L’altro fascino di Rovaniemi: il villaggio di Santa Claus
In Lapponia a primavera senza lucine e senza neve. Pochi turisti nella natura
Thomas Trenchi
|3 ore fa

Il Koivusaari Nature Trail a Rovaniemi
Il dilemma ci accompagna per tutte le tre ore e mezza di volo da Bergamo al cuore della Lapponia. Rovaniemi esiste davvero senza Babbo Natale? La risposta compare poco prima dell’atterraggio. Negli ultimi metri sopra la Finlandia si vede una città quasi irriconoscibile. È maggio, la stagione della transizione artica. Non c’è il tappeto bianco che d’inverno copre ogni cosa, cancellando perfino i contorni. Il paesaggio adesso è marrone, grigio, azzurro nei punti in cui laghi e fiumi tornano a respirare. Basta una felpa, e già questo sembra assurdo. Eppure sì: Rovaniemi esiste anche dopo Babbo Natale.
La sensazione, però, non è quella abituale. Niente fiumi di turisti, niente bambini agitati, niente genitori con il telefono in mano (pronti alle raffiche di foto) diretti verso il villaggio di Santa Claus. È tutto fermo. Basti pensare che Rovaniemi conta circa 70mila abitanti, ma ogni anno registra un’enormità di presenze turistiche, concentrate soprattutto tra novembre e marzo. Oltre un milione di pernottamenti arrivano nei mesi invernali, spinti dal richiamo di Babbo Natale, delle renne, delle luci e dei souvenir natalizi. Adesso di quell’assalto non c’è nemmeno l’ombra.
Le giornate, intanto, si allungano: l’alba arriva alle cinque del mattino, il sole sparisce dopo le undici di sera. Ma non è ancora l’estate nordica, quella che riempie i parchi e spinge tutti fuori dopo mesi di buio. È un tempo di passaggio.




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