Feed It, l'orrore di una relazione tossica
Nel nuovo videogioco horror realizzato dal team italiano Games On A Chair
Francesco Toniolo
|1 ora fa

Feed It
Il 17 agosto è stato pubblicato Feed It, un videogioco horror realizzato dal team italiano Games On A Chair, acquistabile per computer (tramite piattaforma Steam) a 6 euro. La presentazione di Feed It è di immediato impatto e volutamente disturbante, per segnalare fin da subito che non è un videogioco rassicurante. Scelta comprensibile, considerando che parla di relazioni tossiche e violenza domestica. Argomenti delicati, sensibili, di grande attualità, che per anni sono rimasti confinati al margine del medium videoludico, forse seguendo l’idea che un videogioco dovesse “solo intrattenere”, senza poter dire nulla di serio.
In Feed It giochiamo nei panni di una donna che vive con un mostro. In senso letterale. Sul divano di casa c’è questo gigantesco e mostruoso maiale in canottiera, che ci obbliga a portargli da mangiare mentre guarda il televisore. L’aspetto della creatura è reso ancor più interessante dalla scelta estetica del team, che ha voluto riproporre uno stile visivo simile a quello della prima PlayStation degli anni ’90. Esiste per inciso un ampio filone di videogiochi che richiamano visivamente a quel periodo, talvolta definiti “analog horror”, che utilizzano poligoni sgranati e immagini di bassa qualità per suscitare sensazioni disturbanti. Tornando a Feed It, nutrire il mostro significa far digiunare la nostra protagonista, che ben presto si ritroverà senza forze, ma sottrarre il cibo del maiale lo farà infuriare. A quel punto, il gameplay cambia e ci troviamo a scappare dalla bestia, per non essere divorati, in una casa che si trasforma davanti ai nostri occhi. Questo schema si ripeterà lungo i tre atti che compongono il gioco, ciascuno dei quali è ambientato in un contesto differente, segnato da una temporalità impossibile da decifrare. La protagonista stessa sembra differente, nelle varie parti del gioco, lo si capisce quando si osserva il suo riflesso nello specchio del bagno, che peraltro è l’unico luogo della casa in cui è possibile avere un momento di pace. Il cambiamento del suo aspetto fisico può sottolineare l’universalità di questo racconto o essere un modo per sottolineare ulteriormente il senso di straniamento, in cui si finisce per non riconoscere più nemmeno sé stessi.
In Feed It giochiamo nei panni di una donna che vive con un mostro. In senso letterale. Sul divano di casa c’è questo gigantesco e mostruoso maiale in canottiera, che ci obbliga a portargli da mangiare mentre guarda il televisore. L’aspetto della creatura è reso ancor più interessante dalla scelta estetica del team, che ha voluto riproporre uno stile visivo simile a quello della prima PlayStation degli anni ’90. Esiste per inciso un ampio filone di videogiochi che richiamano visivamente a quel periodo, talvolta definiti “analog horror”, che utilizzano poligoni sgranati e immagini di bassa qualità per suscitare sensazioni disturbanti. Tornando a Feed It, nutrire il mostro significa far digiunare la nostra protagonista, che ben presto si ritroverà senza forze, ma sottrarre il cibo del maiale lo farà infuriare. A quel punto, il gameplay cambia e ci troviamo a scappare dalla bestia, per non essere divorati, in una casa che si trasforma davanti ai nostri occhi. Questo schema si ripeterà lungo i tre atti che compongono il gioco, ciascuno dei quali è ambientato in un contesto differente, segnato da una temporalità impossibile da decifrare. La protagonista stessa sembra differente, nelle varie parti del gioco, lo si capisce quando si osserva il suo riflesso nello specchio del bagno, che peraltro è l’unico luogo della casa in cui è possibile avere un momento di pace. Il cambiamento del suo aspetto fisico può sottolineare l’universalità di questo racconto o essere un modo per sottolineare ulteriormente il senso di straniamento, in cui si finisce per non riconoscere più nemmeno sé stessi.

Il cronotopo incerto di Feed It è voluto, per rimarcare ulteriormente lo straniamento provocato da una relazione tossica. La casa – luogo noto e sicuro per eccellenza – si trasforma in un spazio ostile, oltre che irriconoscibile, un labirinto in cui è facilissimo perdersi. E il fluire del tempo si perde e si confonde. In questo, Feed It recupera altre esperienze videoludiche similari, come Curtain (2014), videogioco parzialmente autobiografico di Llaura McGee, che parla della relazione tossica tra due donne. Curtain è pensato con un particolarissimo stile visivo, volutamente nauseante, in cui gli oggetti domestici diventano irriconoscibili. Un altro videogioco sulla stessa linea è Last Call (2022) di Nina Freeman e Jake Jefferies, altra esperienza autobiografica, in un appartamento pieno di scatoloni per un trasloco imminente. La caratteristica più curiosa di Last Call è il coinvolgimento attivo del giocatore, a cui chiede di usare il microfono del computer per pronunciare diverse frasi. Sono esempi con un approccio più “artistico”, mentre Feed It è più facile da approcciare anche solo come esperienza videoludica, come horror con il mostro inseguitore, a prescindere dal tema.
THE OLD FLESH OF NUGARA
Gli sviluppatori di Studio Ortica, piccolo team indipendente italiano, sono ormai una garanzia. L’estate scorsa hanno esordito con l’ottimo Loan Shark, un horror in cui per ripagare un debito si stringe un patto con oscure potenze oceaniche. Poi è stato il turno di Birds Watching, pubblicato a marzo 2026, un postapocalittico in cui l’ultimo umano al mondo passa le giornate a osservare gli uccelli, fin quando scopre che la sua esistenza è minacciata e che dovrà chiedere aiuto proprio ai volatili. Due brevi ma ottimi videogiochi che possono essere approcciati con differenti livelli di lettura, da quello più immediato (come esperienze orrorifiche e spaventose) alle letture simboliche, scoprendo quanto questi titoli hanno da dire sul cambiamento climatico, la politica, il fiabesco e molto altro ancora. Come ulteriore aggiunta, sia Loan Shark sia Birds Watching sono ambientati in Italia. Nel primo dei due questa scelta territoriale è meno evidente, ma con un po’ di attenzione ci si rende conto che la barca del protagonista si trova nel Mediterraneo, al largo delle coste italiane. La storia di Birds Watching si svolge invece sulla cima di una montagna del Piemonte.
Come si suol dire, squadra che vince non si cambia, per cui anche il terzo videogioco di Studio Ortica è un’ulteriore variazione di questi elementi, guardando questa volta alle tradizioni della Sardegna. The Old Flesh of Nuraga ci porta nella mitica regione di Nuraga, un luogo fantastico ma che condivide tanti elementi con la Sardegna. Giochiamo nei panni di Cinera, una ragazza che sta accompagnando il nonno in un viaggio attraverso il deserto, verso la fiera di un paese lontano. Il toro che traina il loro carro muore però per la fatica, lasciandoli bloccati in mezzo al deserto, nei pressi di antiche e misteriose rovine. Il nonno è anziano e cammina con grande fatica, per cui Cinera si offre di cercare del cibo per entrambi. Tra le sabbie del deserto si trovano delle patate, che è possibile rintracciare con una campana divinatoria (che funziona come se fosse un metal detector). Oltre al cibo, però, emergono un gran numero di reperti misteriosi. Il nonno dice che sono un buon segno, inviato loro dal dio Tor, ma quando Cinera trova un torso umano mummificato i dubbi della ragazza aumentano. A quel punto, dovremo decidere se continuare a dar retta al nonno, col rischio di risvegliare un male antico, o allontanarsi da quel luogo, seguendo una mercante di passaggio. A seconda delle scelte compiute, il gioco ci condurrà a differenti finali.
Gli sviluppatori di Studio Ortica, piccolo team indipendente italiano, sono ormai una garanzia. L’estate scorsa hanno esordito con l’ottimo Loan Shark, un horror in cui per ripagare un debito si stringe un patto con oscure potenze oceaniche. Poi è stato il turno di Birds Watching, pubblicato a marzo 2026, un postapocalittico in cui l’ultimo umano al mondo passa le giornate a osservare gli uccelli, fin quando scopre che la sua esistenza è minacciata e che dovrà chiedere aiuto proprio ai volatili. Due brevi ma ottimi videogiochi che possono essere approcciati con differenti livelli di lettura, da quello più immediato (come esperienze orrorifiche e spaventose) alle letture simboliche, scoprendo quanto questi titoli hanno da dire sul cambiamento climatico, la politica, il fiabesco e molto altro ancora. Come ulteriore aggiunta, sia Loan Shark sia Birds Watching sono ambientati in Italia. Nel primo dei due questa scelta territoriale è meno evidente, ma con un po’ di attenzione ci si rende conto che la barca del protagonista si trova nel Mediterraneo, al largo delle coste italiane. La storia di Birds Watching si svolge invece sulla cima di una montagna del Piemonte.
Come si suol dire, squadra che vince non si cambia, per cui anche il terzo videogioco di Studio Ortica è un’ulteriore variazione di questi elementi, guardando questa volta alle tradizioni della Sardegna. The Old Flesh of Nuraga ci porta nella mitica regione di Nuraga, un luogo fantastico ma che condivide tanti elementi con la Sardegna. Giochiamo nei panni di Cinera, una ragazza che sta accompagnando il nonno in un viaggio attraverso il deserto, verso la fiera di un paese lontano. Il toro che traina il loro carro muore però per la fatica, lasciandoli bloccati in mezzo al deserto, nei pressi di antiche e misteriose rovine. Il nonno è anziano e cammina con grande fatica, per cui Cinera si offre di cercare del cibo per entrambi. Tra le sabbie del deserto si trovano delle patate, che è possibile rintracciare con una campana divinatoria (che funziona come se fosse un metal detector). Oltre al cibo, però, emergono un gran numero di reperti misteriosi. Il nonno dice che sono un buon segno, inviato loro dal dio Tor, ma quando Cinera trova un torso umano mummificato i dubbi della ragazza aumentano. A quel punto, dovremo decidere se continuare a dar retta al nonno, col rischio di risvegliare un male antico, o allontanarsi da quel luogo, seguendo una mercante di passaggio. A seconda delle scelte compiute, il gioco ci condurrà a differenti finali.

Come accennato, ci sono diversi livelli con cui leggere The Old Flesh of Nuraga. Il primo è quello di considerarlo un semplice videogioco dell’orrore, in cui ci confrontiamo con oscure e ancestrali forze del cosmo. Il secondo livello è quello del videogioco legato al territorio e alla mitologia locale. Per inciso, non è il primo videogioco italiano a parlare delle tradizioni sarde. Possiamo ricordare, tra i predecessori, perlomeno Saturnalia (2023) di Santa Ragione e Idili (2024) di Megalith Interactive Studios. Mentre questi due sono ambientati in Sardegna (in località reali o molto simili alle effettive controparti), The Old Flesh of Nuraga ci porta in un altro mondo, che tuttavia ha molto in comune con la mitologia nuragica. Il culto del toro, statue votive che ricordano certi bronzetti nuragici, guerrieri con elmi cornuti, tombe sotterranee simili alle domus de janas e molto altro ancora. Sembra effettivamente di trovarsi in una Sardegna fantasy, in cui il nonno si trova anche a lamentarsi dei “continentali” giunti da lontano.
Un altro livello di lettura è quello più intimo e personale, in cui si può leggere The Old Flesh of Nuraga come un gioco sulla cura degli anziani. Il nonno di Cinera non è più autosufficiente, la sua memoria non è più quella di un tempo, ma non accetta questa sua condizione. Il rapporto tra lui e Cinera è complesso ed è realistico proprio per questo. I due si vogliono bene, ma ciò non toglie le innumerevoli complessità della situazione. Complessità che si complicheranno ulteriormente, senza fare troppi spoiler, man mano che l’avventura prosegue. Da un lato perché il nonno sembra aver mentito su tantissimi aspetti del suo passato, e non solo per la demenza senile. Dall’altro perché le forze oscure riemerse dagli antichi sepolcri renderanno tutto ancor più complesso. The Old Flesh of Nuraga è uscito il 27 agosto ed è giocabile su computer, acquistandolo dalla piattaforma Steam.
Un altro livello di lettura è quello più intimo e personale, in cui si può leggere The Old Flesh of Nuraga come un gioco sulla cura degli anziani. Il nonno di Cinera non è più autosufficiente, la sua memoria non è più quella di un tempo, ma non accetta questa sua condizione. Il rapporto tra lui e Cinera è complesso ed è realistico proprio per questo. I due si vogliono bene, ma ciò non toglie le innumerevoli complessità della situazione. Complessità che si complicheranno ulteriormente, senza fare troppi spoiler, man mano che l’avventura prosegue. Da un lato perché il nonno sembra aver mentito su tantissimi aspetti del suo passato, e non solo per la demenza senile. Dall’altro perché le forze oscure riemerse dagli antichi sepolcri renderanno tutto ancor più complesso. The Old Flesh of Nuraga è uscito il 27 agosto ed è giocabile su computer, acquistandolo dalla piattaforma Steam.

