Un trapianto che cambia la vita, «ma troppi dicono no alla donazione di organi»

La storia di Marco Mazzocchi, farmacista piacentino affetto da reni policistici. «Dopo un mese di isolamento rivedo la mia famiglia, una gioia indescrivibile»

Marco Vincenti
Marco Vincenti
|22 ore fa
La mascherina, come ai tempi del Covid, per proteggersi da influenza e virus vari che potrebbero essere fatali in questa fase. Dietro la mascherina però un grande sorriso. Il sorriso di chi, dopo quattro anni d'attesa, ha finalmente ricevuto il trapianto di rene grazie a una donazione da cadavere
«Un bellissimo regalo che ha cambiato la mia vita e quella della mia famiglia, perché questa malattia impatta su tutto il contesto, non solo sulla persona malata» le parole di Marco Mazzocchi, fisioterapista piacentino di 47 anni affetto da reni policistici. Malattia genetica che ha condizionato tutta la sua vita e, quindi, quella della sua famiglia, fino allo scorso Natale quando è arrivato il regalo più bello: il trapianto di rene. «Mia moglie diverse volte mi ha offerto il rene - spiega il fisioterapista, intervistato da Telelibertà -, ma essendo una malattia ereditaria abbiamo pensato ai nostri figli, mantenendo la possibilità di rene da vivente in caso dovesse servire a loro».
Nel Piacentino tre su dieci dicono "no" alla donazione degli organi
«L'operazione è andata bene, è passato un mesetto e ora devo stare attento a non ammalarmi perché i farmaci mi portano a essere immunodepresso» commenta mentre si trova in isolamento da tutto e tutti. «Proprio oggi torno dalla mia famiglia e sarà bellissimo» la gioia di Mazzocchi. Una gioia intaccata dai numeri legati alle donazioni di organi sia nel Piacentino che a livello nazionali. Dati che preoccupano perché tra i confini della nostra provincia più di tre persone su dieci hanno detto "no" alla donazione degli organi sulla carta d’identità. Una media che si alza a livello nazionale. 
«Dati che mi fanno rabbrividire - afferma Mazzocchi -. Vedere che ci sono così tante persone che firmano per non donare gli organi mi preoccupa e mi fa male, perché toglie la possibilità a tante persone di tornare a una vita normale e ad altre toglie ogni speranza. Non è giusto».