Cinque ventenni in carcere per tentato omicidio
Di origine egiziana, parteciparono a un'aggressione in branco a due tunisini

Marcello Pollastri
|1 ora fa

Da quella notte di sangue sono passati più di due mesi. Ora, per quell’aggressione che aveva lasciato una lunga scia di sangue per le strade del centro, arrivano cinque arresti. La squadra mobile della questura ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di cinque giovani, tutti ventenni di origine egiziana e residenti a Piacenza, ritenuti dagli investigatori coinvolti nella violenta aggressione ai danni di due cittadini tunisini avvenuta nella notte del 19 giugno.
Il quadro accusatorio è pesante: i cinque sono indagati per tentato omicidio e rapina in concorso. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Mobile, coordinati dalla procura della Repubblica di Piacenza, avrebbero partecipato a un’aggressione organizzata in branco, culminata nell’utilizzo di diversi coltelli e nel ferimento con numerosi fendenti delle due vittime. Nell’assalto sarebbe stato utilizzato anche un cane di grossa taglia, appartenente a uno degli aggressori e aizzato contro i due rivali.
Una ricostruzione che dà una dimensione ancora più inquietante a quanto accaduto quella notte. I due cittadini tunisini erano stati affrontati nella zona di via Chiapponi, in pieno centro storico. Quello che inizialmente sarebbe stato un diverbio tra connazionali era rapidamente degenerato, trasformandosi in una violenza senza controllo. I due giovani erano stati colpiti più volte con un coltello e derubati dei loro averi.
Uno dei fendenti aveva raggiunto anche la schiena. Ma, secondo gli elementi raccolti successivamente dalla polizia, le coltellate erano state indirizzate anche verso altre parti del corpo, comprese zone vitali. Soltanto per una circostanza fortuita le conseguenze dell’aggressione non erano state mortali.
Feriti e sanguinanti, i due erano riusciti comunque a scappare. Una fuga disperata attraverso le strade del centro, nel cuore della notte, mentre il sangue continuava a fuoriuscire dalle ferite. Le tracce lasciate sul percorso avevano impressionato anche gli investigatori: macchie di sangue disseminate lungo le vie del centro e persino impronte di piedi scalzi insanguinati tra piazza Duomo e via Giordano Bruno, in direzione del tribunale.
La loro corsa era terminata nei pressi dell’ospedale. Poco prima delle due, i due giovani si erano presentati in via Campagna, nelle vicinanze del pronto soccorso, con gli abiti completamente insanguinati. Uno dei due era in condizioni particolarmente preoccupanti ed era arrivato a perdere conoscenza. Gli agenti delle volanti erano intervenuti immediatamente, allertando il personale sanitario e facendo scattare gli accertamenti per ricostruire quanto accaduto.
All’epoca, dopo le prime cure, i due feriti erano stati accompagnati in questura per essere identificati e ascoltati dagli investigatori. Le loro testimonianze, insieme a quelle di altri testimoni, hanno rappresentato uno dei punti di partenza dell’inchiesta della squadra mobile.
Da quel momento è cominciato un lavoro investigativo lungo e meticoloso. Gli uomini della Mobile hanno incrociato le dichiarazioni raccolte con le immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona dell’aggressione e lungo le vie percorse dai due feriti. Fotogramma dopo fotogramma, gli investigatori sono riusciti a ricostruire parte della dinamica e a individuare i presunti responsabili.
Secondo la polizia, i cinque destinatari della misura cautelare erano già conosciuti dagli investigatori. I loro nomi erano infatti emersi in precedenti indagini relative a reati contro la persona, contro il patrimonio e in materia di stupefacenti. Gli accertamenti avrebbero inoltre consentito di collegarli a episodi analoghi verificatisi negli anni passati.
L’ordinanza è stata quindi eseguita dalla squadra mobile piacentina con il supporto di altri uffici della questura, ma anche di investigatori di altre province e reparti. Alle operazioni hanno collaborato la squadra mobile di Pavia, i carabinieri di Abbiategrasso e la Polizia di frontiera di Orio al Serio.

