non contestiamo il dovere di garantire la sicurezza dei cittadini. Contestiamo l'idea che, di fronte a un edificio storico degradato, la demolizione possa essere considerata inevitabile senza una verifica approfondita delle alternative», afferma Caratossidis.
L'organizzazione richiama le origini seicentesche del fabbricato e la più antica storia dell'area, ricordando che il toponimo Casa di Rocco sarebbe già documentato nel 1248. Cita inoltre una perizia del 2025 secondo la quale, in passato, proprio il Comune avrebbe impedito un intervento di demolizione e ricostruzione per salvaguardare le caratteristiche storiche dell'immobile.
«Non possiamo accettare che quattro secoli di storia vengano liquidati attraverso una valutazione della quale chiediamo di conoscere integralmente i presupposti. Prima di distruggere, bisogna essere certi di avere compreso ciò che si sta distruggendo», aggiunge Caratossidis.

Chiesta una nuova sospensione dei lavori
L'associazione sollecita il Comune a valutare la sospensione dell'ordinanza di demolizione, richiamando l'articolo 21-quater della legge 241 del 1990, e chiede al Ministero della Cultura di riesaminare il procedimento di verifica dell'interesse culturale.
L'organizzazione invita inoltre a rivalutare la documentazione storico-archivistica, i precedenti provvedimenti comunali e le perizie tecniche, verificando la possibilità di mettere in sicurezza l'edificio senza abbatterlo.
La posizione si aggiunge alle precedenti prese di posizione di Italia Nostra e degli ambientalisti, che avevano chiesto di salvaguardare la testimonianza storica rappresentata dalla vecchia Casa del guardiano del ponte.
Per il Comune, invece, la priorità resta la sicurezza dei residenti e, dopo il pronunciamento della Commissione regionale, non risultano più ostacoli legati alla tutela culturale all'esecuzione dell'ordinanza. La demolizione è quindi prevista nei prossimi giorni, salvo ulteriori provvedimenti.
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