C'è un po' di Piacenza fra i progenitori dei giornaletti italiani
Dietro alle pubblicazioni per i giovanissimi spuntano la storia del fumetto e quella di oltre un secolo d'Italia
Alessandro Sisti
|1 ora fa

Il Corriere dei Piccoli
Qualche mese fa il “Corriere della Sera” ha compiuto i suoi primi centocinquant’anni, traguardo di rilievo per la longevità e ancor più per il ruolo che come strumento d’informazione il quotidiano milanese ha rivestito nella vita del nostro Paese. Un ruolo condiviso dal suo più importante supplemento illustrato e ovviamente non parlo dei numerosi settimanali e mensili giornalistici che in un secolo e mezzo hanno accompagnato il “CorSera”, bensì del “Corriere dei Piccoli”. La sua vicenda editoriale s’intreccia a quella dei principali eroi e autori del fumetto, per cui spesso mi sono trovato a ricordarlo in questa pagina, poiché il “Corrierino” è stato il primo a proporre i comics in Italia, gradualmente e con qualche esitazione, ma fino a sdoganarli. Eppure la sua importanza non si limita ai fumetti, infatti all’epoca l’intento era di realizzare una pubblicazione che divertisse e al contempo istruisse, favorendo l’alfabetizzazione dei giovanissimi in una nazione quasi altrettanto giovane. Volontà comune ad altre testate, perché l’alba dei giornaletti italiani è ancora precedente. Risale addirittura al 1834 e al fiorentino “Giornale dei Fanciulli”, chiuso quasi subito poiché per quanto il suo scopo dichiarato fosse d’offrire – cito – “educazione e lezioni morali”, per le autorità del Granducato di Toscana le idee degli autori e fondatori Pietro Thouar, Giuseppe Bayer ed Enrico Mayer erano un tantino troppo liberali. Oggi i bambini leggono certi giornalini e domani fanno su un Risorgimento, meglio prevenire che reprimere, sennonché non ha funzionato. Gli si potrebbe accostare “Il Pupazzetto”, rivista d’illustrazioni umoristiche e caricature aperta a Roma nel 1886 dal giornalista e disegnatore genovese Luigi Vassallo, detto “Gandolin” – che dieci anni dopo diverrà direttore de “Il Secolo XIX” – insieme a Yambo, alias di Enrico de’ Conti Novelli da Bertinoro (nientemeno), scrittore di libri per ragazzi e in seguito fumettista. Per la popolarità de “Il Pupazzetto” i disegnatori di fumetti sono stati a lungo chiamati “pupazzettari”, sennonché l’albo romano si rivolgeva agli adulti e bisogna attendere il 1906 affinché Luigi Bertelli dia alle stampe per l’editore Bemporad di Firenze “Il giornalino della Domenica”.

Bertelli, autore del diario di Gian Burrasca con lo pseudonimo di Vamba, crea la formula del settimanale per ragazzi con fiabe, poesie e racconti alternati a brevi rubriche di curiosità scientifiche e a moltissime illustrazioni. Solo saltuariamente qualche fumetto, in cambio per “Il giornalino della Domenica” disegnano artisti del calibro di Filiberto Scarpelli, Ugo Finozzi e Marcello Dudovich, maestro della cartellonistica pubblicitaria, e poi Antonio Rubino, fra i più significativi interpreti del Liberty, nonché l’attore, drammaturgo e fumettista Sergio Tofano, che per il “Corriere dei Piccoli” darà vita al Signor Bonaventura. I testi sono di firme come Edmondo De Amicis ed Emilio Salgari, Ada Negri, Grazia Deledda e Luigi Capuana, con storie ambientate in regioni diverse per unificare nel sentimento dei piccoli lettori un’Italia dove Torino dista da Cagliari più di Pechino, con patriottismo a carrettate e altrettanto odio verso gli ex dominatori austriaci.
La stagione del giornalino di Vamba si chiude nel 1927, mentre invece prosegue quella del “Corriere dei Piccoli”, nato nel 1908 da un’idea di Paola Lombroso, figlia del padre della criminologia, l’antropologo Cesare. Giornalista e pedagogista impegnata nei riformatori, la Lombroso lo concepisce come mezzo per migliorare le condizioni dei bimbi dei ceti inferiori e lo presenta inutilmente al quotidiano più diffuso del tempo, “Il Secolo”. Ad acquistare il progetto è il “Corriere”, che lo snatura indirizzandolo ai rampolli dei propri lettori della borghesia e a dirigerlo non chiama lei – donna e di sospette simpatie socialiste – ma Silvio Spaventa Filippi, già in forza alla testata madre, riservando a Paola Lombroso solo un posto in redazione. Decisioni poco illuminate socialmente; non dal punto di vista imprenditoriale e il “Corriere dei Piccoli” ha un riscontro formidabile. Lascia perdere i toni patriottici del concorrente fiorentino e si dedica all’intrattenimento educativo, fra scienza spicciola e aneddoti assortiti, e al puro svago. I fumetti con i balloon non sono ancora ben visti, quindi inventa le vignette corredate dalle didascalie in rima per pubblicare i comics d’oltreoceano, dai pestiferi Katzenjammer Kids ribattezzati Bibì e Bibò ad Arcibaldo e Petronilla, dei quali ho detto in altre Officine, lanciando subito i propri protagonisti come Quadratino, il bambino dalla testa quadrata di Rubino, Bilbolbul di Attilio Mussino, ispirato dall’italica avventura coloniale, oppure il soldatino Marmittone di Bruno Angoletta, parodia del militare di bassa forza tartassato il cui nome entra a far parte del vocabolario quotidiano. Dai primi del XX secolo il “Corrierino” non smette d’adeguarsi ai tempi dando spazio ai maggiori fumettisti che via via emergono sulla scena nazionale, da Grazia Nidasio a Leo Cimpellin, Hugo Pratt, Jacovitti, Sergio Toppi, Giorgio Cavazzano o allo sceneggiatore Carlo Chendi con il disegnatore Luciano Bottaro, importando inoltre serie straniere come (una per tutte) “I Puffi”. Alla scrittura nomi di pregio quali Dino Buzzati, Gianni Rodari e il romanziere e sceneggiatore Mino Milani, che accompagnano i giovani lettori attraverso momenti di cambiamento sociale, dal secondo dopoguerra al ’68. Finché, a 87 anni dalla prima uscita, la saga del “Corriere dei Piccoli” termina con l’ultima tiratura nazionale nel 1995.
La stagione del giornalino di Vamba si chiude nel 1927, mentre invece prosegue quella del “Corriere dei Piccoli”, nato nel 1908 da un’idea di Paola Lombroso, figlia del padre della criminologia, l’antropologo Cesare. Giornalista e pedagogista impegnata nei riformatori, la Lombroso lo concepisce come mezzo per migliorare le condizioni dei bimbi dei ceti inferiori e lo presenta inutilmente al quotidiano più diffuso del tempo, “Il Secolo”. Ad acquistare il progetto è il “Corriere”, che lo snatura indirizzandolo ai rampolli dei propri lettori della borghesia e a dirigerlo non chiama lei – donna e di sospette simpatie socialiste – ma Silvio Spaventa Filippi, già in forza alla testata madre, riservando a Paola Lombroso solo un posto in redazione. Decisioni poco illuminate socialmente; non dal punto di vista imprenditoriale e il “Corriere dei Piccoli” ha un riscontro formidabile. Lascia perdere i toni patriottici del concorrente fiorentino e si dedica all’intrattenimento educativo, fra scienza spicciola e aneddoti assortiti, e al puro svago. I fumetti con i balloon non sono ancora ben visti, quindi inventa le vignette corredate dalle didascalie in rima per pubblicare i comics d’oltreoceano, dai pestiferi Katzenjammer Kids ribattezzati Bibì e Bibò ad Arcibaldo e Petronilla, dei quali ho detto in altre Officine, lanciando subito i propri protagonisti come Quadratino, il bambino dalla testa quadrata di Rubino, Bilbolbul di Attilio Mussino, ispirato dall’italica avventura coloniale, oppure il soldatino Marmittone di Bruno Angoletta, parodia del militare di bassa forza tartassato il cui nome entra a far parte del vocabolario quotidiano. Dai primi del XX secolo il “Corrierino” non smette d’adeguarsi ai tempi dando spazio ai maggiori fumettisti che via via emergono sulla scena nazionale, da Grazia Nidasio a Leo Cimpellin, Hugo Pratt, Jacovitti, Sergio Toppi, Giorgio Cavazzano o allo sceneggiatore Carlo Chendi con il disegnatore Luciano Bottaro, importando inoltre serie straniere come (una per tutte) “I Puffi”. Alla scrittura nomi di pregio quali Dino Buzzati, Gianni Rodari e il romanziere e sceneggiatore Mino Milani, che accompagnano i giovani lettori attraverso momenti di cambiamento sociale, dal secondo dopoguerra al ’68. Finché, a 87 anni dalla prima uscita, la saga del “Corriere dei Piccoli” termina con l’ultima tiratura nazionale nel 1995.

Più duratura – a oggi ben 102 anni – è quella dell’ultimo nato della famiglia, “Il Giornalino” delle Edizioni Paoline, ideato nel 1924 da padre Giacomo Alberione. L’impostazione è quella della rivista-contenitore con una varietà di contenuti, ripresa dall’ormai affermato “Corriere dei Piccoli” e come quello si propone di divertire, formare e informare, ma il taglio è saldamente cattolico e la testata si vende sia nelle edicole sia nelle parrocchie. Scelta oculata, che definisce l’identità della pubblicazione e favorisce il senso d’appartenenza nella comunità dei lettori, tuttavia non basterebbe senza l’alta qualità dei fumetti. Negli anni “Il Giornalino” la affida tanto ai successi internazionali come Lucky Luke di Morris o Asterix di Goscinny e Uderzo e ai personaggi dei disegni animati di Hanna & Barbera, quanto ai protagonisti degli autori italiani, da Pinky di Massimo Mattioli al Commissario Spada di Gianni De Luca, il quale realizza anche molte delle riduzioni a fumetti di classici letterari che divengono un cavallo di battaglia della testata, in una libreria che va da Victor Hugo a Rabelais e a Mark Twain. Fra i pionieri di Firenze e Milano c’è posto per la nostra città, dove a metà dell’Ottocento esce “Il Giovedì”, diretto da Luigi Galli e pubblicato dalla Tipografia Antonio Del Maino. Il titolo di testata ha una sua logica, perché all’epoca le scuole primarie del regno concedevano due giorni di riposo settimanale: la domenica canonica (anche in senso religioso) e appunto il giovedì, per consentire ai figli delle classi lavoratrici di dare una mano in casa e nei campi. L’appuntamento in edicola dei piccoli piacentini con “Il Giovedì” dura soltanto diciannove numeri, dal 2 novembre 1848 al 15 marzo 1849, e io purtroppo non ne ho mai visto neanche uno, ma da addetto ai lavori mi fa piacere pensare che anche in questo Piacenza è stata una Primogenita. Spero pure a voi.


