Barbara Belzini a “Lo Specchio”: cinema, formazione e cultura come pratica quotidiana
Matteo Prati
|1 giorno fa

Ospite della trasmissione «Lo Specchio» su Telelibertà, Barbara Belzini ha dialogato con Nicoletta Bracchi di cinema e formazione, raccontando una professione costruita nel tempo tra critica, giornalismo e impegno attivo nella progettazione e nella diffusione culturale. Un confronto vivo, che ha intrecciato festival, scuole e laboratori, restituendo l’immagine di un lavoro in continuo movimento, fatto di sguardo, relazione e restituzione. «Fare l’operatrice culturale – spiega Belzini, critica cinematografica del quotidiano Libertà - significa cercare le notizie, attraversarle e poi restituirle. Vuol dire andare ai festival, parlare con i lavoratori del cinema, ma anche lavorare con i bambini, con gli adolescenti, con gli studenti delle superiori.
Sono percorsi molto diversi tra loro, ma comunicanti». Un ruolo costruito nel tempo anche grazie all’esperienza giornalistica: «Scrivere su Libertà mi ha permesso di farmi un nome, di entrare in contatto con realtà ed eventi, di parlare alle persone di letteratura e di cinema. È una parte importante della mia identità professionale». Al centro dell’incontro anche il libro «Onora la madre», un progetto editoriale coraggioso di cui ha curato l’edizione: «È un volume che racconta tante facce della maternità, anche quelle più scomode. Non volevo un’idea idealizzata: essere madri significa anche sbagliare. È una curatela che raccoglie voci diverse, tra cui Chiara Bersani e Stella Poli, e che prova a parlare di una maternità anticonvenzionale, non sempre rassicurante».
La passione per il racconto nasce presto: «Da bambina ritagliavo i Topolino e mi costruivo un mio giornale». Oggi quella curiosità si traduce nel lavoro con le scuole, dall’alfabetizzazione audiovisiva alle medie all’uso consapevole degli strumenti quotidiani. Centrale resta il rapporto con lo sguardo critico, maturato già negli anni del Liceo: «La lettura dell’immagine aiuta a capire il presente. Il cinema è un linguaggio potentissimo, capace di stimolare pensiero e consapevolezza».
«Cinema e comunità: il racconto di Barbara Belzini tra suggestioni, festival e grandi maestri»
Nel suo racconto non mancano i ricordi legati agli incontri. Tra questi, quello con Marco Bellocchio, conosciuto nel 1998 durante un’esperienza formativa: «Ricordo ancora l’emozione. È una persona di grande generosità e apertura mentale. Le sue idee sono freschissime, riesce ancora oggi, in età matura, a raccontare il suo mondo in modo straordinario. Lo rivedo ogni anno al Bobbio Film Festival, insieme ad attori e registi di primo piano. Il festival di Bobbio meriterebbe ancora più visibilità: è un vero polo formativo che porta persone da tutta Italia. Dimostra come un piccolo borgo possa diventare una cittadella del cinema capace di attrarre energie, idee e talenti». In questo senso, anche la narrazione del cinema sulle pagine di Libertà contribuisce a restituire «una forza collettiva straordinaria», un lavoro corale che tiene in piedi «un castello» culturale grazie anche all’impegno di figure come Paola Pedrazzini.
Alla domanda sul cinema del cuore, Belzini non ha esitazioni: «Il film che porto sempre con me è C’era una volta in America». Il messaggio finale è un invito, soprattutto ai più giovani: «Andate ai festival, non solo Cannes o Venezia, ma anche quelli minori. Sperimentate, andate oltre: educare spettatori consapevoli è una delle sfide decisive». Su Piacenza osserva: «È una città ricchissima di eventi, ma le cose interessanti vanno cercate». Un impegno che prosegue anche in televisione con «Scarpette Rosse», il format di Telelibertà del mercoledì. Tutte le puntate dello «Specchio» sono disponibili on demand sul sito di Libertà.

