Ucraina, a Piacenza le voci dal fronte: «Non c’è più un posto sicuro»
Il racconto di Viktor Sushchii, reduce settantenne rientrato dalla regione di Charkiv, e quello di Ruslana Volkerniyk, fuggita con tre figli e con il padre ancora impegnato nei combattimenti

Patrizia Soffientini
|1 giorno fa

Ruslana Volkerniyk con la sua famiglia
Tante storie fioriscono ai margini di una guerra che non vuole finire. A Piacenza si intrecciano voci dall’Ucraina, a quattro anni dall’invasione russa: c’è stanchezza, ma non cedimento.
Viktor Sushchii, 70 anni tra poche settimane, è appena rientrato dal fronte. Combatte dal 2014, dall’inizio del conflitto nel Donbass: prima volontario, poi nell’esercito regolare. Ha lottato nella regione di Charkiv, è stato ferito, ha rischiato la vita più volte. Moglie e figlia le ha mandate a Piacenza. «Non c’è più un posto sicuro, i bambini rischiano ogni giorno», racconta.
Al fronte c’è ancora, invece, il padre di Ruslana Volkerniyk. Non si parlavano da quindici anni, dopo il divorzio dei genitori. Il primo giorno di guerra lui la chiama: le chiede cosa farà, le dice che andrà a combattere. Un saluto che poteva essere l’ultimo. Ruslana vive oggi a Piacenza con il marito e tre figli. Il 24 febbraio 2022 erano a Boryspil, vicino Kiev. Alle cinque del mattino li svegliano gli spari. Decidono di fuggire subito verso l’Italia, dove la suocera aveva lavorato a lungo e dove arrivano senza vestiti né valigie al termine di mille peripezie tra sirene, elicotteri e paura. Oggi il marito lavora, i figli vanno a scuola, il più grande studia flauto al conservatorio. «Siamo grati all’Italia. Vogliamo una pace giusta. E un giorno tornare a casa».
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