Armonia e coerenza, scommessa vinta per Armani Privé

La collezione “Jade” ha conquistato le passerelle di Parigi: il talento di Silvana Armani in una sessantina di creazioni

Giulia Marzoli
|21 ore fa
La Spring/Summer 2026 firmata da Silvana Armani che ha raccolto l’eredità dello zio Giorgio
La Spring/Summer 2026 firmata da Silvana Armani che ha raccolto l’eredità dello zio Giorgio
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Il debutto di Silvana Armani alla guida della collezione Armani Privé Primavera/Estate 2026 segna un momento di svolta per una delle maison più importanti del mondo. Presentata a Parigi il 27 gennaio, la collezione “Jade” rappresenta la prima prova dell’Alta Moda orfana di Giorgio Armani, scomparso il 4 settembre 2025.
Silvana, nipote dello stilista e sua collaboratrice strettissima per oltre quarant’anni, ha raccolto una sfida complessa: onorare un brand leggendario e, allo stesso tempo, imprimervi un segno personale.
Il risultato è una collezione di circa sessanta uscite che colpisce soprattutto per la leggerezza che riesce a trasmettere. «Il mio proposito è stato quello di cercare di rendere tutto più fluido, di creare abiti realmente indossabili e non pensati per restare in una teca», ha dichiarato la designer. Questa filosofia si traduce soprattutto in una destrutturazione delle giacche, che vengono svuotate delle strutture più rigide e impreziosite da cristalli Swarovski, tanto cari anche a Giorgio Armani. Si abbinano a pantaloni morbidi e fluidi, con una predilezione per linee verticali e rilassate. La palette cromatica ruota attorno al verde giada, declinato in toni lattiginosi e trasparenti.
Accanto, il rosa cipria e il bianco amplificano la sensazione di delicatezza, mentre il nero disegna i contorni delle silhouette. Anche la scelta dei materiali rafforza questa impressione: satin, seta, organza e chiffon accompagnano il movimento del corpo e compongono camicie che sembrano impalpabili. Questi tessuti emergono anche negli accessori, come nelle cravatte “nuvola” ricamate e nei richiami orientaleggianti a pagode e ventagli. È in questi dettagli che emerge lo sguardo di una donna che disegna per le donne, con attenzione ai corpi e al comfort. Un segno netto di discontinuità rispetto al passato è la scelta di eliminare i copricapi, elemento molto amato da Giorgio Armani, che Silvana ha preferito accantonare per restituire un’estetica più pulita ed essenziale. Anche l’hairstyling segue questa linea.
Capelli raccolti in piccoli chignon o morbide code di cavallo, pensati per valorizzare la delicatezza dei colori e delle linee. La collezione concede ampio spazio anche al daywear di lusso, riflettendo la predilezione personale della designer per i pantaloni rispetto alle gonne. Una scelta che segna una distanza rispetto al fondatore, che nella couture privilegiava l’abito. Il legame con il passato è culminato nel finale della sfilata con l’abito da sposa, indossato da Agnese Zogla, modella prediletta di Giorgio Armani. Si tratta di un modello ricamato, uno degli ultimi disegnati dallo stilista per la stagione precedente e rimasto fino a quel momento inedito.
Silvana lo ha recuperato e riadattato, rendendolo sia tributo che passaggio di testimone verso il futuro del brand. In questo gesto si legge il rispetto per una “palestra” durata quarantacinque anni accanto allo zio, ma anche la consapevolezza di una designer che in quel tempo ha costruito una propria identità. «All’inizio ero nel panico, perché di Armani ce n’è uno solo. Poi mi sono detta: conosci il suo metodo e il suo pensiero, vai e fai il tuo», ha raccontato in un’intervista. Silvana Armani ha così firmato una visione coerente con quella dello zio, ma capace di aprire una nuova fase. Un’Alta Moda guidata da uno sguardo femminile e consapevole.