Tre anni di cohousing a Piacenza: "Inclusione e sfide per la salute mentale"
Redazione Online
|2 anni fa

Tre anni di cohousing a Piacenza: al Teatro dei Filodrammatici, il convegno “Co-housing: buone pratiche e qualità di vita” ha cercato di fare il punto della situazione sullo stato dell’arte dell’abitare supportato: “Ancora c’è molto da fare – chiosa Corrado Cappa, direttore dell’unità operativa complessa Psichiatria di collegamento inclusione sociale dell’Ausl – Bisogna superare l’idea di luoghi di convivenza obbligati come possono esserlo un po’ le comunità terapeutico per lungo tempo, che invece dovrebbero essere destinati a interventi riabilitativi specifici e di breve durata di sei mesi o un anno”.
Nella nostra provincia, al momento, si contano circa una trentina di utenti con disturbi mentali gravi, e 25 persone con autismo che fanno esperienza di abitare supportato: “Le persone di cui ci occupiamo hanno per loro storia accumulato diverse fragilità ma non devono essere considerate come persone da curare a parte, ma come individui di una rete. Il primo a capirlo era stato Basaglia con la chiusura dei manicomi: le persone con fragilità psichica oggi sono una popolazione allargata che fanno parte del tessuto sociale, per cui una società per definirsi civile deve considerarne appieno l’inclusione nella società e non l’esclusione in luoghi appartati. Purtroppo oggi la tendenza è quella di stigmatizzare: è sufficiente dire che una persona ha sofferto di una psicosi schizofrenica o avuto un periodo di dipendenza da sostanze per dire che funziona meno. Questo è un concetto che va smentito: chi ha avuto queste forme di problemi può lavorare tanto quanto gli altri, spesso anche meglio. È necessario dunque un cambio di visione e un impegno da parte della società”.
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