Uomini autori di maltrattamenti, in 197 hanno chiesto aiuto

«Il percorso che funziona fa sì che la persona si renda conto che esiste un rischio di reato o recidiva; conoscere i campanelli d’allarme è un traguardo importante, anche perché sa di poter contare sui professionisti che ha attorno»

Elena Caminati
|9 ore fa
Violenza sulle donne
Violenza sulle donne
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«Riconoscere la violenza è il primo passo per fermarla». Sono le parole di Silvia Merli, presidente di Cipm Piacenza, centro per la promozione della mediazione specializzato nella prevenzione della violenza a tutto tondo, offre anche un percorso trattamentale per gli uomini che si sono resi autori di questo genere di reati tra i più odiosi. Merli descrive la realtà locale che coordina: «Il progetto si divide su più aree di intervento: la sensibilizzazione nelle scuole, in collaborazione coi comuni, le associazioni sportive; la formazione per gli operatori; e l’area trattamentale sia esterna sia all’interno degli istituti di pena». Il progetto si chiama «Soggetti autori di violenza: prevenzione e recupero» in collaborazione con il Comune di Piacenza. Si svolge presso l’istituto di pena e viene realizzato, d’intesa con la direzione della Casa Circondariale, all’interno di Territori per il Reinserimento, sostenuto dall’amministrazione comunale e sostenuto da Cassa Ammende e regione Emilia Romagna.
«I programmi trattamentali vanno a lavorare sulla consapevolezza degli agiti commessi che vanno nella direzione di abbassare la recidiva – spiega Merli – Il programma dura almeno un anno e si sviluppa in un percorso di gruppo». I numeri sono eloquenti: nel 2025 sono stati presi in carico 197 utenti, nel primo semestre di quest’anno sono già 66 le nuove richieste. «Numeri alti – commenta la presidente Merli – che si mantengono pressoché inalterati nel corso degli ultimi anni». Gli uomini maltrattanti arrivano al percorso di trattamento su segnalazione dei servizi, dei familiari, degli avvocati, del tribunale o, in numero minore, spontaneamente; «quest’ultimo caso presuppone che il soggetto si sia già, in parte, reso conto delle azioni e chieda un supporto». Gli accessi arrivano anche dal protocollo Zeus attivato con la questura, attraverso il quale si invitano i soggetti ammoniti dal questore a prendere parte al percorso trattamentale per prevenire veri e propri reati.
«Questo è un ottimo intervento di prevenzione, perché prima si interviene, minore è il rischio di commettere i reati - ha commentato Merli – un percorso che funziona fa sì che la persona si renda conto che esiste un rischio di reato o recidiva; conoscere i campanelli d’allarme è un traguardo importante, anche perché sa di poter contare sui professionisti che ha attorno».
L’équipe che si occupa del trattamento è adeguatamente formata e multidisciplinare formata da psicologi, psicoterapeuti, criminologi, mediatori, sociologi, sessuologi, educatori, avvocati e consulenti legali, in modo da approcciarsi ai singoli casi in modo completo, ognuno per quello che gli compete.