Pubblica Sant'Agata, processo bis per Sartori: 4 pc spariti

L'ex presidente accusata di peculato replica in aula: "Non li ho presi. Le chiavi della sede sono state restituite dopo le mie dimissioni. Ma altri ne avevano copie"

Paolo Marino
Paolo Marino
|3 ore fa
L'ex presidente Katia Sartori
L'ex presidente Katia Sartori
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«Sono cinque anni che aspetto di parlare. Ho sentito tante inesattezze su diversi punti ed era mio desiderio far comprendere come stanno le cose».
Con queste parole Katia Sartori, ex presidente della pubblica assistenza Sant’Agata, ieri si è rivolta alla giudice Isabella Farini che, vista l’ora (erano le 13.30 e un altro processo era fissato per le 13), avrebbe voluto rinviare al prossimo 26 marzo il momento in cui esaminarla. La richiesta dell’imputata è stata accolta e ha quindi potuto replicare all’accusa di aver sottratto quattro computer (due fissi e due portatili) alla Pubblica rivergarese.
Essendo stata per tre anni a capo di un’associazione che svolgeva servizi in convenzione col 118, secondo la Procura Sartori era incaricata di pubblico servizio: come tale, il reato contestato è quello di peculato (un reato contro la pubblica amministrazione). Alla domanda diretta, posta dall’avvocato Emanuele Solari, se avesse sottratto i computer, l’imputata ha risposto negativamente: «No, non li ho presi. Anzitutto, perché quei computer sono serviti per il funzionamento ordinario della Pubblica fino al novembre 2021, cioè dopo la misura cautelare ai domiciliari nei miei confronti, eseguita il 15 ottobre di quell’anno».
Il processo celebrato ieri davanti al collegio presieduto dalla giudice Farini - a latere Luigia Ranza e Ilaria Pienzi - è una costola di quello principale, ancora in corso al tribunale di Piacenza, che vede Sartori accusata di aver usato fondi dell’associazione per spese personali (si parla di una cifra complessiva di 100mila euro), utilizzato per scopi privati un mezzo di soccorso e falsificato documenti assembleari. L’ex presidente ha spiegato d’essere entrata nella Sant’Agata nel 2003, quando era ancora diciassettenne, e dopo anni di servizio civile e volontario d’esserne diventata presidente il primo luglio 2018.
«Ho trovato situazioni abbastanza gravi da un punto di vista organizzativo e finanziario - ha raccontato -. La Pubblica aveva debiti e tanti dipendenti che non poteva permettersi. Insieme al consiglio abbiamo deciso, in termini un po’ spicci, di chiudere i rubinetti per fare andare avanti l’associazione nel migliore dei modi».
Sartori ha spiegato di aver ricevuto un avviso di garanzia il 9 dicembre 2020, in occasione della prima perquisizione a casa sua e nella sede della pubblica, e di aver informato della situazione i soci nel corso di un’assemblea tenuta in collegamento via computer a gennaio 2021. «In seguito alle mie dimissioni, presentate il 19 ottobre 2021 dopo essere stata messa ai domiciliari, il 21 ottobre ho chiesto a mio marito di riconsegnare le chiavi della sede». L’imputata ha poi precisato che «tutti avevano le chiavi della Sant’Agata», riferendosi a «una cinquantina di persone tra volontari e dipendenti». E ha aggiunto: «L’associazione ha continuato a operare fino a novembre e chi aveva le chiavi ha continuato ad andare avanti e indietro». Al pubblico ministero Luca Morisi, l’ex presidente ha confermato la presenza di quattro computer, di cui un portatile non funzionante.