Simone e il canestro della rinascita: «La mia partita più importante»

La storia di Simone Maffei, atleta di Piacebaskin, raccontata a Zona Sport su Telelibertà: dalla malattia che ha cambiato la sua vita al campo dove oggi «mi sento semplicemente un giocatore»

Redazione Online
|2 giorni fa
Simone Maffei (al centro) negli studi di Zona Sport, dove ha raccontato la sua storia
Simone Maffei (al centro) negli studi di Zona Sport, dove ha raccontato la sua storia
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«Nonostante le differenze che sono evidenti, quando siamo sul campo è come se fossimo tutti uguali». Ci sono vittorie che non finiscono sul tabellone. Vittorie silenziose, che valgono più di qualsiasi trofeo. La storia di Simone Maffei è una di queste. Il suo racconto è arrivato negli studi di Zona Sport su Telelibertà, dove alcuni protagonisti di Piace Baskin hanno portato in tv il volto più autentico dello sport inclusivo. Un gioco che mette nello stesso campo ragazzi con abilità diverse, ma soprattutto mette al centro le persone.
Per Simone la partita più difficile è iniziata nel 2019. Aveva appena vent’anni, studiava fisica all’università di Parma e la vita scorreva normale. Poi, improvvisamente, un’emorragia cerebrale ha cambiato tutto, ed è stato costretto ad un lungo percorso di riabilitazione iniziato a Castel San Giovanni. Due anni per provare a rimettersi in piedi, poi una ricaduta e un nuovo intervento chirurgico. Da quel momento la carrozzina è diventata la sua compagna quotidiana.
A cambiare la direzione della sua storia è stato quasi il caso, o forse qualcosa di molto simile a un assist arrivato al momento giusto. Costretto a cambiare abitazione, perché quella in cui viveva non era adatta alle sue nuove esigenze, si imbatte in un vicino che gli racconta di un nuovo modo di praticare sport. «All’inizio non ero molto interessato, non lo conoscevo e il basket non mi era mai piaciuto». Ma poi decide di provare. «Me ne sono innamorato e da lì non ho mai smesso».
Sul campo scopre qualcosa che va oltre il gioco. «Ho trovato prima di tutto un gruppo molto unito. Nonostante le differenze quando siamo sul campo siamo tutti uguali. Ognuno, con le proprie difficoltà, è una parte fondamentale della squadra». Nel baskin ogni atleta ha un ruolo pensato sulle sue capacità. Simone gioca nel ruolo 2. I compagni lo aiutano a spostarsi in campo e lui può tirare senza palleggiare. Dentro lo spogliatoio ha trovato degli amici, una famiglia con cui si è stretto un rapporto profondo. Ma il punto non è la distanza dal canestro. È ciò che succede quando la palla comincia a girare. «Per me è molto importante anche solo per due ore alla settimana smettere di pensare a tutto il resto. Quando sono in campo riesco a dimenticare tutto e mi sento semplicemente un giocatore».
Lo raccontano bene anche le sue compagne. Martina D’Ambrosio, infermiera all’ospedale di Piacenza, si è avvicinata a questa realtà pochi mesi fa. «Mi dà serenità, il sabato è tranquillità e pace. Questi ragazzi mi arricchiscono tantissimo». Per Mariana Vento, una delle giocatrici più esperte, il baskin è diventato molto di più di uno sport. «È una famiglia. Mi ha aiutato a crescere e quando sono arrabbiata tutti mi aiutano». Quest’anno Piace Baskin ha chiuso al primo posto nel girone Lombardia Sud e tra due settimane inizieranno i playoff. «Siamo rimasti imbattuti - dice Martina - e speriamo di esserlo anche nei playoff». Ma per Simone il risultato più importante è già arrivato molto prima della sirena finale. È il momento in cui entra in palestra, sente rimbalzare il pallone e torna a sentirsi parte del gioco. E della vita.