Animali da compagnia, il forno crematorio raddoppia
A Castel San Giovanni in un'ala del capannone del polo logistico. Cani, gatti ma anche conigli, tartarughe e pappagalli vengono portati dai veterinari convenzionati
Mariangela Milani
|2 ore fa

Il capannone di Castel San Giovanni - © Libertà/Massimo Bersani
Un’ala del capannone del polo logistico di Castel San Giovanni dove poche settimane fa è entrato in funzione un forno crematorio per animali da affezione, esteso su 1.200 metri quadrati di superficie coperta e realizzato con un investimento di diversi milioni di euro, è destinata a ospitare un secondo impianto. «Un secondo forno già autorizzato» dice Luca Bussolati, amministratore delegato di Anima Care, la società che gestisce il forno crematorio per animali. Una notizia che potrebbe riaccendere le polemiche, viste le proteste che si erano già levate quando, un anno e mezzo fa, era trapelata la notizia dell’avvio a Castel San Giovanni dell’impianto, il primo nel suo genere in provincia.
«Come già ho avuto modo di sottolineare – dice l’amministratore delegato - si tratta di impianti di ultima generazione, le cui emissioni sono paragonabili a quelle di una normale caldaia domestica. Emissioni peraltro del tutto inodori. Da quando siamo partiti nessuno, nelle aree circostanti, ha mai avvertito il benché minimo odore».
Gli animali morti - principalmente cani e gatti ma anche conigli, tartarughe e pappagalli - vengono conferiti dai veterinari convenzionati con la struttura. I ritiri sono gestiti direttamente dalla società, su segnalazione dei veterinari, e le porta a Castel San Giovanni. «Ogni resto è custodito nella propria sacca, separatamente - ci tiene a sottolineare Bussolati - perché questa non è una discarica: gli animali non sono rifiuti e vengono trattati con la massima sensibilità possibile».

