Referendum, vittoria ormai certa per il No. Piacenza in controtendenza

A scrutinio quasi ultimato il No prevale a livello nazionale con oltre il 53%

Thomas Trenchi
|4 ore fa
Referendum, vittoria ormai certa per il No. Piacenza in controtendenza
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L'Italia ha detto No alla modifica della Costituzione con il referendum  sulle «Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare».
Si sono chiuse alle 15 di oggi, lunedì 23 marzo, le urne per il voto e sono subito iniziati gli scrutini delle schede. L'affluenza alle urne è stata del 62,64% a Piacenza e del 58,54% a livello nazionale.
L'esito, ormai certo quando mancano poche sezioni al termine dello spoglio, è di oltre il 53% di voti a favore del No.
Nel Piacentino lo spoglio delle schede nelle 299 sezioni è terminato, determinando la vittoria del Si per il 56,16% contro il 43,84% del No.
Le schede bianche sono state 306, quelle nulle   517.
Nella sola città di Piacenza le percentuali definitive sono Sì 51,26%, No 48,74%.
Nel Piacentino, città capoluogo compresa, in tutti i comuni ha prevalso il Sì. Il Comune piacentino con la percentuale più alta di Sì è Ferriere, con il 73,36%. Quello con il No è Fiorenzuola, arrivato al 49,45%.
Cosa succede dopo la vittoria del No
Dopo la vittoria del “No” al referendum, la riforma della giustizia si ferma e resta in vigore l’assetto attuale. Nessuna riorganizzazione dei concorsi, nessun nuovo organismo: continuano a valere le regole su Csm e disciplina dei magistrati.  L’articolo 104 della Costituzione non viene modificato: la magistratura resta un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere dello Stato, senza separazione formale tra funzione giudicante e requirente. In concreto, giudici e pubblici ministeri continuano a far parte di un unico corpo. Anche il Csm mantiene la sua struttura. È presieduto dal Presidente della Repubblica e include di diritto il Primo presidente e il Procuratore generale della Corte di Cassazione. La composizione rimane invariata: due terzi dei componenti sono magistrati eletti dai colleghi, un terzo membri laici eletti dal Parlamento. Nessun sorteggio, nessuna modifica alla durata del mandato. Il Consiglio conserva tutte le sue competenze: gestione delle carriere — assunzioni, incarichi, trasferimenti, valutazioni — e funzione disciplinare. Non nasce alcun organo separato, come invece previsto dalla riforma con l’Alta corte disciplinare.
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