Confindustria: «Cresce l'occupazione, i dazi frenano l'export piacentino»
Crollo delle esportazioni e costo dell'energia non competitivo. Per il presidente di Confindustria Piacenza Nicola Parenti «non si può dire sempre no alle rinnovabile, bisogna investire»

Marco Vincenti
|11 ore fa

«Siamo molto preoccupati per il futuro perché il crollo dell’export e il costo dell’energia sempre più alto e non competitivo stanno frenando la crescita delle nostre imprese». È chiaro il presidente di Confindustria Piacenza Nicola Parenti nel commentare i risultati dell’ultima indagine congiunturale che fotografa un secondo semestre 2025 in chiaroscuro per l’industria manifatturiera piacentina. Grande preoccupazione soprattutto per il crollo dell’export che in un anno cala di otto punti percentuali pagando il peso dei dazi e per il costo dell’energia che continua ad aumentare. Tra i segnali positivi la crescita del fatturato complessivo dell’occupazione e degli investimenti. Uno scenario che apre interrogativi sulle prospettive delle aziende piacentine. «Da un certo punto di vista non mi aspettavo numeri così positivi - spiega Parenti - perché chiudiamo un anno con occupazione alta e investimenti in crescita. C'è però un dato allarmante ed è quello legato alle esportazioni all'estero che rappresenta una frenata molto forte. L'Italia deve crescere e l'industria deve trainare questa crescita».
Per il presidente di Confindustria Piacenza «lo sviluppo è frenato frenato dal costo dell'energia, un costo non competitivo rispetto ad altri paesi europei che hanno investito tanto in rinnovabili e nucleare di nuova generazione - le sue parole -. Se non facciamo investimenti, il costo dell'energia continuerà a crescere per questo dobbiamo essere più propositivi. Non si può dire sempre di no alle rinnovabili».
Il comparto chiude con un risultato aggregato positivo con un fatturato complessivo in crescita del 1,62 %, in accelerazione rispetto ai semestri precedenti grazie soprattutto alla ripartenza del mercato interno che segna un più 4,01 % dopo il meno 0,36 % di fine 2024. A frenare è però il fatturato estero che registra un meno 4,40 % invertendo il più 4% di un anno fa con punte negative per la meccanica (meno 7,77 %) e per la manifattura nel suo complesso, in un contesto segnato dall’aumento dei dazi verso gli Stati Uniti, dalla debolezza della domanda europea e dalle tensioni geopolitiche. Tutti i settori risultano in positivo tranne la meccanica che segna un lieve meno 0,1 %, mentre l'occupazione cresce del 2,02 % in tutti i comparti, confermando un quadro di stabilità anche per i prossimi mesi, anche se il 44% degli imprenditori indica la carenza di personale qualificato come principale ostacolo alla crescita.
Sul fronte degli investimenti il 2025 segna un balzo del 18,6% rispetto all'anno precedente sostenuto dalla coda del Piano Transizione 5.0 con imprese che investono soprattutto in impianti e macchinari e in software e IT, finanziandosi in larga parte con capitale proprio. Le previsioni per il primo semestre 2026 restano positive, ma in peggioramento rispetto alla precedente rilevazione per oltre tre quarti degli imprenditori che non si aspettano una crescita del fatturato nel semestre in corso.
I dati dell'analisi congiunturale
L'industria manifatturiera piacentina chiude il secondo semestre 2025 con un risultato aggregato positivo, ma con dinamiche interne al comparto che richiedono una lettura attenta.
Accanto a segnali incoraggianti — crescita del fatturato complessivo , espansione dell'occupazione, accelerazione degli investimenti - emergono elementi di preoccupazione, in particolare la flessione del fatturato estero, le difficoltà che permangono in alcuni settori e filiere, un lieve deterioramento delle aspettative, soprattutto verso l’estero.
Il fatturato complessivo per il comparto manifatturiero cresce infatti del +1,62%, in accelerazione rispetto ai due semestri precedenti (+1,27% e +0,48%), ma il dato aggregato è il risultato di dinamiche opposte: il mercato interno segna un +4,01% —un vero cambio di passo dopo il -0,36% del secondo semestre 2024 —mentre il fatturato estero registra una contrazione del -4,40%, invertendo il +4,00% di un anno fa.
L’occupazione cresce del +2,02% con segni positivi in tutti i settori, ma il 44% degli imprenditori segnala la carenza di personale qualificato come primo ostacolo alla crescita. Gli investimenti rappresentano un dato particolarmente positivo , con un’accelerazione del +18,6% rispetto al 2024, sostenuta dal la coda del Piano Transizione 5.0, e da condizioni di contesto favorevoli; le imprese investono massicciamente in impianti e macchinari (98%) e in software e IT (82%), finanziandosi in larga prevalenza con capitale proprio (92%). Le previsioni per il primo semestre 2026 delineano un quadro ancora positivo, ma con segnali di deterioramento rispetto alla rilevazione precedente su tutti i principali indicatori.
Il saldo (differenza tra risposte positive e risposte negative) sul fatturato atteso è di +12 punti, in calo rispetto al +22 di sei mesi fa. Per gli ordini esteri in particolare il saldo si riduce a soli +3 punti, confermando la persistente incertezza sui mercati globali. Sull’occupazione il saldo di +13 punti rimane positivo, ma anch’esso in lieve arretramento rispetto al dato precedente (+20%). A pesare sul quadro internazionale hanno contribuito in modo significativo le scelte di politica commerciale degli Stati Uniti, che hanno alimentato un clima di incertezza senza precedenti negli ultimi anni.
L’aumento del livello medio dei dazi verso gli USA ha colpito direttamente le filiere esportatrici europee, mentre le tensioni geopolitiche in diverse aree del mondo hanno ulteriormente eroso la fiducia di imprese e consumatori, con ricadute negative sulle attese dei consumi. A ciò si è aggiunto un marc ato apprezzamento dell’euro nei confronti del dollaro, accentuato dai tagli dei tassi operati dalla Federal Reserve, che nel corso del 2025 ha portato a una rivalutazione della moneta unica di circa il 13,5%: un fattore che ha reso significativamente meno competitive le produzioni europee sui mercati extra-UE Sul versante opposto, alcuni fattori di contesto hanno sostenuto la domanda interna e gli investimenti: l’ultima fase di accelerazione del PNRR ha immesso risorse significative nel sistema produttivo, la riduzione dei tassi sovrani ha alleggerito le condizioni di finanziamento per imprese e famiglie e la risalita del credito bancario ha segnalato un miglioramento delle condizioni di accesso al capitale.
Questi elementi hanno contribuito a rafforzare la componente domestica della domanda, compensando almeno in parte la debolezza dei mercati esteri. Questo è quanto emerge dall'ultima Indagine Congiunturale condotta da Confindustria Piacenza presso le imprese manifatturiere associate, che analizza la variazione tendenziale dei principali indicatori nel secondo semestre 2025 rispetto allo stesso semestre dell'anno precedente, e raccoglie le aspettative per il primo semestre 2026.
Sono stati altresì rilevati i dati degli investimenti effettati nel 2025 e quelli previsti per il 2026. I dati sono stati raccolti mediante questionario somministrato a gennaio 2026; le imprese coinvolte rappresentano circa 4 miliardi di euro di fatturato e circa 8.000 addetti. Il quadro piacentino va letto sullo sfondo di un contesto europeo ancora difficile. Il settore manifatturiero dell'Eurozona è in una fase di debolezza quasi ininterrotta da oltre due anni: a fine 2025 l'indice PMI manifatturiero 1dell'area era ancora sotto la soglia di espansione, con gennaio 2026 che ha segnato il terzo mese consecutivo di contrazione.
Ad ulteriore commento del quadro internazionale ed italiano, riportiamo di seguito il commento rappresentato nella Congiuntura Flash del Centro Studi Confindustria nazionale.
INDAGINE CONGIUNTURALE





