L'appello degli iraniani di Piacenza: «Aiutateci, domani sarà già tardi»

Gli studenti del Politecnico sperano nella spallata alla Repubblica Islamica, fra video raccapriccianti sul telefono e tanta paura

Pier Paolo Tassi
|2 ore fa
L'appello degli iraniani di Piacenza: «Aiutateci, domani sarà già tardi»
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Poco più di venti secondi. È quanto dura la telefonata ricevuta da Amir, ex studente universitario e ora ingegnere, che accende per un attimo una luce nel «buio digitale» imposto dal regime dell’ayatollah Khamenei. Dall’altro lato della cornetta, una voce amica. «Papà sta bene, mamma sta bene, tutti sono scesi in piazza. Hanno sparato al tuo miglior amico». Poche frasi, concitate, prima di riagganciare. Prima che torni il buio. Un buio che spegne anche le emozioni.
«Forse dovremmo piangere» dice Amir sconsolato. «Ma quel che sta accadendo nel nostro Paese è più importante dei nostri sentimenti» finisce per lui la frase Arash, che siede accanto. Incontriamo entrambi in un’aula studio del Politecnico di Milano, sede di Piacenza. Assieme a loro ci sono altri sei studenti universitari che mostrano immagini raccapriccianti diffuse sui social, tra esecuzioni pubbliche dei rivoltosi e corpi ammassati lungo le strade.
Sono dottorandi, specializzati in architettura, in ingegneria, alcuni anche con master alle spalle. Rappresentano la futura classe dirigente dell’Iran, emigrata in Europa per frequentare le migliori università. Un’élite che non può permettersi di manifestare apertamente il proprio dissenso alla Repubblica Islamica. E che oggi vuole contribuire a dare la spallata decisiva a quello stesso regime, chiedendo a Libertà di dare voce a chi, a causa di una follia repressiva senza precedenti, deve tenere la bocca cucita.
«Per il regime, siamo tutti islamici - dicono in coro - ma in realtà lo siamo solo sulla carta. Crediamo fermamente che la fede religiosa debba essere un fatto privato, di coscienza, senza ingerenze in ambito politico. Siamo vittime di una stupida ideologia che sfrutta la ricchezza di un Paese come il nostro, pieno di risorse, solo per diffondere il fondamentalismo. Reprimendo senza alcuna pietà chi si oppone, compresi i bambini».
Per questo, anche se i media internazionali attribuiscono la causa delle proteste iniziate a dicembre alla grave crisi economica che attraversa il Paese, per i rappresentanti della comunità iraniana di Piacenza «questa rivoluzione, non una semplice protesta» ha origini più antiche. «La miccia - ammettono - è certamente stata un’improvvisa crisi inflattiva causata anche dalle sanzioni imposte dall’Occidente, ma in realtà il 90% della popolazione detesta il fondamentalismo islamico da vent’anni. E sta cogliendo l’occasione oggi, finalmente, per abbatterlo».