Referendum, Costa:«Autonomia non significa immunità per i magistrati»
Il senatore di Forza Italia è intervenuto a Piacenza per il comitato "Cittadini per il sì"
Filippo Lezoli
|1 giorno fa

Antonino Coppolino, Pietro Vignali, Enrico Costa e Marcello Minari al tavolo dei relatori
«Il “Sì” a questo referendum renderà più credibile la magistratura». Così ha sostenuto il senatore di Forza Italia, Enrico Costa, a Piacenza nel suo tour per spiegare le ragioni del voto referendario a marzo. «Non c’è alcuna lesione all’autonomia dei magistrati, ribadita dall’articolo 104, ma autonomia non significa immunità: un magistrato che sbaglia risponde come un cittadino qualsiasi».
Costa sintetizza le ragioni del “Sì” in tre parole: equilibrio, merito e responsabilità. «Equilibrio significa parità tra accusa e difesa davanti a un giudice terzo. Merito vuol dire che a fare carriera siano i magistrati più bravi, non quelli legati a una corrente. Responsabilità, perché la stragrande maggioranza degli iscritti nel registro degli indagati viene poi archiviata. Tra il 2024 e il 2025, 226mila persone sono state assolte in primo grado, ma subiscono comunque ferite difficili da rimarginare».
Riguardo alle parole di Nicola Gratteri, Costa afferma: «Non si può far credere che indagato sia sinonimo di colpevole. Vogliamo che il giudice abbia la forza di dire no al pm se non ci sono prove concrete». Chi critica il referendum teme che il pm diventi speculare al difensore: Costa ribatte che oggi il pm cerca la condanna e la difesa conta poco, mentre il giudice per le indagini preliminari è schiacciato dallo strapotere del pm, anche mediatico.
Infine, sul tema delle valutazioni dei magistrati: «Ogni quattro anni il 99% riceve giudizi positivi. Siamo sicuri che non ci siano mai errori o criticità? Il Csm dovrebbe valutare con rigore, non considerare tutti bravi».

