Cassa integrazione alla Lpr, l’azienda replica a Usb: «Abbiamo rispettato la legge»

Il sindacato aveva denunciato l’esclusione dalla procedura annunciando sciopero e mobilitazione. Lo stabilimento: «Mai ostacolata la libertà sindacale»

Redazione Online
|1 ora fa
Uno scorcio della ditta Lpr a San Nicolo
Uno scorcio della ditta Lpr a San Nicolo
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«La mancata inclusione di Usb nelle procedure per la cassa integrazione è legata all’applicazione dei principi dettati dalla legge». Lpr replica alle accuse lanciate nei giorni scorsi dalla Federazione provinciale Usb Lavoro Privato e interviene così sulla vertenza sindacale apertasi nello stabilimento di San Nicolò.
Il sindacato aveva denunciato quella che considera un’esclusione «grave e illegittima» dalle procedure per la Cassa integrazione guadagni ordinaria (Cigo), annunciando l’avvio dello sciopero e di una «mobilitazione permanente» che potrebbe tradursi anche in presidi e blocchi delle attività produttive. Una ricostruzione alla quale ora l’azienda risponde, sostenendo di essersi mossa nel rispetto delle norme.
Il punto centrale riguarda il riconoscimento di Usb quale interlocutore nella procedura. Secondo Lpr, «per essere riconosciuta come interlocutore sindacale a tutti gli effetti in una singola azienda», un’organizzazione deve possedere i requisiti previsti dall’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori.
L’azienda richiama in particolare la firma del contratto collettivo applicato nello stabilimento o la partecipazione alle trattative per la sua stipula e, alla luce della sentenza 156/2025 della Corte costituzionale, il requisito della maggiore rappresentatività comparata a livello nazionale nel settore di riferimento.
«Usb Lavoro Privato non risulta firmataria del contratto collettivo applicato presso lo stabilimento di San Nicolò», sottolinea Lpr, aggiungendo di essere in attesa della documentazione che attesti la rappresentatività comparata a livello nazionale del sindacato nel comparto metalmeccanico.
L’azienda respinge inoltre l’accusa di aver limitato l’attività sindacale: «Lpr non ha comunque mai ostacolato né intende farlo la libertà sindacale di cui all’articolo 14 dello Statuto dei lavoratori».
La Cigo al centro della controversia, precisa ancora lo stabilimento, è stata attivata a causa delle «note difficoltà del settore automotive» e segue quella utilizzata nel luglio scorso per tutelare i lavoratori dalle alte temperature. Secondo Lpr, la procedura è stata espletata rispettando le norme, «nella massima trasparenza», mentre ragioni e modalità di applicazione sarebbero state illustrate ai dipendenti attraverso apposite assemblee.
Di tutt’altro avviso Usb, che nei giorni scorsi aveva fatto sapere di considerare la propria esclusione dalla procedura «la punta dell’iceberg di una condotta aziendale opaca». La rottura, secondo la ricostruzione del sindacato, sarebbe maturata dopo la comunicazione ricevuta il 25 agosto con la quale Lpr avrebbe escluso Usb dalle procedure per la Cigo. La Federazione provinciale sostiene di essere «ampiamente rappresentativa» nello stabilimento e di contare oltre cento iscritti.
La contestazione, tuttavia, non riguarda soltanto la cassa integrazione. Usb denuncia anche trasferimenti di personale verso altri stabilimenti, attraverso turni e disposizioni che, secondo il sindacato, non terrebbero adeguatamente conto delle tutele previste dalla normativa e dall’articolo 2103 del Codice civile.
Tra le altre questioni sollevate figurano la mancata formalizzazione delle Rsa nominate, il diniego del diritto di assemblea e presunti «atteggiamenti ostili» verso i dipendenti che scelgono di aderire a Usb. «Parliamo di maestranze e lavoratori storici che da anni mettono la propria vita e professionalità al servizio di questa azienda», aveva sottolineato il sindacato.
Da qui la decisione di proclamare lo sciopero e avviare una mobilitazione che Usb prospetta come permanente. Il sindacato aveva tuttavia lasciato aperta la porta al confronto, chiedendo un tavolo urgente per approfondire le condizioni industriali dello stabilimento e le prospettive occupazionali.
«Siamo pronti al dialogo, ma se la risposta è la chiusura unilaterale, sarà la piazza a parlare», aveva concluso Usb.