Fondazione, nodo sul voto per il mandato lungo: il caso agita via Sant’ Eufemia
Si votava per l’allungamento da quattro a sei anni. I dieci favorevoli (che diventano nove), il quorum e la doppia lettura politica del fatto

Marcello Pollastri
|2 giorni fa

Più che una semplice modifica statutaria, sembra di essere di fronte a un nodo politico. È quello che si è consumato lunedì durante la seduta del Consiglio generale della Fondazione di Piacenza e Vigevano, la “cassaforte” di Piacenza, dove all’ordine del giorno figurava una delle proposte più discusse degli ultimi mesi: l’allungamento da quattro a sei anni del mandato del presidente, portandolo quindi fino al 2031, e del consiglio di amministrazione, con la possibilità di due rinnovi.
Le due ricostruzioni
Quello che è accaduto, però, è tutt’altro che chiaro. Secondo una prima ricostruzione, la proposta sarebbe stata messa ai voti senza riuscire a ottenere la maggioranza qualificata prevista dallo statuto. Su quindici componenti del Consiglio generale sarebbero arrivati nove voti favorevoli, mentre per approvare la modifica statutaria ne sarebbero serviti dieci, pari ai due terzi dell’assemblea. Tre consiglieri erano assenti e il risultato avrebbe quindi segnato una battuta d’arresto per il presidente Roberto Reggi e per il consiglio di amministrazione.
Ma c’è anche una seconda versione dei fatti, circolata negli ambienti vicini alla Fondazione. Secondo questa ricostruzione, non si sarebbe trattato di una vera bocciatura. Anzi. La votazione sarebbe stata infatti rinviata a causa di problemi tecnici legati al collegamento di alcuni consiglieri che partecipavano da remoto. Secondo questa lettura, dunque, non ci sarebbe stato alcun pronunciamento definitivo, ma soltanto uno slittamento della decisione.
La versione di Reggi
È lo stesso presidente Roberto Reggi, contattato da Libertà, a ricostruire l’accaduto. «È vero, all’ordine del giorno c’era la modifica statutaria. Ci siamo trovati in dodici presenti perché due consiglieri non riuscivano a collegarsi da remoto. Ma, poiché il punto era comunque all’ordine del giorno, abbiamo deciso di procedere. All’inizio i voti favorevoli erano dieci. Durante la votazione, però, un consigliere ha sollevato un’eccezione, sostenendo che fosse preferibile attendere l’ingresso del secondo consigliere di Vigevano per completare i quindici componenti del consiglio generale ».
La surroga del 15° consigliere, sarebbe avvenuta al punto successivo dell’ordine del giorno. «A quel punto quel consigliere ha cambiato posizione, annunciando che si sarebbe astenuto. Così i voti favorevoli sono passati da dieci a nove. Nove che, comunque, rappresentavano la maggioranza qualificata richiesta, considerando che gli aventi diritto al voto erano quattordici e non quindici, poiché il consigliere di Vigevano non era ancora stato surrogato. Nonostante ciò, si è preferito rinviare il voto alla prossima seduta. Ecco come sono andate le cose. Se si vuole speculare sulla votazione, la matematica dice che la maggioranza c’era. Se poi qualcuno vuole fare polemica a tutti i costi, faccia pure. Non c’è alcun problema».
Un tema già discusso
Su questa facoltà, prevista dalla recente intesa tra il Ministero dell’Economia e Acri, l’associazione delle fondazioni di origine bancaria, Reggi (il cui secondo mandato scadrebbe naturalmente nel 2029) aveva già chiarito la propria posizione in un’intervista rilasciata a Libertà il 29 marzo scorso: «A chi è preoccupato per la possibile estensione del mio mandato dico di stare tranquillo. Tra tre anni spero soprattutto di essere ancora vivo, in buona salute, per godermi la pensione e fare il nonno a tempo pieno».
Le reazioni politiche
La vicenda è rimbalzata ieri anche in commissione. Pur essendo dedicata al tema della tariffa rifiuti, il consigliere della lista civica di centrodestra Jonathan Papamarenghi ha richiamato quanto avvenuto in Fondazione. «Avevo già sollevato il tema in consiglio comunale ormai cinque mesi fa – afferma –. Ora è bene rilevare che il consiglio generale della Fondazione si è riunito per approvare modifiche statutarie che prevedevano il prolungamento del mandato del presidente e del Consiglio di amministrazione dagli attuali quattro più quattro anni a sei più sei, con la possibilità di arrivare fino a dodici anni consecutivi. Un’operazione che veniva presentata come necessaria e quasi automatica, sulla quale si contava nell’unanimità. L’iniziativa, invece, è stata respinta. Il dibattito che si è sviluppato è positivo e continuerà ad avere il nostro convinto sostegno, che ha portato proprio all’esito di ieri, anche qualora si tentassero anomale corse in avanti approfittando della distrazione estiva».
Appuntamento al 7 agosto
La partita, comunque, resta aperta. Il consiglio generale tornerà a riunirsi il 7 agosto e proprio in quella sede la modifica statutaria potrebbe essere nuovamente sottoposta all’esame dei consiglieri. Resta da capire se verrà riproposta nella stessa formulazione oppure con qualche modifica, nel tentativo di superare le perplessità emerse in questa prima, controversa, discussione.

