Lefebvriani a San Damiano. La diocesi avverte: i loro sacramenti non sono validi
La nuova rottura tra la Fraternità Sacerdotale San Pio X e la Chiesa cattolica arriva fino al Piacentino. Il vicario don Basini: «Il desiderio, anche per noi, è che la comunione e l’unità si possano ricostruire»
Redazione
|2 ore fa

La casa del Pellegrino e, sullo sfondo, la chiesa dei lefebvriani
DI NICOLETTA MARENGHI E NADIA PLUCANI
La nuova rottura tra la Fraternità Sacerdotale San Pio X e la Chiesa cattolica arriva fino a San Damiano, dove da decenni è presente una comunità lefebvriana. Dopo la consacrazione di quattro nuovi vescovi avvenuta nei giorni scorsi a Écône, in Svizzera, e la conseguente scomunica decretata dal Vaticano, la diocesi di Piacenza-Bobbio, interpellata da Libertà, interviene per chiarire la propria posizione e mettere in guardia i fedeli.
A parlare è monsignor Giuseppe Basini, vicario generale della diocesi guidata dal vescovo Adriano Cevolotto. «I sacramenti amministrati dai ministri sacri della Fraternità sono illeciti ed il sacramento della penitenza da loro amministrato ed il matrimonio da loro assistito sono invalidi», sottolinea con fermezza.
Un richiamo che nasce dalla particolare situazione di San Damiano, meta di pellegrinaggi mariani e luogo in cui convivono, separate soltanto da un vialetto a Borgo Paglia, l’area delle presunte apparizioni di Mamma Rosa e la Casa del Pellegrino Pio X, che fa capo alla Fraternità San Pio X.
La diocesi spiega di avere scelto di intervenire pubblicamente «per trasparenza e correttezza». Il motivo è semplice: un pellegrino potrebbe rivolgersi in buona fede a un sacerdote lefebvriano, senza essere consapevole della situazione ecclesiale della Fraternità. «Potrebbe accadere che un pellegrino a San Damiano si ritrovi a chiedere una confessione, pur in buona fede, a un ministro lefebvriano. Formalmente, con la scomunica, il sacramento non è valido», osserva ancora Basini. Pur nella durezza del giudizio canonico, la diocesi non rinuncia però alla speranza di una riconciliazione: «Il desiderio, anche per la nostra diocesi, è che la comunione e l’unità si possano ricostruire».
Le parole del vicario generale si inseriscono in una vicenda che a San Damiano ha radici profonde. A ricordarlo è una storica volontaria dell’associazione Ospizio Madonna delle Rose, che preferisce restare anonima. «Nell’estate del 1976 Mamma Rosa mi aveva chiesto di invitare i pellegrini a rimanere fedeli a papa Paolo VI e alla Chiesa. Voleva che il messaggio venisse diffuso al microfono in quattro lingue», racconta. Un appello che arrivò anni prima della prima clamorosa frattura del 1988, quando l’arcivescovo Marcel Lefebvre consacrò quattro vescovi senza mandato pontificio.
Anche Piergiorgio Quattrini, figlio di Rosa Buzzini, ricorda come sua madre avesse preso una posizione netta. «Mia madre rimase fedele al Papa. Dopo la scissione fece recintare l’area per rendere più concreta questa separazione».
La presenza lefebvriana a San Damiano nacque proprio negli anni delle apparizioni mariane, che richiamavano migliaia di fedeli da ogni parte del mondo. Tra loro vi erano diversi pellegrini svizzeri vicini alle posizioni di Lefebvre che decisero di stabilirsi nel paese. Oggi la comunità continua la propria attività attorno alla Casa del Pellegrino Pio X e alla chiesa consacrata nel 2017, giudicata illegittima dalla diocesi.
Con il nuovo decreto del Dicastero per la Dottrina della Fede, la distanza tra Roma e la Fraternità si è ulteriormente allargata. E a San Damiano, dove quella frattura è visibile da quasi mezzo secolo, la diocesi sceglie ora di ribadire con chiarezza il proprio messaggio: fedeltà alla Chiesa e attenzione affinché i pellegrini siano correttamente informati.
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