Tre film che ci aiutano a riflettere suggerendoci come vivere meglio
"Ogni maledetta domenica" di Oliver Stone è una terapia della tenacia, "L’ultima minaccia" di Richard Brooks quella dell’integrità e "Butch Cassidy" di George Roy Hill della autenticità
Valerio Guslandi
|17 ore fa

La locandina del film "Ogni maledetta domenica" di Oliver Stone
Dopo il primo viaggio nel cinema legato all’ambiente militare e alla guerra, continuiamo a scoprire i titoli che ci aiutano a riflettere e a fornirci la soluzione per vivere meglio e non farci abbattere dalle cose della vita. Oggi cerchiamo soluzioni per la sfida più difficile: restare integri quando il contesto intorno a noi si sgretola. Esploriamo il territorio della determinazione. Non quella muscolare dei supereroi, ma quella profondamente umana che nasce dal dubbio, dalla fatica e, a volte, dalla consapevolezza di un tramonto imminente. È la forza che trasforma la rassegnazione in un atto di resistenza consapevole.
Ogni maledetta domenica (1999) di Oliver Stone - La terapia della Tenacia
La Trama: Tony D’Amato (Al Pacino) è un allenatore di football al tramonto, stretto tra una proprietà che è interessata solo ai profitti e una squadra ormai divisa e confusa. Prima della partita decisiva, in uno spogliatoio dove serpeggia tangibilmente l’odore della sconfitta, pronuncia un discorso tanto trascinante quanto simile a un testamento spirituale: nella vita, come sul campo, si vince o si perde “centimetro dopo centimetro”. Soltanto restando uniti, disposti a sacrificarsi per quel minuscolo spazio di dignità, si può risalire dall’inferno. La Cura: È la medicina della resilienza quotidiana. Ci insegna che la forza non risiede in un prodigioso e fortuito salto nel vuoto, ma nella costanza di presidiare ogni millimetro di dignità. È la cura per chi si sente sopraffatto dalla solitudine e riscopre che la propria salvezza è legata a doppio filo a quella degli altri.
La Trama: Tony D’Amato (Al Pacino) è un allenatore di football al tramonto, stretto tra una proprietà che è interessata solo ai profitti e una squadra ormai divisa e confusa. Prima della partita decisiva, in uno spogliatoio dove serpeggia tangibilmente l’odore della sconfitta, pronuncia un discorso tanto trascinante quanto simile a un testamento spirituale: nella vita, come sul campo, si vince o si perde “centimetro dopo centimetro”. Soltanto restando uniti, disposti a sacrificarsi per quel minuscolo spazio di dignità, si può risalire dall’inferno. La Cura: È la medicina della resilienza quotidiana. Ci insegna che la forza non risiede in un prodigioso e fortuito salto nel vuoto, ma nella costanza di presidiare ogni millimetro di dignità. È la cura per chi si sente sopraffatto dalla solitudine e riscopre che la propria salvezza è legata a doppio filo a quella degli altri.

L’ultima minaccia (1952) di Richard Brooks - La terapia dell’Integrità
La Trama: Ed Hutcheson (Humphrey Bogart) dirige uno storico quotidiano di New York, The Day, condannato alla chiusura. Nonostante la fine annunciata, decide di sferrare l’ultimo attacco a un boss della malavita, rischiando la vita per amore della verità. Nel finale, mentre il potere criminale cerca di intimidirlo, il rumore delle rotative diventa il battito cardiaco di una verità che non si può fermare, simbolo del giornalismo che non si piega. La Cura: la risposta di Bogart: “È la stampa, bellezza, la stampa, e tu non puoi farci niente!”, è il vaccino contro il compromesso morale. Ci ricorda che la nostra determinazione etica è l’unica cosa che nessuno può portarci via, nemmeno chi ha il potere di chiuderci la bocca. È un sostegno fondamentale per chi deve scegliere tra la convenienza del silenzio e il peso della propria parola.
La Trama: Ed Hutcheson (Humphrey Bogart) dirige uno storico quotidiano di New York, The Day, condannato alla chiusura. Nonostante la fine annunciata, decide di sferrare l’ultimo attacco a un boss della malavita, rischiando la vita per amore della verità. Nel finale, mentre il potere criminale cerca di intimidirlo, il rumore delle rotative diventa il battito cardiaco di una verità che non si può fermare, simbolo del giornalismo che non si piega. La Cura: la risposta di Bogart: “È la stampa, bellezza, la stampa, e tu non puoi farci niente!”, è il vaccino contro il compromesso morale. Ci ricorda che la nostra determinazione etica è l’unica cosa che nessuno può portarci via, nemmeno chi ha il potere di chiuderci la bocca. È un sostegno fondamentale per chi deve scegliere tra la convenienza del silenzio e il peso della propria parola.

Butch Cassidy (1969) di George Roy Hill - La terapia della Autenticità
La Trama: Butch Cassidy e Sundance Kid sono due fuorilegge ironici e romantici. Diventati un pericolo per la legge, vengono braccati da una task force implacabile lungo le strade di un West che sta diventando sempre più violento e burocratico. Fuggiti in Bolivia pensando di evitare i loro inseguitori, i due si ritrovano bloccati in un casolare, circondati da un intero plotone. Invece di arrendersi a un mondo che non riconoscono più, scelgono di uscire allo scoperto con le armi in pugno, in un fermo immagine che li consegna all’eternità. La Cura: È la determinazione di chi preferisce un finale coerente a una vita in gabbia. Ci insegna che, anche quando il mondo intorno a noi cambia e sembra non esserci più posto per la nostra natura, il modo in cui affrontiamo il destino definisce chi siamo. È la cura per chi vuole mantenere la propria essenza nonostante l’inesorabile scorrere del tempo.
La Trama: Butch Cassidy e Sundance Kid sono due fuorilegge ironici e romantici. Diventati un pericolo per la legge, vengono braccati da una task force implacabile lungo le strade di un West che sta diventando sempre più violento e burocratico. Fuggiti in Bolivia pensando di evitare i loro inseguitori, i due si ritrovano bloccati in un casolare, circondati da un intero plotone. Invece di arrendersi a un mondo che non riconoscono più, scelgono di uscire allo scoperto con le armi in pugno, in un fermo immagine che li consegna all’eternità. La Cura: È la determinazione di chi preferisce un finale coerente a una vita in gabbia. Ci insegna che, anche quando il mondo intorno a noi cambia e sembra non esserci più posto per la nostra natura, il modo in cui affrontiamo il destino definisce chi siamo. È la cura per chi vuole mantenere la propria essenza nonostante l’inesorabile scorrere del tempo.
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