Da “fallimento”a classico: storia dell’eredità immortale di “Cime Tempestose”
A distanza di quasi 200 anni, l’immensa opera di Emily Brontë è ancora attuale
Fabrizia Malgieri
|2 ore fa

Adattamento di “Cime Tempestose” del 1992 con Ralph Fiennes e Juliette Binoche - © Libertà/Fabrizia Malgieri
È considerato uno dei primi romanzi gotici della storia, sebbene ruoti attorno ad una romance piuttosto travagliata e passionale. Ha ispirato numerosi adattamenti cinematografici - non ultimo quello firmato dalla regista Emerald Fennell, attualmente nelle sale – ma anche diversi brani musicali, a partire da “Wuthering Heights” di Kate Bush, una hit di successo sul finire degli anni Settanta. “Cime Tempestose” di Emily Brontë è uno dei romanzi più amati e più letti dal pubblico, un’opera di formazione che affronta tematiche ancora oggi straordinariamente contemporanee - e senza dubbio all’avanguardia per l’epoca in cui venne pubblicato, nel 1847. Nonostante il successo che continua a riscuotere a distanza di quasi 200 anni, “Cime Tempestose” non fu particolarmente apprezzato al momento della sua prima pubblicazione: le recensioni del tempo furono piuttosto ingenerose, a partire dall’Examiner che nel gennaio 1848 scriveva «...è uno strano libro. Ci sono segni di un grande potere di scrittura, ma nell’insieme è violento, confuso, incoerente e improbabile». In particolare, ciò che sconvolse i critici vittoriani rispetto a “Cime Tempestose” furono soprattutto la sua violenza, i personaggi passionali e la trama amorale che fa da impianto all’intero romanzo. Tuttavia, anche se alcuni recensori ne ammirarono la creatività, altri lo detestarono apertamente: il Graham’s Lady Magazine scrisse, infatti, «come un essere umano abbia potuto cimentarsi in un libro come questo senza suicidarsi prima di aver terminato una dozzina di capitoli, è un mistero. È un miscuglio di volgare depravazione e orrori innaturali».
A suscitare, però, pareri negativi è soprattutto la sua struttura, da molti critici definita “a matrioska”: questo perché l’opera manca di un narratore onnisciente - un “collante” necessario per dare oggettività ai fatti raccontati, quanto meno per il tempo - ma il suo sviluppo si dipana attraverso diversi narratori, i quali riportano la propria versione della storia a partire dalla governante Nellie, che spesso viene identificata come un “narratore inaffidabile”. La mancanza di oggettività conferisce all’opera una patina ancora più oscura e misteriosa, ma che di fatto rappresenta anche uno dei suoi magnifici punti di forza e di immensa originalità. Non tutti sanno che “Cime Tempestose” è stato l’unico e solo romanzo di Emily Brontë: sorella d’arte di altre due autrici fondamentali come Anne (“La signora di Wildfell Hall”, considerato uno dei primi romanzi femministi) e Charlotte Brontë (“Jane Eyre”), la scrittrice morì di tubercolosi molto giovane poco dopo la pubblicazione dell’opera - anzi, visse malamente le critiche ricevute nelle diverse recensioni al punto da ritenerlo, si dice, un totale fallimento. Il libro non venne inizialmente pubblicato con il suo vero nome: proprio come le sorelle Anne e Charlotte, anche Emily adottò uno pseudonimo maschile (Ellis Bell) e uscì in tre volumi, accompagnato da “Agnes Gray”, altro romanzo della sorella Anna (qui firmata anch’essa con lo pseudonimo Acton Bell). La storia racconta, inoltre, che i due romanzi vennero inizialmente respinti dagli editori, e le due sorelle pagarono una cifra particolarmente alta (50 pound) affinché potesse trovare una casa editrice che si convincesse a pubblicarli. Non esiste un manoscritto originale di “Cime Tempestose”: la natura molto riservata di Emily, di cui non sono mai state trovate corrispondenze (neanche con le sorelle) o altri documenti redatti di suo pugno, ha impedito agli storici e agli studiosi della sua opera prima di comprendere fino in fondo la sua personalità - se non, appunto, leggendo il suo unico e solo romanzo. A dare un contorno su quella che è la natura inafferrabile e impenetrabile di Emily è la sorella Charlotte quando nel 1850 pubblicò un’edizione revisionata di “Cime Tempestose” e “Agnes Grey”. Oltre a rimuovere errori di battitura e a modificare il dialetto dello Yorkshire per renderlo più comprensibile, Charlotte scrisse una prefazione in cui rivelò al mondo che tutte e tre erano scrittrici nascoste dietro pseudonimi maschili. Affrontò anche alcune delle critiche mosse a Emily, a partire dalla natura selvaggia del romanzo, che la stessa Charlotte attribuì e giustificò come risultato dell’educazione rurale di Emily nello Yorkshire, dipingendola come una “bambina delle brughiere” - un aspetto, quest’ultimo, che contribuì a creare e alimentare diversi miti su Emily che persistono ancora oggi. Di certo, ciò che si evince dalle sue pagine è una personalità molto complessa: nonostante si abbia la tendenza a ritenere “Cime Tempestose” una storia d’amore - in effetti, è stata persino votata come la più grande storia d’amore di tutti i tempi nel lontano 2007 - il libro, come si diceva in apertura, vanta maggiori punti di contatto con il genere gotico.
A suscitare, però, pareri negativi è soprattutto la sua struttura, da molti critici definita “a matrioska”: questo perché l’opera manca di un narratore onnisciente - un “collante” necessario per dare oggettività ai fatti raccontati, quanto meno per il tempo - ma il suo sviluppo si dipana attraverso diversi narratori, i quali riportano la propria versione della storia a partire dalla governante Nellie, che spesso viene identificata come un “narratore inaffidabile”. La mancanza di oggettività conferisce all’opera una patina ancora più oscura e misteriosa, ma che di fatto rappresenta anche uno dei suoi magnifici punti di forza e di immensa originalità. Non tutti sanno che “Cime Tempestose” è stato l’unico e solo romanzo di Emily Brontë: sorella d’arte di altre due autrici fondamentali come Anne (“La signora di Wildfell Hall”, considerato uno dei primi romanzi femministi) e Charlotte Brontë (“Jane Eyre”), la scrittrice morì di tubercolosi molto giovane poco dopo la pubblicazione dell’opera - anzi, visse malamente le critiche ricevute nelle diverse recensioni al punto da ritenerlo, si dice, un totale fallimento. Il libro non venne inizialmente pubblicato con il suo vero nome: proprio come le sorelle Anne e Charlotte, anche Emily adottò uno pseudonimo maschile (Ellis Bell) e uscì in tre volumi, accompagnato da “Agnes Gray”, altro romanzo della sorella Anna (qui firmata anch’essa con lo pseudonimo Acton Bell). La storia racconta, inoltre, che i due romanzi vennero inizialmente respinti dagli editori, e le due sorelle pagarono una cifra particolarmente alta (50 pound) affinché potesse trovare una casa editrice che si convincesse a pubblicarli. Non esiste un manoscritto originale di “Cime Tempestose”: la natura molto riservata di Emily, di cui non sono mai state trovate corrispondenze (neanche con le sorelle) o altri documenti redatti di suo pugno, ha impedito agli storici e agli studiosi della sua opera prima di comprendere fino in fondo la sua personalità - se non, appunto, leggendo il suo unico e solo romanzo. A dare un contorno su quella che è la natura inafferrabile e impenetrabile di Emily è la sorella Charlotte quando nel 1850 pubblicò un’edizione revisionata di “Cime Tempestose” e “Agnes Grey”. Oltre a rimuovere errori di battitura e a modificare il dialetto dello Yorkshire per renderlo più comprensibile, Charlotte scrisse una prefazione in cui rivelò al mondo che tutte e tre erano scrittrici nascoste dietro pseudonimi maschili. Affrontò anche alcune delle critiche mosse a Emily, a partire dalla natura selvaggia del romanzo, che la stessa Charlotte attribuì e giustificò come risultato dell’educazione rurale di Emily nello Yorkshire, dipingendola come una “bambina delle brughiere” - un aspetto, quest’ultimo, che contribuì a creare e alimentare diversi miti su Emily che persistono ancora oggi. Di certo, ciò che si evince dalle sue pagine è una personalità molto complessa: nonostante si abbia la tendenza a ritenere “Cime Tempestose” una storia d’amore - in effetti, è stata persino votata come la più grande storia d’amore di tutti i tempi nel lontano 2007 - il libro, come si diceva in apertura, vanta maggiori punti di contatto con il genere gotico.

Oltre all’originale scelta narrativa di affidare il racconto delle vicende a più narratori disperdendo e confondendo il lettore, l’opera è intrisa di momenti “soprannaturali”, profondamente oscuri, che rimandano a quel tipo di immaginario. Ad esempio, il libro si apre con l’arrivo del ricco Mr. Lockwood (uno dei narratori) presso la fattoria di Wuthering Heights nella brughiera inglese, dove affitta una casa nei pressi di proprietà dello stesso Heatcliff, oramai anziano. Lockwood sostiene di aver intravisto dalla finestra la stessa Cathy al di fuori della sua vecchia stanza a Wuthering Heights, la quale lo supplicava di farla entrare. Impressionato dalla visione, il giovane alto-borghese racconta tutto al proprietario il quale, oltre a credere alle sue parole, quando sarà in fin di vita, aprirà le finestre della sua stanza affinché possa ricongiungersi alla sua amata. Questa scena, tra l’altro, ha ispirato lo stesso ritornello del brano di Kate Bush, “Wuthering Heights”, che recita: «Heathcliff, it’s me, I’m Cathy. I’ve come home, I’m so cold. Let me in your window». C’è un altro elemento ancora più inquietante: quando Cathy muore nella seconda metà del libro, Heatcliff rompe un lato della sua bara in modo che, quando morirà, potranno essere seppelliti e decomporsi insieme. A proposito di Wuthering Heights, la dimora che dà nome al libro e che funge da fulcro catalizzatore dell’intera vicenda, pare che sia un luogo reale: si dice, infatti, che per la casa colonica di “Cime Tempestose” Emily Brontë si sia ispirata a un luogo reale chiamato Top Withens, vicino a Haworth nel West Yorkshire. Sebbene Top Withens sia oggi in rovina, ai tempi di Emily era una fattoria funzionante. Originariamente chiamata “Top of th’Withens”, si trova su una collina isolata e spazzata dal vento che domina la valle. Sebbene alcuni dettagli architettonici di “Cime Tempestose” siano più vicini alla vicina High Sunderland Hall, Top Withens è considerata l’ispirazione per la casa del libro - e oggi, ovviamente, è una nota meta turistica. A distanza di quasi due secoli dalla sua pubblicazione, “Cime Tempestose” continua a inquietare, affascinare e dividere, proprio come accadde ai suoi primi lettori vittoriani.

È un romanzo che sfugge alle etichette: storia d’amore e insieme racconto di ossessione, opera gotica intrisa di elementi soprannaturali e al tempo stesso potente indagine sull’animo umano, sulle sue zone d’ombra e sui sentimenti portati all’estremo. Forse è proprio questa sua natura selvaggia e indomabile – specchio delle brughiere dello Yorkshire e della personalità enigmatica della sua autrice – ad averne decretato l’immortalità. Emily Brontë, con il suo unico romanzo, ha consegnato alla letteratura un’opera irripetibile, capace di parlare ancora al presente e di dimostrare che i grandi classici non smettono mai di interrogare, turbare e incantare chi li legge.
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