Crans-Montana, il minuto di silenzio nelle scuole piacentine

Dal Colombini al Gioia, dal Respighi al Volta, le classe delle superiori hanno riflettuto sulla tragedia. La preside Ferri: "Segno di rispetto e solidarietà verso le famiglie colpite"

Thomas Trenchi
|1 giorno fa
Il minuto di silenzio al Colombini - © Libertà/Thomas Trenchi
Il minuto di silenzio al Colombini - © Libertà/Thomas Trenchi
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Ieri in tutte le scuole italiane è stato osservato un minuto di silenzio per ricordare le vittime della tragedia di Crans-Montana, in Svizzera. Anche nel Piacentino le lezioni si sono fermate per sessanta secondi: studenti e insegnanti in piedi, nelle aule, in memoria dei giovani morti nell’incendio scoppiato nella notte di Capodanno in un discobar, probabilmente causato da fontane pirotecniche.
I funerali di cinque delle sei vittime italiane si sono svolti a Roma e Bologna; a Lugano l’ultimo saluto a Sofia Prosperi, la più giovane. Nelle scuole piacentine, il minuto di raccoglimento è stato accompagnato da riflessioni. «Abbiamo accolto l’invito del ministro – spiega Monica Ferri, preside del liceo Colombini – è un segno di rispetto e solidarietà verso le famiglie colpite».
E tra i banchi il pensiero corre inevitabilmente a quella notte. Quante volte i giovani si sono sentiti insicuri dentro un locale? Cosa hanno provato guardando le immagini delle fiamme, delle urla, della fuga disperata? «Da coetanea di quei ragazzi – commenta Miriam Tortolone, neomaggiorenne – ho provato un grande dispiacere. Volevano solo divertirsi, stare insieme, e si sono trovati in una situazione opposta a quella immaginata. Pensare ai genitori è straziante». Mattia Pasini, 18 anni, sottolinea un altro aspetto: «Mi ha colpito vedere giovani della mia età continuare a ballare mentre c’era chi stava male. Forse c’è stata superficialità nel capire il pericolo. Il mio pensiero va alle famiglie, è davvero difficile». Giorgia Civardi, anche lei 18enne, non nasconde una certa inquietudine che lei stessa vive nei locali del divertimento: «Non ero lì e non so cosa si viva in quei momenti, ma mi sento vicina ai familiari. Nelle discoteche a volte mi sento insicura, cerco sempre un’uscita appena entro. Questa tragedia fa riflettere».