“Chiunque può diventare povero”. Carlo, 44 anni, dorme sui treni
Redazione Online
|11 anni fa


Può capitare a chiunque di finire in povertà. Lo pensa il 60% degli italiani che ha risposto all’indagine del Censis sulla situazione del Paese diffusa oggi e lo testimonia la storia di Carlo, nome di fantasia che attribuiamo a un signore di 44 anni che molti piacentini hanno imparato a conoscere perché, da circa un mese, vive nella zona della stazione con il fedele meticcio dal quale non si separa mai. Carlo, origini bresciane, da 8 anni lavorava nel Piacentino con gli animali, i cavalli in particolare. Una decina di ore al giorno, sei giorni la settimana in cambio di vitto, alloggio e 100 euro al mese, in nero. La crisi si è portata via il lavoro. La casa è diventata il sottopassaggio, la camera da letto spesso è la carrozza di un treno. La famiglia è la gente che vede uno sconosciuto con una ciotola per l’elemosina e si ferma a scambiare due parole.
“La gente rimane stupita nel vedere un uomo italiano che chiede l’elemosina – racconta Carlo – quello di cui ho bisogno è certamente qualche spicciolo per poter mangiare ma ho anche bisogno di parlare con qualcuno altrimenti arrivare a sera, senza un lavoro e senza una famiglia, è molto dura. A Piacenza ho trovato grande generosità. Le forze dell’ordine mi hanno sempre trattato con rispetto, la polizia ferroviaria in particolare ha sempre mostrato sensibilità e umanità. La mattina i ragazzi che vanno a scuola mi lasciano la brioches, il succo di frutta, l’acqua, un gruppo di ragazzine ha fatto addirittura la colletta. Quello che vedo nella gente è la paura di essere al mio posto. Oggi ci sei tu e domani ci potrei essere io, mi dicono”.
Non ha pretese Carlo, “non ho fatto i soldi finora e non li farò – dice – quello che chiedo è un lavoretto che mi consenta di vivere con un po’ di serenità. Io ho fiducia nelle persone, in questo mese ho tirato avanti grazie a loro. Il problema è che ora arriva l’inverno…io vivo in strada…ma me la caverò…comunque me la caverò…”. La solidarietà della gente ha consentito a Carlo di non perdere l’ottimismo. A segnalare la storia alla redazione di Telelibertà è stata Sara, una donna che lavora nella zona della stazione. “Quest’uomo è vittima della crisi e delle circostanze ma è benvoluto perché si vede che è una brava persona. Ci insegnano fin da piccoli ad aiutare il prossimo e abbiamo il dovere morale di farlo. Io e una mia amica lo abbiamo “adottato” ma ora c’è bisogno di un aiuto concreto per offrirgli un lavoro che gli consenta di andare avanti”.
“La gente rimane stupita nel vedere un uomo italiano che chiede l’elemosina – racconta Carlo – quello di cui ho bisogno è certamente qualche spicciolo per poter mangiare ma ho anche bisogno di parlare con qualcuno altrimenti arrivare a sera, senza un lavoro e senza una famiglia, è molto dura. A Piacenza ho trovato grande generosità. Le forze dell’ordine mi hanno sempre trattato con rispetto, la polizia ferroviaria in particolare ha sempre mostrato sensibilità e umanità. La mattina i ragazzi che vanno a scuola mi lasciano la brioches, il succo di frutta, l’acqua, un gruppo di ragazzine ha fatto addirittura la colletta. Quello che vedo nella gente è la paura di essere al mio posto. Oggi ci sei tu e domani ci potrei essere io, mi dicono”.
Non ha pretese Carlo, “non ho fatto i soldi finora e non li farò – dice – quello che chiedo è un lavoretto che mi consenta di vivere con un po’ di serenità. Io ho fiducia nelle persone, in questo mese ho tirato avanti grazie a loro. Il problema è che ora arriva l’inverno…io vivo in strada…ma me la caverò…comunque me la caverò…”. La solidarietà della gente ha consentito a Carlo di non perdere l’ottimismo. A segnalare la storia alla redazione di Telelibertà è stata Sara, una donna che lavora nella zona della stazione. “Quest’uomo è vittima della crisi e delle circostanze ma è benvoluto perché si vede che è una brava persona. Ci insegnano fin da piccoli ad aiutare il prossimo e abbiamo il dovere morale di farlo. Io e una mia amica lo abbiamo “adottato” ma ora c’è bisogno di un aiuto concreto per offrirgli un lavoro che gli consenta di andare avanti”.
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