Sono tornati a casa due dei sei piacentini bloccati a Tenerife: "Un incubo"
Redazione Online
|6 anni fa

La vacanza da sogno che si trasforma in un incubo. Mare, sole e palme visti solo da lontano, dalla finestra della camera di un ospedale o dell’hotel.
Sono tornati a casa, a Fiorenzuola, due dei sei piacentini bloccati da fine febbraio sull’isola spagnola di Tenerife, quando un medico in pensione e la moglie furono trovati positivi al Covid19. Per loro e per un’altra coppia di loro parenti trovata infetta è scattata, con tempistiche differenti, la quarantena: i quattro sono ancora sull’isola. Non sarà semplice tornare, visto il blocco dei collegamenti tra Spagna e Italia a causa proprio del Coronavirus.
In modo quasi rocambolesco ce l’hanno fatta martedì marito e moglie di Fiorenzuola, che facevano parte della compagnia di 10 persone che si era regalata una vacanza invernale al caldo. Gli altri quattro sono parmensi di Salsomaggiore: due sono tornati, gli altri due non ancora.
“Sono stati 15 giorni molto pesanti – commenta uno dei piacentini che ha fatto ritorno a casa – in cui sapevamo poco e niente di quello che stava accadendo: ci hanno confinato nelle stanze e fatto quattro tamponi a distanza di qualche giorno uno dall’altro, senza però mai comunicarci l’esito. Addirittura una mattina ci siamo trovati la porta della camera di albergo sigillata. Quelli positivi venivano prelevati e portati in ospedale, ma agli altri non veniva comunicato nulla dal personale dell’albergo, né dalle autorità spagnole. Noi italiani eravamo mal visti, è stato molto duro passare 15 giorni così”.
Fortunatamente, il contatto con l’ambasciata italiana in Spagna è stato costante: “Ci hanno seguiti in maniera molto attenta e aiutati in tutte le problematiche che abbiamo trovato. Non ultima, anzi la più rilevante, trovare il volo di ritorno: lunedì a mezzanotte, quasi per caso perché nessuno ci aveva avvertito, abbiamo scoperto che potevamo finalmente andarcene. Solo che il nostro volo per Malpensa era ormai superato e ci hanno trovato i posti su uno per Bologna di martedì. Così in serata siamo finalmente rientrati a casa”.
Restano sull’isola di Tenerife, quindi, ancora quattro piacentini: due coppie di Fiorenzuola.
Sono tornati a casa, a Fiorenzuola, due dei sei piacentini bloccati da fine febbraio sull’isola spagnola di Tenerife, quando un medico in pensione e la moglie furono trovati positivi al Covid19. Per loro e per un’altra coppia di loro parenti trovata infetta è scattata, con tempistiche differenti, la quarantena: i quattro sono ancora sull’isola. Non sarà semplice tornare, visto il blocco dei collegamenti tra Spagna e Italia a causa proprio del Coronavirus.
In modo quasi rocambolesco ce l’hanno fatta martedì marito e moglie di Fiorenzuola, che facevano parte della compagnia di 10 persone che si era regalata una vacanza invernale al caldo. Gli altri quattro sono parmensi di Salsomaggiore: due sono tornati, gli altri due non ancora.
“Sono stati 15 giorni molto pesanti – commenta uno dei piacentini che ha fatto ritorno a casa – in cui sapevamo poco e niente di quello che stava accadendo: ci hanno confinato nelle stanze e fatto quattro tamponi a distanza di qualche giorno uno dall’altro, senza però mai comunicarci l’esito. Addirittura una mattina ci siamo trovati la porta della camera di albergo sigillata. Quelli positivi venivano prelevati e portati in ospedale, ma agli altri non veniva comunicato nulla dal personale dell’albergo, né dalle autorità spagnole. Noi italiani eravamo mal visti, è stato molto duro passare 15 giorni così”.
Fortunatamente, il contatto con l’ambasciata italiana in Spagna è stato costante: “Ci hanno seguiti in maniera molto attenta e aiutati in tutte le problematiche che abbiamo trovato. Non ultima, anzi la più rilevante, trovare il volo di ritorno: lunedì a mezzanotte, quasi per caso perché nessuno ci aveva avvertito, abbiamo scoperto che potevamo finalmente andarcene. Solo che il nostro volo per Malpensa era ormai superato e ci hanno trovato i posti su uno per Bologna di martedì. Così in serata siamo finalmente rientrati a casa”.
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