"Piacenza nel cuore": le canzoni in dialetto riempiono la piazza di melodie e entusiasmo
Calorosi applausi e pubblico foltissimo per l’evento condotto da Massarini con Maini, Schiavi, Pitacco, Morsia ed altri
Fabio Bianchi
|2 ore fa

"Piacenza nel cuore": la rassegna della canzone dialettale piacentina in Piazza Cavalli, foto di gruppo - © Libertà/Mauro Del Papa
Città ricca di storia nonché “Primogenita” in politica, Piacenza non scorda il dialetto come ribadito in “Piacenza nel cuore 2026”, 31esima edizione, rassegna della canzone dialettale ideata e curata da Marilena Massarini. Il vivace concerto è stato un valido contributo all’identità piacentina, un atto d’amore verso radici e memoria storica, evidente nel sottotitolo “Sant’Antonino, con parole e musiche della nostra terra”.
Allestito in Piazza Cavalli nel giorno del Patrono, in collaborazione con il Comune e con sostegno di Banca di Piacenza e Cooperativa San Martino, ha coinvolto performer molto attenti alle sfumature vernacolari. Importante il saluto iniziale di Katia Tarasconi, sindaca di Piacenza (anche cantante), per rimarcare «la forte sinergia che anima la nostra comunità».
Riportiamo tutto l’interessante programma, specchio di coesione e senso di appartenenza per un auspicato rilancio generazionale. Davanti a un folto pubblico ha aperto l’orchestra “Giacomo Maini” (Matteo Cantarelli, chitarra; il leader Maini, voce e fisarmonica; Claudio Tamborlani, sax e tastiere; Roberto Tamborlani, voce e basso; Fabio Villaggi, batteria) con - fra l’altro - il loro “Lagrimas criollas”. Quindi Massarini, presentatrice brillante e spigliata, è subito entrata nel vivo con “Il tuo mondo” (Claudio Villa) e “La nosa piasa” (Salvaderi-Martini), Mario Schiavi alla chitarra ha poi eseguito la sua “Ferragust”, Schiavi e Milly Morsia “Il du piant” e “Che nona in gamba”.
Allestito in Piazza Cavalli nel giorno del Patrono, in collaborazione con il Comune e con sostegno di Banca di Piacenza e Cooperativa San Martino, ha coinvolto performer molto attenti alle sfumature vernacolari. Importante il saluto iniziale di Katia Tarasconi, sindaca di Piacenza (anche cantante), per rimarcare «la forte sinergia che anima la nostra comunità».
Riportiamo tutto l’interessante programma, specchio di coesione e senso di appartenenza per un auspicato rilancio generazionale. Davanti a un folto pubblico ha aperto l’orchestra “Giacomo Maini” (Matteo Cantarelli, chitarra; il leader Maini, voce e fisarmonica; Claudio Tamborlani, sax e tastiere; Roberto Tamborlani, voce e basso; Fabio Villaggi, batteria) con - fra l’altro - il loro “Lagrimas criollas”. Quindi Massarini, presentatrice brillante e spigliata, è subito entrata nel vivo con “Il tuo mondo” (Claudio Villa) e “La nosa piasa” (Salvaderi-Martini), Mario Schiavi alla chitarra ha poi eseguito la sua “Ferragust”, Schiavi e Milly Morsia “Il du piant” e “Che nona in gamba”.
A metà performance ancora Massarini protagonista con “Quand as parleva in dialett” (Avos) con la vocalist Maristella Zarantonello, “L’amicisia” (Lamberti), “Grap d’uga, vein e basein” (Carella-Serratore) mentre Claudio Tamborlani ha proposto “Super Sette”. Spazio al gallerista-chansonnier Maurizio Sesenna che, con Salvatore Vanella alle tastiere, ha proposto “L’Armando” di Jannacci tradotto in dialetto da Ettore Cravedi, poi “La Bohème” di Aznavour per sottolineare l’aura artistica di Piacenza e, con il chitarrista Maurizio Pitacco, “Gh’è dill vott” di Adriano Vignola. Di quest’ultimo, Pitacco ha eseguito “La zitela” e “Pesgatt blues”, poi ancora Massarini con “Viva Piaseinsa” (Manara), gran chiusura collettiva con l’iconico “Tal digh in piasintein”.
“Piacenza nel Cuore” ha valorizzato l’espressività del dialetto: ricerca e innovazione fra nuove composizioni e reinterpretazioni di brani famosi; qualità del cast per alto livello dell’orchestra accompagnatrice e sensibilità degli autori-cantanti. Infine, come cornice il maestoso Palazzo Gotico per un format ultratrentennale ma ancora valido.
“Piacenza nel Cuore” ha valorizzato l’espressività del dialetto: ricerca e innovazione fra nuove composizioni e reinterpretazioni di brani famosi; qualità del cast per alto livello dell’orchestra accompagnatrice e sensibilità degli autori-cantanti. Infine, come cornice il maestoso Palazzo Gotico per un format ultratrentennale ma ancora valido.
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