L’aglio piacentino fa fatica a decollare: eppure è il più buono
«Qualità uniche», dice Braceschi (Cattolica). «Ma serve trovare, uniti, una strategia per stare sul mercato», dice l’imprenditore Delfanti
Valentina Paderni
|2 ore fa

L’aglio piacentino punta a conquistare la grande distribuzione. Per farlo ha bisogno di fare rete con i produttori di tutta Italia. È quanto emerso in occasione del convegno divulgativo organizzato ieri mattina per la 51esima edizione della Fiera dell’aglio.
Serve uno scatto, anche perché «la produzione di aglio piacentino non decolla», dichiara Francesco Rastelli, presidente Copap, evidenziando come «nell’ultimo quinquennio non si sono raggiunti i risultati che si sarebbero dovuti raggiungere, motivo per cui i prezzi dovrebbero aumentare. A livello produttivo, poi, la media non è stata buona. L’aglio piacentino produce il 20 per cento in meno rispetto agli altri nazionali, è più debole sul mercato». Le difficoltà, è stato detto, sono da ritrovarsi nelle non favorevoli condizioni climatiche, nella mancanza di manodopera e di ricambio generazionale.
Ma, l’aglio piacentino, con un disciplinare di produzione che qualifica e migliora la filiera, ha qualità straordinarie ed uniche. Messe in luce dal professore dell’Università Cattolica di Piacenza Gian Paolo Braceschi.
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