Tariffa rifiuti, il Comitato diffida Comune e Atersir: «Stop al nuovo regolamento Tarip»

"Torniamo al Comune Pulito" contesta il Piano economico finanziario e il sistema delle "utenze aggregate": annunciato il ricorso ai giudici e un esposto alla Corte dei Conti se gli atti saranno approvati

Redazione Online
|3 ore fa
Cassonetti Iren per la raccolta differenziata porta a porta
Cassonetti Iren per la raccolta differenziata porta a porta
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Il Comitato "Torniamo al Comune Pulito" torna all'attacco della nuova Tariffa corrispettiva puntuale (Tarip) e lo fa con una formale diffida e messa in mora indirizzata al Comune di Piacenza, ad Atersir e, per conoscenza, ad Arera. Al centro del documento, firmato dalla presidente Eleonora Poli, ci sono la validazione del Piano economico finanziario (Pef) da parte di Atersir e l'imminente approvazione, da parte del Consiglio comunale, del nuovo regolamento della Tarip e delle relative tariffe.
Secondo il Comitato, gli atti sarebbero affetti da «vizi di legittimità» e da una «alterazione del Piano economico finanziario», tali da rendere necessario un intervento in autotutela prima dell'approvazione definitiva prevista entro il 31 luglio.

Sotto accusa il sistema delle "utenze aggregate"

La contestazione principale riguarda la disciplina prevista nella bozza di regolamento comunale per le cosiddette "utenze aggregate".
Secondo quanto sostiene il Comitato, il regolamento prevede che un ampio numero di alloggi, concentrati soprattutto nei quartieri di edilizia residenziale pubblica, venga assoggettato a un sistema di calcolo forfettario, basato convenzionalmente su tre persone per ciascuna abitazione, anziché sulla misurazione puntuale dei conferimenti.
«All'interno della bozza di regolamento – si legge nella diffida – si rileva una previsione espressa e gravemente illegittima: l'inquadramento di utenze aggregate per le quali vengono stabilite modalità di calcolo forfettario fisso basate su un parametro standard di tre persone per unità abitativa, in totale deroga ai principi della misurazione puntuale».
Il Comitato stima che il provvedimento riguardi oltre mille utenze, distribuite tra il quartiere Ciano, Borgo Farnese, viale Patrioti e numerosi insediamenti Erp cittadini.

«Disparità di trattamento»

Nella diffida si sostiene inoltre che il regolamento non definisca i criteri con cui un'utenza possa essere qualificata come "aggregata".
«Nel regolamento comunale – afferma il Comitato – non sono specificate le caratteristiche oggettive o i criteri per poter rientrare in tale categoria. Si registra invece una palese disparità di trattamento e una evidente violazione del principio di imparzialità dell'azione amministrativa».
Secondo la presidente Poli, mentre in passato la possibilità di utilizzare sistemi di conferimento collettivi sarebbe stata negata alla generalità dei cittadini perché ritenuta incompatibile con la tariffa puntuale, la stessa modalità sarebbe stata prevista d'ufficio per numerosi complessi di edilizia popolare.

I dubbi sui cassonetti stradali

Un altro capitolo della diffida riguarda la presenza di almeno 77 cassonetti stradali da 1.100 litri, che il Comitato definisce ad accesso libero.
Secondo Poli, la presenza di questi contenitori renderebbe impossibile una reale misurazione dei conferimenti.
«Il restante 98% della cittadinanza può averli utilizzati per i propri conferimenti, sottraendoli a qualsiasi misurazione. Pertanto risulta totalmente impossibile effettuare un conteggio reale, affidabile e veritiero della tariffa corrispettiva puntuale per l'intera cittadinanza».
Nella diffida si aggiunge inoltre che, secondo le stime elaborate dal Comitato sulla base dei dati di produzione del rifiuto indifferenziato, 77 cassonetti di queste dimensioni potrebbero teoricamente servire circa 8.500 persone ogni settimana.

«I costi rischiano di ricadere su tutti»

Il Comitato contesta anche la sostenibilità economica del sistema.
Richiamando una precedente risposta fornita dall'Amministrazione comunale a un'interrogazione consiliare, Poli osserva che il Comune avrebbe affermato genericamente che i costi dei cassonetti saranno ripartiti tra le utenze interessate.
Una spiegazione che il Comitato giudica insufficiente.
«Il gettito derivante dal forfait presuntivo di tre persone per circa mille utenze sarebbe incapace di coprire i costi reali degli almeno 77 cassonetti aperti e svuotati settimanalmente, lasciando intendere che la differenza venga inevitabilmente assorbita nel Piano economico finanziario e ribaltata in bolletta sul restante 98% della cittadinanza o sull'intera collettività».

Le richieste rivolte a Comune e Atersir

Con la diffida il Comitato chiede formalmente che Atersir riesamini e annulli in autotutela la validazione del Pef, ritenuto strettamente collegato a un regolamento che viene definito viziato.
Al Comune viene invece chiesto di non approvare il nuovo regolamento nella formulazione attuale, eliminando la disciplina contestata sulle utenze aggregate oppure prevedendo criteri chiari e accessibili a tutti i cittadini in condizioni analoghe.
Tra le richieste figura anche quella di ripristinare, per l'intero 2026, il sistema Tari, ritenuto dal Comitato l'unico compatibile con l'attuale situazione gestionale, oltre alla pubblicazione dei dati economici dettagliati che dimostrino la copertura dei costi del servizio.

Annunciato il ricorso ai giudici

Infine il Comitato annuncia che, qualora il Consiglio comunale approvasse comunque regolamento e Piano economico finanziario senza modifiche e Atersir non intervenisse in autotutela, sarà avviata un'azione legale.
Nella diffida si preannuncia infatti l'impugnazione del regolamento, della validazione del Pef e della delibera di approvazione, oltre alla trasmissione della documentazione alla Procura regionale della Corte dei Conti, affinché valuti l'eventuale esistenza di profili di danno erariale.