Terapia intensiva di Castello, donato un ecografo portatile

Si tratta di una sonda wireless - spiega Elisa Nicelli - che si collega tramite app dedicata ai dispositivi già in dotazione al reparto, oltre che a tablet e smartphone

Redazione Online
|2 ore fa
Terapia intensiva di Castello, donato un ecografo portatile
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Compatto, wireless e utilizzabile direttamente al letto del paziente: è l'ecografo portatile che Ugo Beretta ha donato alla Terapia intensiva e sub-intensiva Val Tidone di Castel San Giovanni. Si tratta del Mindray TE Air e5M, una sonda palmare che integra in un unico dispositivo una componente convex e una lineare, con funzioni Doppler. Lo strumento è pensato per supportare le attività diagnostiche e assistenziali nei momenti in cui rapidità e precisione sono decisive.
La donazione è stata accolta dalla direttrice generale Paola Bardasi e dal direttore sanitario Andrea Magnacavallo. Erano presenti anche Ruggero Massimo Corso, direttore del dipartimento Emergenza-urgenza e Area critica e della Terapia intensiva e sub-intensiva Val Tidone, e due professionisti della struttura: Francesco Feoli, responsabile del coordinamento dell'attività anestesiologica al presidio di Castel San Giovanni, ed Elisa Nicelli, dirigente medico. 
«Si tratta di una sonda ecografica wireless - spiega Elisa Nicelli - che si collega tramite app dedicata ai dispositivi già in dotazione al reparto, oltre che a tablet e smartphone. In questo modo possiamo eseguire le valutazioni direttamente accanto al paziente. Il doppio trasduttore e le funzioni Doppler la rendono uno strumento versatile, di grande interesse per il nostro gruppo. Nella gestione dell'urgenza intraospedaliera ci consente di intervenire senza spostare apparecchiature ingombranti. La utilizziamo poi per il posizionamento ecoguidato degli accessi vascolari, per la diagnostica al letto del paziente e lungo tutto il percorso anestesiologico e perioperatorio».
Un presidio al servizio della rete anestesiologica aziendale
«L'attività anestesiologica dell'Ausl di Piacenza - sottolinea Ruggero Massimo Corso - è organizzata in modo trasversale sui tre presidi ospedalieri di Piacenza, Fiorenzuola e Castel San Giovanni, con circa 10mila interventi chirurgici all'anno. A Castel San Giovanni, lo scorso anno, sono stati eseguiti poco meno di 3mila interventi e sono stati assistiti circa 400 pazienti in area di recovery. Si tratta di pazienti intensivi, semi-intensivi e di persone che necessitano di monitoraggio postoperatorio prima del rientro in reparto».
«La Terapia intensiva e sub-intensiva Val Tidone - spiega Francesco Feoli - dispone di due posti letto intensivi e quattro semi-intensivi, gestiti in modo flessibile per modulare l'assistenza in base alle condizioni dei pazienti. La differenza tra le due aree non riguarda solo il livello di monitoraggio, ma soprattutto l'intensità delle cure. La terapia intensiva accoglie pazienti in condizioni critiche che necessitano di supporto delle funzioni vitali. La semi-intensiva garantisce un monitoraggio più approfondito rispetto al reparto ordinario. È destinata ai pazienti sottoposti a interventi chirurgici complessi e a quelli che, dopo la terapia intensiva, richiedono una riduzione graduale dell'intensità assistenziale prima del trasferimento in degenza ordinaria. La struttura assicura così continuità nelle diverse fasi del percorso di cura».