Sir Roger Daltrey: «Accetto questo titolo a nome di tutti coloro che lavorano per il Teenage Cancer Trust. Da rocker, nato nella "working class", questo è un sogno»
L'ex frontman degli Who ha fondato e raccolto oltre 34 milioni di sterline per le cure e il sostegno di giovani malati di cancro

Eleonora Bagarotti
|21 ore fa

Sir Roger Daltrey mostra l'onorificenza ricevuta dal Principe Williams
«Per me è stato un doppio onore perché ho ricevuto questo titolo per il mio lavoro con il Teenage Cancer Trust. Quindi, personalmente è stata un’esperienza meravigliosa ma l’ho accettato a nome di tutte quelle persone che potrebbero non ricevere mai questo onore e senza le quali non avremmo mai avuto il successo che abbiamo ottenuto con la nostra organizzazione benefica».
Queste parole contraddistinguono, ancora una volta, lo stile diretto e la palpabile “umanità” di Roger Daltrey - anzi Sir Roger Daltrey - che non solo è stato il frontman degli Who, il viso e il corpo di Tommy, una delle voci e delle presenze sceniche più pregnanti della storia del rock (al quale si sono ispirati artisti come Robert Plant dei Led Zeppelin), ma anche un attivista che solo nel 2025 ha raccolto, grazie ai concerti benefici, oltre 2.5 milioni di sterline per finanziare cure specialistiche e sostegno ai giovani malati di cancro.
E così Sir Roger Daltrey è stato - finalmente (dopo Mick Jagger e altri artisti, tra i quali alcuni di “dubbio” merito) - insignito del titolo di Cavaliere dal Principe William.
«È stato un momento incredibile, considerando che sono nato durante la Seconda Guerra Mondiale e cresciuto per le strade di Londra. Per un ragazzo come me, nato in una famiglia della “working class”, raggiungere questo traguardo è stato un sogno. La lettera che mi informava del titolo mi è stata recapitata mentre ero in tournée con gli Who. E quasi non ci credevo».
Queste parole contraddistinguono, ancora una volta, lo stile diretto e la palpabile “umanità” di Roger Daltrey - anzi Sir Roger Daltrey - che non solo è stato il frontman degli Who, il viso e il corpo di Tommy, una delle voci e delle presenze sceniche più pregnanti della storia del rock (al quale si sono ispirati artisti come Robert Plant dei Led Zeppelin), ma anche un attivista che solo nel 2025 ha raccolto, grazie ai concerti benefici, oltre 2.5 milioni di sterline per finanziare cure specialistiche e sostegno ai giovani malati di cancro.
E così Sir Roger Daltrey è stato - finalmente (dopo Mick Jagger e altri artisti, tra i quali alcuni di “dubbio” merito) - insignito del titolo di Cavaliere dal Principe William.
«È stato un momento incredibile, considerando che sono nato durante la Seconda Guerra Mondiale e cresciuto per le strade di Londra. Per un ragazzo come me, nato in una famiglia della “working class”, raggiungere questo traguardo è stato un sogno. La lettera che mi informava del titolo mi è stata recapitata mentre ero in tournée con gli Who. E quasi non ci credevo».
Come hanno reagito Pete Townshend e gli altri musicisti che vi hanno accompagnati in quello che è stato l’ultimo tour degli Who?
«Pete era molto felice, è sempre stato un sostenitore del Teenage Cancer Trust, sa quanto io mi ci sia dedicato e ha sempre apprezzato il mio grande impegno. Persino la mia famiglia lo ha saputo al mio rientro e abbiamo festeggiato. Con gli Who abbiamo iniziato il TCT nel 1990 e a fine 2024, quando mi sono ritirato come curatore, i nostri concerti avevano raccolto 34 milioni di sterline che hanno portato alla creazione di 28 unità specializzate all’interno del Servizio Sanitario Nazionale».
«Pete era molto felice, è sempre stato un sostenitore del Teenage Cancer Trust, sa quanto io mi ci sia dedicato e ha sempre apprezzato il mio grande impegno. Persino la mia famiglia lo ha saputo al mio rientro e abbiamo festeggiato. Con gli Who abbiamo iniziato il TCT nel 1990 e a fine 2024, quando mi sono ritirato come curatore, i nostri concerti avevano raccolto 34 milioni di sterline che hanno portato alla creazione di 28 unità specializzate all’interno del Servizio Sanitario Nazionale».

Avete aperto ospedali e case di cura specifiche per i giovani anche negli Stati Uniti. Questa attenzione ai ragazzi sembra andare di pari passo con il pubblico degli Who, specialmente nei primi anni della vostra incredibile carriera.
«E anche negli ultimi! Nelle prime file, ai nostri concerti ci sono sempre stati tanti ragazzi. Magari accompagnavano i loro genitori, ma sta di fatto che conoscevano tutte le parole delle nostre canzoni... comunque sì, questo aspetto di ricevere delle cure adeguate e di farlo in un contesto adatto all’età adolescenziale e, più in generale, giovanile, per me è stata una battaglia da vincere. Nei nostri centri, noi abbiamo non solo medici e strumentazioni all’avanguardia, ma anche operatori e volontari capaci di accogliere, informare e condividere la propria esperienza poiché alcuni di loro sono familiari o ex malati e l’esperienza diretta di chi ci è passato è fondamentale. Io sono fermamente convinto che nessuno debba rimanere indietro, quando si tratta di cancro».
«E anche negli ultimi! Nelle prime file, ai nostri concerti ci sono sempre stati tanti ragazzi. Magari accompagnavano i loro genitori, ma sta di fatto che conoscevano tutte le parole delle nostre canzoni... comunque sì, questo aspetto di ricevere delle cure adeguate e di farlo in un contesto adatto all’età adolescenziale e, più in generale, giovanile, per me è stata una battaglia da vincere. Nei nostri centri, noi abbiamo non solo medici e strumentazioni all’avanguardia, ma anche operatori e volontari capaci di accogliere, informare e condividere la propria esperienza poiché alcuni di loro sono familiari o ex malati e l’esperienza diretta di chi ci è passato è fondamentale. Io sono fermamente convinto che nessuno debba rimanere indietro, quando si tratta di cancro».
A proposito di giovani, come musicista lei ha avviato una collaborazione molto positiva con il Rock‘n’Roll Fantasy Camp a Los Angeles in California, dove tornerà per un’altra masterclass a fine aprile. Cosa sente di trasmettere ai giovani musicisti che vengono a suonare insieme a lei per ricevere i suoi insegnamenti?
«Prima di tutto, apprezzo la loro passione, il loro amore per la musica. La differenza d’età non ha mai contato, per me, sopra e giù dal palco. Difficilmente mi sono sentito in cattedra, anche quando mi sono state fatte domande interessanti. Suoneremo insieme, ci saranno anche Simon Townshend (fratello minore di Pete, che ha suonato la chitarra con gli Who nelle reunion degli ultimi decenni, ndr) e altri musicisti. Sono uno di poche parole, preferisco cantare e salire in palco. Questo è ciò che faremo».
«Prima di tutto, apprezzo la loro passione, il loro amore per la musica. La differenza d’età non ha mai contato, per me, sopra e giù dal palco. Difficilmente mi sono sentito in cattedra, anche quando mi sono state fatte domande interessanti. Suoneremo insieme, ci saranno anche Simon Townshend (fratello minore di Pete, che ha suonato la chitarra con gli Who nelle reunion degli ultimi decenni, ndr) e altri musicisti. Sono uno di poche parole, preferisco cantare e salire in palco. Questo è ciò che faremo».

Ha dichiarato che il segreto è amare ciò che si fa. La frase le fa onore poiché è tipica di chi, con umiltà, mette in secondo piano il proprio talento. Però non tutti hanno il talento di Roger Daltrey!
«Grazie! Comunque il talento serve, aggiungo poi che provare e fare concerti è un lavoro serio e impegnativo. Ma alla base, se non c’è amore, non c’è nulla. Io sono stato fortunato perché non ho mai smesso di amare il mio mestiere, neanche quando gli anni di “Tommy” erano lontani e gli amici sono morti (Keith Moon nel 1978 e John Entwistle nel 2002, ndr). La musica aiuta per la sua bellezza infinita e per l’adrenalina e l’emozione di quando si torna su un palco. Per me è stato così, per Pete molto meno (risata, ndr)».
«Grazie! Comunque il talento serve, aggiungo poi che provare e fare concerti è un lavoro serio e impegnativo. Ma alla base, se non c’è amore, non c’è nulla. Io sono stato fortunato perché non ho mai smesso di amare il mio mestiere, neanche quando gli anni di “Tommy” erano lontani e gli amici sono morti (Keith Moon nel 1978 e John Entwistle nel 2002, ndr). La musica aiuta per la sua bellezza infinita e per l’adrenalina e l’emozione di quando si torna su un palco. Per me è stato così, per Pete molto meno (risata, ndr)».
Il “Tea & Theatre”, anche benefico, tra voi si è definitivamente concluso, dunque?
«Definitivamente. La storia degli Who - o degli Who2 - è stata lunghissima, complicata e straordinaria. Ma, come nel teatro, è arrivato il momento dell’uscita di scena. L’ho fatto anche nel Teenage Cancert Trust, che a fine marzo ha organizzato una settimana di concerti benefici alla Royal Albert Hall, dove suoneranno Manic Street Preachers, Elbow e Wolf Alice e di sicuro in scena ci sarò anch’io. Ma quando ho compiuto 80 anni (Daltrey sta per compierne 82, ndr) ho ceduto il ruolo di curatore:il prossimo anno toccherà a Robert Smith dei Cure, poi, ogni anno, a un artista diverso. E sarà interessante questo ricambio».
«Definitivamente. La storia degli Who - o degli Who2 - è stata lunghissima, complicata e straordinaria. Ma, come nel teatro, è arrivato il momento dell’uscita di scena. L’ho fatto anche nel Teenage Cancert Trust, che a fine marzo ha organizzato una settimana di concerti benefici alla Royal Albert Hall, dove suoneranno Manic Street Preachers, Elbow e Wolf Alice e di sicuro in scena ci sarò anch’io. Ma quando ho compiuto 80 anni (Daltrey sta per compierne 82, ndr) ho ceduto il ruolo di curatore:il prossimo anno toccherà a Robert Smith dei Cure, poi, ogni anno, a un artista diverso. E sarà interessante questo ricambio».

Crede che lei e Pete vi rivedrete, magari per la realizzazione dei Deluxe con gli inediti degli Who che state pubblicando e, so, pubblicherete?
«Anche se non ci siamo mai frequentati nella vita privata, forse capiterà. E se capiterà, ci saluteremo sempre volentieri. Alla fine, ci vogliamo bene».
«Anche se non ci siamo mai frequentati nella vita privata, forse capiterà. E se capiterà, ci saluteremo sempre volentieri. Alla fine, ci vogliamo bene».
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