Maturità, nei nuovi colloqui le confessioni dei ragazzi
Favari: "Per qualche minuto la scuola ha ascoltato". Il post della preside virale sul web. Incontrati giovani segnati da lutti, difficoltà familiari o percorsi migratori ma anche riconoscenti verso compagni e insegnanti

Simona Segalini
|2 ore fa

Foro di repertorio di un'esame di maturità
Mentre si stanno concludendo gli ultimi colloqui per i 2.299 maturandi piacentini, la riflessione pubblicata sui social dalla dirigente scolastica Simona Favari, presidente di una delle 56 commissioni d’esame della provincia, ha raccolto centinaia di condivisioni e oltre mille apprezzamenti.
Al centro della sua esperienza c’è la novità introdotta quest’anno all’orale della maturità: l’autopresentazione iniziale dello studente. Un momento che, secondo la preside, ha permesso di guardare oltre voti e programmi. «Dobbiamo smettere di raccontare i ragazzi attraverso etichette troppo semplici», osserva Favari. «Fragili, ansiosi, digitali: definizioni che colgono aspetti reali ma non bastano a descrivere la complessità delle loro storie».
Nei colloqui la dirigente ha incontrato giovani segnati da lutti, difficoltà familiari o percorsi migratori, ma anche profondamente riconoscenti verso compagni e insegnanti che hanno lasciato un segno. «Mi ha colpito la sincerità con cui si sono raccontati. Non ho sentito discorsi costruiti per piacere alla commissione, ma riflessioni autentiche su ciò che la scuola ha rappresentato nelle loro vite».
Favari vede una generazione segnata dall’incertezza ereditata dagli anni della pandemia, ma anche capace di accogliere le differenze con naturalezza e meno pregiudizi rispetto agli adulti. Al tempo stesso emerge un forte bisogno di dare senso al proprio percorso e al futuro.
La dirigente non nasconde però le criticità: «La scuola a volte accompagna e sostiene, altre volte non riesce a vedere le ferite che i ragazzi portano con sé».
Per questo considera preziosa la nuova impostazione del colloquio. «Non si tratta di sostituire il rigore della valutazione con l’emozione, ma di collocare la valutazione dentro una storia». E conclude: «Per qualche minuto, prima di tornare a interrogare e valutare, la scuola ha ascoltato. E quello che ha ascoltato dovrebbe interrogarci a lungo».
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