Volontariato, quante reclute a La Ricerca: «Puoi fare la differenza»

L’esperienza estiva delle “new entry”: entusiasmo, competenze e nuove possibilità viaggiano col “passaparola della solidarietà”

Marcello Pollastri
Marcello Pollastri
|2 ore fa
Volontariato, quante reclute a La Ricerca: «Puoi fare la differenza»
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Il volontariato non ha età. E fa bene perché fa star bene. Sempre. Da adulti, da anziani e da giovani, come dimostra anche la quarantennale esperienza di Fondazione La Ricerca che in questi mesi di gran caldo ha saputo reclutare forze nuove tra ragazzi e ragazze semplicemente grazie al “passaparola della solidarietà” tra amici e tramite social. Elemento chiave: la testimonianza delle esperienze vissute in prima persona di chi ha potuto mettere in pratica valori della condivisione e della reciprocità, valori (e saperi) trasmessi ai giovani dagli storici volontari di questa realtà impegnata al fianco delle persone in situazioni di disagio esistenziale, e dagli stessi giovani tra loro.
«Molti hanno scelto di dedicare tempo ed energie alle nostre comunità terapeutiche, portando con sé entusiasmo, competenze e una presenza che genera movimento, fiducia e nuove possibilità» dice con manifesto entusiasmo la altrettanto green Elena Vezzulli, referente dei volontari di La Ricerca, che ad oggi sono un centinaio.
A conquistare le nuove reclute è la specificità del “fare volontariato” in questa Fondazione che è centrato sul creare relazioni: «Il volontario non è prezioso solo perché fa qualcosa. È prezioso perché, nel fare, crea relazione. Una relazione diversa da quella con gli operatori – figure professionali – e diversa da quella con gli altri ospiti delle nostre comunità terapeutiche, che vivono la stessa condizione di fragilità».