Scienza e territorio, il racconto allo “Specchio” del professor Marco Trevisan

Nel dialogo ampio spazio è stato dedicato anche al tema dell’acqua, bene sempre più critico e strategico

Matteo Prati
|3 ore fa
Scienza e territorio, il racconto allo “Specchio” del professor Marco Trevisan
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Tra scienza, agricoltura e vita quotidiana, Marco Trevisan si è raccontato nello studio de “Lo Specchio”, ospite della trasmissione di Telelibertà, rispondendo alle domande di Nicoletta Bracchi. Un dialogo serrato che ha attraversato carriera accademica, ricerca scientifica, attualità ambientale e dimensione personale. Professore all’Università Cattolica, già preside della Facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali dal 2017, Trevisan è oggi anche direttore scientifico del Festival dell’Agricoltura promosso dal Gruppo Libertà. Una figura che unisce rigore scientifico e una spiccata capacità divulgativa.
«La mia passione per la scienza? Non me ne sono mai pentito – ha spiegato – perché quando fai un lavoro che ti piace, ricerca e insegnamento non pesano mai. Mi considero un privilegiato». Un messaggio che Trevisan rivolge spesso ai giovani: «Ai ragazzi e ai laureati dico sempre di cercare ciò che li stimola davvero, di non adagiarsi sulla prima proposta. La curiosità è ciò che fa la differenza». Il suo percorso accademico nasce quasi per caso, nei primi anni Ottanta, come chimico analitico.
«Ma la passione per la chimica era già lì da ragazzo: mi affascinava l’interazione della materia, passione sviluppata anche grazie a un’insegnante di Fiorenzuola». Chimico farmaceutico di formazione, Trevisan ha trovato nell’agricoltura un campo ideale per unire scienza, ambiente e applicazioni concrete. Parlando di insegnamento, evita autocelebrazioni ma riconosce l’importanza del ruolo: «Alcune volte un professore può essere determinante. Molti studenti mi hanno ringraziato per come ho interagito con loro. Con il mio maestro, il professor Del Re, abbiamo creato un percorso, una “scuola”: lui aveva una straordinaria capacità di capire dove sarebbe andata la ricerca».
Dal 1986, il lavoro su pesticidi e ambiente ha contribuito a costruire una reputazione solida per l'università piacentina. Trevisan, che ha cinque fratelli, vive in campagna, una scelta non solo abitativa ma culturale, che riflette una visione precisa del rapporto tra uomo, ambiente e quotidianità. «Mi piace il silenzio, il tempo che rallenta – racconta – vivere immersi nell’ambiente, per me, è meglio che stare in città: ti restituisce spazi di riflessione e un ritmo più umano». Una dimensione quotidiana che si intreccia naturalmente con il suo sguardo scientifico e con una sensibilità maturata in anni di studio del territorio. Da questa esperienza diretta nasce anche una riflessione netta sul ruolo dell’agricoltore, figura centrale nella gestione e nella tutela del paesaggio. «Il connubio tra tradizione e innovazione è fondamentale – sottolinea – gli agricoltori non sono semplici produttori, ma custodi del territorio: quando vengono a mancare, ce ne accorgiamo subito, perché i terreni si degradano e l’equilibrio si rompe».
Un passaggio che richiama la responsabilità collettiva verso chi lavora la terra e ne preserva la funzione ambientale oltre che economica. Nel dialogo allo Specchio, ampio spazio è stato dedicato anche al tema dell’acqua, bene sempre più critico e strategico. «Tutti gli organismi viventi contengono anche oltre il 70 per cento di acqua – ricorda Trevisan – il problema oggi non è soltanto la carenza, ma una disponibilità sempre più limitata e discontinua. Con i cambiamenti climatici dobbiamo imparare a trattenere e stoccare l’acqua piovana, ripensando i nostri sistemi di gestione». Una riflessione che indica la necessità di un cambio di paradigma nel rapporto con una risorsa essenziale e non infinita.
Tra laboratorio, cattedra e innovazione
Negli ultimi anni la ricerca del professor Trevisan si concentra sulla metabolomica, disciplina appartenente alle scienze "omiche": «Studiamo le molecole prodotte dalle piante in risposta allo stress, come siccità o attacchi patogeni. Le piante comunicano, “parlano”, e oggi siamo in grado di ascoltarle». Un ambito che apre prospettive nuove anche per la sostenibilità e la sicurezza alimentare. Rievocando l’esperienza da preside, Trevisan la definisce «stimolante e affascinante», ma non priva di difficoltà: «Sei sempre tra incudine e martello. Il segreto è ascoltare i colleghi con massimo equilibrio».
Emozionante il ricordo del lancio del “tocco” dei laureati sul sagrato del Duomo di Piacenza e della prolusione per i 70 anni della Facoltà di Agraria. Alla domanda finale, “chi vede oggi allo Specchio?”, risponde con un sorriso: «Il ragazzo spensierato, il preside con la mantella e il ricercatore. La mia ambizione è trasferire l’esperienza agli altri, per evitare che ripetano certi errori». Un arrivederci, infine, al prossimo Festival dell’Agricoltura: «Per continuare a parlare di cibo, ambiente e futuro. Perché l’agroalimentare è centrale nella nostra civiltà, e la cucina italiana è molto più di una tradizione, è cultura». Tutte le puntate dello “Specchio” sono disponibili on demand sul sito di Libertà.