Luigi Colombo: «Didattica coinvolgente e studenti internazionali, ecco il mio Politecnico»

Il nuovo prorettore della sede di Piacenza. Sulla laurea in ingegneria industriale: l’ha voluta il territorio

Patrizia Soffientini
Patrizia Soffientini
|1 ora fa
Luigi Colombo
Luigi Colombo
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Da un giorno Luigi Colombo è al timone del Politecnico di via Neve. Ma non è certo un estraneo per la nostra città. Anzi.
Il nuovo prorettore, delegato dell’ateneo milanese, da tre anni insegna fisica tecnica nel polo universitario piacentino ed era già membro del consiglio di riferimento del polo stesso in quanto coordinatore del corso di studio in ingegneria energetica.
A lui ha passato il testimone il professor Dario Zaninelli, uscito dal ruolo dopo quindici anni. «Lo ringrazio in modo particolare - esordisce Colombo - e spero, anche sul suo esempio, di continuare a fare crescere la relazione fra il Politecnico e la città».
Colombo, 52 anni, è brianzolo «e fiero di esserlo». A Piacenza confessa di aver ritrovato una forte affinità con le caratteristiche storiche della sua gente: «l’operosità e la generosità».
Prorettore del polo di Piacenza, un compito importante, non certo semplice in un momento di innovazione e di espansione. Come lo affronterà?
«La rettrice (Donatella Sciuto, ndr) mi ha comunicato la sua intenzione di nominarmi prorettore qualche mese fa, è stata una piacevole sorpresa. Negli ultimi tre anni ho lavorato molto sulla sede di Piacenza sia a livello di didattica, sia di ricerca, aprendo una nuova attività di laboratorio dedicata soprattutto allo studio di nuovi sistemi di accumulo termico basati su materiali a cambiamento di fase. Il prorettore Zaninelli mi aveva delegato alla costruzione del nuovo percorso di laurea di primo livello in Industrial Engineering, sull’ingegneria industriale, laurea in inglese, progetto di ateneo che si articola su tre campus, Milano, Piacenza e Cremona. C’era l’obiettivo di costruire percorsi triennali internazionali, ciascuno con le sue specificità e sui poli è stato richiesto un forte legame con il tessuto industriale del territorio. Industrial Engineering è sembrata la risposta più adeguata alle esigenze del territorio piacentino».
Significa che la richiesta del mondo produttivo nostro è forte su questa figura di ingegnere?
«Certo. Abbiamo coinvolto da subito la realtà industriale locale, incontrando parecchie volte Confindustria, in modo tale che il nuovo corso fosse progettato sulle esigenze del territorio che negli ultimi venti anni ha visto una crescita della realtà industriale e una diversificazione delle attività. Era necessaria una figura molto versatile e che si potesse trovare a proprio agio in un contesto industriale brillante, in crescita e che sta espandendo i propri orizzonti tecnologici. Una grande sfida. Zaninelli mi ha affidato questo percorso perché avevo una lunga esperienza della didattica, con dodici anni di coordinamento del corso di studio in ingegneria energetica a Milano, e ora come coordinatore del dottorato di ricerca».
Come sarà questo nuovo corso triennale che si va ad aprire?
«Avremo contenuti innovativi, una struttura nuova, un’articolazione non più semestrale ma trimestrale, una forte componente didattica in cui lo studente è parte attiva del proprio apprendimento anche grazie alla forte collaborazione con le imprese che metteranno a disposizione laboratori, tirocini, workshop. Una rivoluzione dal punto di vista didattico».
Ingegneria fa ancora un po’ paura come corso di studi, al di là della fame di figure professionali da parte delle imprese. Non pensa?
«Ingegneria richiede impegno e dedizione, ma l’obiettivo del nostro ateneo è proporre percorsi così dinamici da alimentare costantemente la passione degli studenti. Vogliamo che l’entusiasmo per ciò che si apprende superi di gran lunga il sacrificio dello studio. Oltre alla gratificazione intellettuale, i numeri parlano chiaro: la spendibilità di questi titoli sul mercato del lavoro è straordinaria, rendendo ogni sforzo un passo concreto verso una carriera di successo. La complessità degli studi, quindi, trova una piena e immediata compensazione nelle prospettive future».