La notizia del bimbo morto riapre altro dolore «Il mio reclamo all’Ausl fu inascoltato»

La segnalazione che un altro papà fece otto mesi prima della tragedia «Le induzioni e il cesareo impossibile. Speravo si evitassero altri calvari»

Elisa Malacalza
Elisa Malacalza
|5 ore fa
La notizia del bimbo morto riapre altro dolore «Il mio reclamo all’Ausl fu inascoltato»
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Quando ha letto l’articolo di Libertà sul risarcimento da circa 600mila euro cui è stata condannata l’Ausl per la morte di un bimbo durante il parto, ha sentito una fitta di dolore al petto, per lui e per i suoi genitori. Quando, poi, ha letto la data della morte del neonato, 10 ottobre 2019, è stato come se gli scoppiasse una bomba in testa: il 4 febbraio di quello stesso anno, infatti, anche lui, un papà piacentino, aveva presentato un duro reclamo alla direzione dell’Ausl per i quasi 4 giorni di induzione al parto con ossitocina cui era stata sottoposta la moglie, senza alcun risultato se non quello di un’emorragia e di una sofferenza fetale fermati solo dal cesareo in extremis.
Nel silenzio di questi giorni dell’Ausl (anche ieri abbiamo chiesto all’azienda un commento), Francesco, nome di fantasia, rilegge con dolore le righe di quei giorni, inviate all’Ausl sette anni fa: “Reclamo per la grave imperizia nella decisione di attuare in modo ostinato, fino a “strenue” conseguenze, il protocollo d’induzione al parto col risultato di aver compromesso la salute psicofisica di mia moglie e di mio figlio”.