Industria piacentina, l’export cresce del 4,8% ma il 2027 preoccupa le aziende
L’indagine di Confindustria: Parenti chiede più competitività e meno costi di energia. Silva avverte: pesano crisi geopolitiche, costi e incertezze sui mercati

Patrizia Soffientini
|2 ore fa

La presentazione dell'indagine congiunturale semestrale - © Libertà/Del Papa
L’industria piacentina chiude il primo semestre 2026 con segnali nel complesso positivi, ma guarda al 2027 con crescente preoccupazione. È quanto emerge dall’indagine congiunturale di Confindustria Piacenza illustrata dal presidente Nicola Parenti e dall’Ufficio studi guidato da Giulia Silva.
Parenti evidenzia come il fatturato sia rimasto sostanzialmente stabile grazie soprattutto all’export, che cresce del 4,85%, mentre il mercato interno continua a mostrare maggiori difficoltà. Positivi anche gli investimenti, sostenuti dagli incentivi Industria 5.0, e la fiducia delle imprese, pur in un contesto internazionale sempre più incerto. Il presidente richiama però la necessità di accelerare sulla competitività, ridurre il costo dell’energia e rilanciare una politica industriale europea per evitare il rischio di deindustrializzazione.
Silva si sofferma invece sugli effetti delle tensioni geopolitiche, in particolare della crisi in Medio Oriente e del conflitto tra Israele e Iran. L’impatto diretto sulle imprese piacentine è stato finora limitato, ma crescono i timori per l’aumento dei costi energetici, della logistica e dei trasporti, oltre che per le possibili ripercussioni sull’export.
La maggior parte delle aziende non ha ancora diversificato i mercati di approvvigionamento, mentre resta alta l’attenzione sull’evoluzione dello scenario internazionale. Le aspettative per i prossimi mesi risultano quindi più caute, con un clima di fiducia ancora presente ma decisamente meno solido rispetto all’inizio dell’anno.

