Hollywood dalla parte dei “matti da slegare”. La voglia di ribellione premiata con 5 Oscar

“Qualcuno volò sul nido del cuculo” di Milos Forman sta per tornare nelle sale in versione restaurata 4K

Barbara Belzini
|1 giorno fa
Jack Nicholson nel manicomio di "Qualcuno volò sul nido del cuculo"
Jack Nicholson nel manicomio di "Qualcuno volò sul nido del cuculo"
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La stagione de “Il cinema ritrovato” ricomincia con uno dei tre titoli nella storia ad aver vinto 5 Oscar in tutte le categorie principali: Miglior Film, Migliore Regia (Miloš Forman), Miglior attrice (Louise Fletcher), Miglior attore (Jack Nicholson), e Migliore sceneggiatura non originale (Gli altri due sono “Accadde una notte” e “Il silenzio degli innocenti”).
“Qualcuno volò sul nido del cuculo”, tratto dall’omonimo romanzo di Ken Kesey del 1962, che lo scrisse dopo aver lavorato come volontario in un ospedale psichiatrico in California, è una pietra miliare della storia del cinema: uscito nel 1975, affronta il tema controverso della gestione dei pazienti negli ospedali psichiatrici, mostrando la crudeltà vigente nella struttura sanitaria che utilizza sistemi come l’elettroshock e la lobotomia.
La storia comincia con l’arrivo in ospedale di un carcerato, Randle Patrick McMurphy, che per uscire di galera ha simulato un disordine mentale: McMurphy mal sopporta le rigide regole della struttura e da subito sfida l’autorità di dottori e infermiere con un comportamento anticonformista, che a tratti spaventa ma soprattutto ispira gli altri pazienti, mentre suscita grande irritazione nell’infermiera Mildred Ratched, custode della routine e suprema manipolatrice delle menti influenzabili dei ricoverati, che per la maggior parte restano confinati volontariamente.
Se all’epoca la critica ha celebrato il film non tanto per la denuncia di angherie e soprusi sulle persone deboli ma per l’anticipazione del lungo periodo di proteste sociali contro il Vietnam, nel tempo la pellicola ha assunto il valore della ribellione all’autorità vessatoria, della forza dell’immaginazione (la partita di baseball commentata davanti al televisore spento), della capacità di cambiamento delle regole e di miglioramento delle condizioni di vita.
«Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini coscienziosi e impegnati possa cambiare il mondo. In realtà è sempre stato l’unico modo per farlo», è una citazione attribuita all’antropologa Margaret Mead, ripresa da Aaron Sorkin nella serie tv “West Wing”, andata in onda nei primi anni del 2000. A pronunciarla è il miglior Presidente degli Stati Uniti di sempre, Josiah “Jed” Bartlet, Premio Nobel per l’economia. McMurphy non è un cittadino coscienzioso e impegnato, ma guarda ai pazienti reclusi con un’umanità profonda, un senso dell’umorismo vitale, e un’idea di giustizia e libertà che diventa ribellione perché viene sempre guardata con sospetto, respinta, frustrata, contenuta, legata. McMurphy guarda, e ascolta, e capisce i suoi compagni in una forma primitiva, istintiva, di psicoanalisi basagliana. Li porta a pescare, li incoraggia a divertirsi, sacrifica la propria libertà per regalare al giovane Billy un momento di intimità con Candy, e restituisce a tutti un senso di dignità, e a qualcuno un’idea di futuro.
“Qualcuno volò sul nido del cuculo” è in programma al Jolly2 di San Nicolò in versione integrale restaurata in 4K il 12 gennaio, alle ore 21, in versione originale sottotitolata; il 13 e 14, alle ore 21, in quella doppiata in italiano. Al cinema Corso di Piacenza, invece, proiezione il 14 gennaio, alle ore 21, in versione originale con sottotitoli in italiano.